FRANNY E ZOOEY – Jerome David Salinger

Franny e Zooey - Jerome David Salinger
Titolo: Franny e Zooey
Autore: J.D. Salinger
Traduttore: R. C. Cerrone, R. Bianchi
Copertina flessibile: 162 pagine
Editore: Einaudi (2010)
Prezzo: 8,50 €

Ve lo dico: secondo me Franny e Zooey di J.D. Salinger è un capolavoro. E, come tutti i capolavori, non è per tutti. È un romanzo profondo e intelligente, ma la trama è quasi inesistente. Non succede nulla. È piuttosto breve e si tratta più che altro del ritratto – estremamente approfondito, come è tipico di Salinger – di questi due fratelli, Franny e Zooey, e poi, indirettamente, del resto della loro famiglia.
Tra i temi citerei incomunicabilità, depressione, lutto, materialismo, religione e spiritualità, società e sistema, ego.

I personaggi di Franny e Zooey sono una cosa meravigliosa, ma del resto Salinger è uno dei migliori nell'indagine dei personaggi. I suoi libri non sono storie, sono personaggi. Neanche al giovane Holden, in fondo, succede granché, ma che personaggio è! E lo stesso si può dire di Franny e Zooey, e della signora Glass, e perfino di Buddy e Seymour che sono fisicamente assenti, eppure si sentono, si vedono, si percepiscono. Anche chi non c'è, in realtà, c'è.
Zooey è un personaggio pazzesco e con milioni di sfumature; terribilmente brusco, restio a mostrare la propria sensibilità ma intelligente, sarcastico, per niente "leggero" ma molto, molto divertente. E c'è un momento in cui guarda solo una porta, e quel solo guardare la porta mi ha commosso, perché Salinger coglie uno di quei sentimenti a cui nessuno fa mai caso, nemmeno chi lo prova. Ma lui lo sa.
E che dire della signora Glass? Sembra quasi una caricatura, un personaggio realisticamente ridicolo, fastidiosa come solo le madri sanno essere ma, anche per lei, basta un attimo, un particolare sguardo, e percepiamo tutto il suo dolore.
Tutti i personaggi di Salinger sono depressi ed esigenti, hanno aspettative altissime che nessuno potrà mai soddisfare, e di conseguenza sono infelici. Indirettamente mi rimproverano. Ecco perché amo loro e l'autore.

Amo anche il suo stile. La scrittura di Salinger ti cattura, è perfetta, riesce a essere divertente e profonda allo stesso tempo. Anche quando parla del niente assoluto, lo fa così bene che non si può che continuare a leggere avidamente, a vedere davanti a sé ogni dettaglio descritto. Infatti le descrizioni sono fantastiche, ogni immagine efficace, le similitudini geniali.
I dialoghi costituiscono tutta la struttura del romanzo, che è diviso in tre parti, dialoghi per l'appunto: tra Franny a Lane, tra Zooey e la madre, tra Franny e Zooey. Il primo e l'ultimo sono molto filosofici, il secondo è ironico e mi ha divertito un sacco, anche se non è certo vuoto o privo di significati. Tutti, comunque, sono fantastici, molto realistici e caratterizzanti, nervosi. E intrisi di un dolore latente, che ti sorprende come una stilettata quando meno te lo aspetti.
Nella mia edizione – che però risale a dieci anni fa – ho trovato diversi errori di punteggiatura, ovvero virgole usate a caso.
Comunque, mi pare ovvio che dovreste leggerlo tutti.

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LA VERITÀ SUL CASO HARRY QUEBERT – Joël Dicker

La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker
Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autore: Joël Dicker
Traduttore: V. Vega
Copertina flessibile: 784 pagine
Editore: Bompiani (2019)
Prezzo: 12,66 €

Il mio parere sarà impopolare. La verità sul caso Harry Quebert è il primo romanzo di Joël Dicker e, come tutti sapete, ha avuto un gran successo. Io l'ho effettivamente letto con piacere, perché è molto scorrevole e avvincente (e pieno di colpi di scena nella parte finale, che tuttavia avevo in gran parte previsto) ma, ecco, bello direi proprio di no.
Riguardo ai temi: si tratta di un giallo, con le indagini sull'omicidio di Nola Kellergan, già scomparsa 33 anni prima all'età di 15. Attorno alla vicenda poliziesca c'è poi tutta una storia fatta d'amore, amicizia, etica, pregiudizi, arte, manipolazione, malattia e morte. Alè.

I personaggi del romanzo sono davvero deludenti, non c'è una personalità che spicchi. Sono in generale piatti, e anche tutti molto simili tra loro. Nessuno ha caratteristiche particolari. Soprattutto le donne sono identiche, tutte belle e tutte con sogni di gloria e fama. La madre di Marcus mi ha fatto ridere a volte, ma è solo una macchietta.
Harry sembra un vecchio rimbambito (già da giovane), vittimista e dice cose di una banalità sconcertante, perdipiù spacciate (dall'autore e dagli altri personaggi) per grandi perle di saggezza. Anche gli altri sono piuttosto sdolcinati e poco credibili, tutti si innamorano al primo sguardo.
Nola poi è insopportabile, per tutto il tempo viene ribadito quanto fosse carina e deliziosa, quanto tutti la adorassero, ma sembra una comunissima quindicenne piuttosto vuota e perfino stupida, infantile e piagnucolosa. Nella realtà nessuno la amerebbe. A un certo punto vengono fuori delle informazioni per cui lei sembra essere stata "una puttanella", e a dire la verità rischiava di diventare molto più interessante di quanto non sia. Ma no, era un'illusione.

Lo stile è un tasto ancora più dolente. Ammetto che è scorrevolissimo e coinvolgente grazie alla sua semplicità (anche eccessiva), e le descrizioni sono abbastanza buone. Ma questo è tutto ciò che ho da dire di positivo.
Innanzi tutto è pieno di errori cretini, ma questo è un problema della traduzione, non posso sapere se l'originale sia scritto così male. La cosa più fastidiosa è tuttavia la sdolcinatezza, a partire dalle perle di saggezza di Harry – che come ho detto dovrebbero essere profonde e invece sono stupidissime – fino ad arrivare ai dialoghi. I dialoghi sono davvero, davvero pietosi. Patetici. Sul serio, leggendo mi sono sentita in imbarazzo per l'autore.
Non è che io sia una specie di intellettuale "superiore a queste cose"; io per prima sono piuttosto sdolcinata, ma il romanticismo non dovrebbe essere così dozzinale. Il libro ha la pretesa di mettere un grande romanzo d'amore dentro un giallo, ma la verità è che l'amore è trattato in maniera troppo superficiale e banale.
La verità sul caso Harry Quebert è un libro che personalmente non consiglierei, ma ripeto che è una lettura "da ombrellone" piacevole, se avete voglia di distrarvi e basta.

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IL MONDO NUOVO – Aldous Huxley

Il mondo nuovo - Aldous Huxley
Titolo: Il mondo nuovo
Autore: Aldous Huxley
Traduttore: L. Gigli, L. Bianciardi
Copertina flessibile: 359 pagine
Editore: Mondadori (2016)
Prezzo: 11,90 €

Ho letto Il mondo nuovo di Aldous Huxley non so più quanti anni fa, e mi era piaciuto un sacco; l'ho riletto adesso e mi ha fatto un effetto un po' diverso. Si tratta di un romanzo distopico, in cui viene rappresentata una società futura ideale: la popolazione è perennemente felice, perché è programmata per esserlo, non ci sono guerre né scontri, tutto è stabile e tranquillo. Quello che può suscitare emozioni – e quindi scompiglio – è stato eliminato, incluse le relazioni intime, l'arte, l'espressione di sé. Si vive solo in quanto parti della comunità.
I temi sono abbastanza scontati, e possiamo distinguerli tra quello che c'è (felicità, manipolazione e controllo, lavoro, consumo) e quello che non c'è (amore, libertà, emozioni, arte, intimità).

I personaggi del romanzo, per forza di cose, non possono essere molto interessanti. La loro personalità è annullata, non fanno che ripetere i motti inculcati nelle loro menti sin dalla tenera età e non sono capaci di pensare in maniera indipendente. C'è qualcuno che tenta la ribellione, ma anche in quel caso le personalità si mostrano più deboli di quanto vorrebbero essere.
Per esempio Bernard, l'unico che si rifiuti di adeguarsi totalmente alle aspettative, sembra intelligente fino a un certo punto ma poi, non appena ottiene un minimo successo, non ci pensa due volte a unirsi al gregge. E perfino John, "il selvaggio" cresciuto in una riserva, estraneo al condizionamento dei cosiddetti civilizzati, rifiuta le catene della civiltà e vorrebbe diffondere la libertà individuale, eppure non sembra affatto che gli stia a cuore il benessere altrui, piuttosto pare un bambino capriccioso che vuole imporre il suo punto di vista.

Lo stile è buono, il libro è scritto bene e le descrizioni sono ottime, sia quelle fisiche dei personaggi, sia quelle ambientali. Anche i dialoghi sono buoni, per quanto buoni possano essere i discorsi di persone che hanno subito il lavaggio del cervello. I dialoghi mettono in luce l'idiozia indotta dal condizionamento. Anche nei discorsi di Bernard, che pure dice cose più intelligenti, il condizionamento non manca mai di farsi sentire.
Nella parte finale c'è un dialogo finalmente intellettuale e filosofico in cui vengono affrontati temi normali come le emozioni, l'arte, la religione e così via, e vengono fornite un po' di informazioni sul perché e come si è giunti a quel tipo di società.
Quello che comunque mi irrita dei romanzi distopici (che infatti leggo poco) è che pare vogliano fare la morale, come se dicessero: com'è bella la vita, come sono belle tutte le piccole e grandi cose che abbiamo in quanto esseri umani! Il progresso sarà anche un bene, ma non cambiamo gli esseri umani: sono già meravigliosi con tutti i loro difetti!
Comunque Il mondo nuovo è a mio parere un romanzo che va letto, e che io ho apprezzato più di 1984, se volete saperlo.

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MILLE SPLENDIDI SOLI – Khaled Hosseini

Mille splendidi soli - Khaled Hosseini
Titolo: Mille splendidi soli
Autore: Khaled Hosseini
Traduttore: I. Vaj
Copertina rigida: 430 pagine
Editore: Piemme (2007)
Prezzo: 10,11 €

Mille splendidi soli di Khaled Hosseini è uno dei libri più belli e toccanti che io abbia mai letto nella vita. Mi capita facilmente di piangere quando leggo un libro, ma davvero in pochi mi hanno straziato come questo (e Il cacciatore di aquiloni).
Il grande tema e protagonista del romanzo è l'Afghanistan, dal punto di vista politico e sociale, e in particolare la condizione delle donne e il modo in cui è anche cambiata a periodi alterni. Le differenze sociali, di genere, la famiglia, la cultura, la guerra e poi, ovviamente, non mancano temi più personali come il sacrificio, il matrimonio, l'onore, il dolore, il sacrificio, il perdono e soprattutto – soprattutto – l'amore, che è il contrario della guerra e della morte.

I personaggi di Mille splendidi soli sono indimenticabili. Io non so se ho mai pianto per un personaggio letterario quanto ho pianto per Mariam, e se qualcuno c'è stato sono comunque pochissimi. Mariam è un personaggio riuscito meravigliosamente, pieno di un dolore che rimane sobrio e dignitoso per tutto il tempo, mai melodrammatico e per questo ancora più tragico e straziante. Anche la piccola Aziza mi ha fatto soffrire enormemente.
Tutti i personaggi sono descritti benissimo e caratterizzati in maniera precisa, ognuno ha un suo carattere ben definito da azioni e parole, atteggiamenti e reazioni, gesti e pose. Quelli maschili sono molto difficili da sopportare, perfino Zalmai che è un bimbo piccolissimo, ma quei pochi uomini positivi risultano ancora più apprezzabili proprio in virtù di questo.
Sul serio, io ancora mi commuovo pensando a Mariam e a tutti loro.

Come se non bastasse, anche lo stile è bellissimo. Le vicende raccontate non sono facili da digerire, e sono rese ancora più disturbanti da descrizioni molto accurate e piene di piccoli dettagli a cui l'autore, per nostra fortuna, si è preso la briga di pensare. È uno stile scorrevole ma ricco di significati, non pomposo e mai vuoto. Trasmette un carico di emozioni, di solitudine e di dolore che io sto ancora trasportando con fatica.
I dialoghi sono anch'essi molto ricchi e caratterizzanti, significativi, mai inseriti a caso per riempire spazio. Il finale è bellissimo e commovente, è stato il colpo di grazia al mio cuore già spezzato da tutta l'ultima parte del romanzo.
Mille splendidi soli non è un libro che "consiglio"; tutto il mondo dovrebbe conoscerlo per legge. Se non l'avete ancora fatto dovete leggerlo.

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L'UOMO CHE RIDE – Victor Hugo

L'uomo che ride - Victor Hugo
Titolo: L'uomo che ride
Autore: Victor Hugo
Traduttore: D. Feroldi
Copertina flessibile: 720 pagine
Editore: Mondadori
Prezzo: 8,41 €

I romanzi di Victor Hugo sono degli assoluti capolavori. L'uomo che ride non è il mio preferito, ma è meraviglioso.
Elencare i temi sarebbe un lavoro infinito, vi dirò solo le cose fondamentali. A partire dal titolo si fa riferimento a questo riso, un riso che non è per niente felice, al contrario. Un riso che è una condanna, che è imposto e mostruoso, la beffa della società e in particolare dei ricchi nei confronti dei poveri, degli agiati nei confronti degli infelici. Un riso che può essere causa di morte. Hugo ha usato questo riso simbolico per dire un'infinità di cose.
Questo riso esprime la desolazione universale. Questo riso significa odio, silenzio forzato, rabbia, disperazione. Questo riso è il frutto delle torture. Questo riso è un riso coatto.
Altro tema fondamentale è l'identità; un'identità quasi inesistente, rubata, ricercata per tutto il tempo e introvabile, anche quando Gwynplaine, il protagonista, scopre di essere chi è. Ritrova il suo nome e le sue origini ma, senza il suo volto, non può ritrovare la sua identità.
Ancora, l'amore: quello vero, puro, profondo, che consiste nel salvarsi a vicenda e a cui il desiderio non si accompagna, ma anzi si contrappone.
Alcuni altri temi: l'orrore dell'umanità, la morte (descritta nei minimi, spaventosi dettagli), politica e vita di corte, invidia, vendetta, ingiustizia (sempre presente in Hugo).

I personaggi dell'Uomo che ride hanno sentimenti autentici: perfino quelli confusi o non consapevolmente percepiti (nel caso dei bambini, per esempio) sono descritti con precisione estrema.
Ho apprezzato soprattutto Ursus e Barkilphedro.
Ursus è sarcastico e odia tutto il mondo, mi ha fatto tante volte sorridere senza essere affatto comico. È burbero ma in fondo è buono e i suoi sentimenti, che cerca di negare, sono a tratti commoventi. È, tra tutti, quello che dice le cose più intelligenti.
Barkilphedro è l'esatto opposto. Una persona orribile e falsa, ma descritta e dipinta con maestria, con pensieri, emozioni e obiettivi molto dettagliati. Resto sempre impressionata dagli autori che mostrano di conoscere così bene la natura umana.

Lo stile è magnifico. Questo libro è scritto in maniera sublime già dalla prima pagina. La prima parte è anche inaspettatamente ironica.
Le descrizioni sono spettacolari, molto precise e piene di dettagli. Ogni parola è scelta con cura e certe frasi, certe metafore, contengono filosofie, verità, emozioni in pochissime parole. L'orrore, l'ansia e l'angoscia (ma anche la confusione) sono descritti con sensibilità e immancabilmente trasmessi al lettore.
I dialoghi sono diretti, nudi. Spesso si tratta di botte e risposte monosillabiche, in certi punti sembra di leggere un dialogo teatrale più che un romanzo.
Il difetto che devo segnalare è la prolissità. Hugo è sempre prolisso, ma in questo libro in particolare si ha spesso la sensazione che stia solo ripetendo le stesse cose all'infinito per riempire spazio.
In ogni caso io lo amo. Poi fate voi.
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TRISTANO E ISOTTA – Katia Thomas

Tristano e Isotta - Thomas
Titolo: Tristano e Isotta
Autore: Katia Thomas
Traduttore: F. Troncarelli
Copertina flessibile: 156 pagine
Editore: Garzanti (2014)
Prezzo: 7,65 €

Non so più da quanti anni volevo leggere Tristano e Isotta, e devo dire che sono rimasta un po' delusa. È una bella storia (che conoscevo già, tutto sommato), ma mi aspettavo qualcosa di più bello nella forma, e anche una maggiore ricchezza di contenuto. Scriverò infatti solo un breve commento, perché non ho neanche tanto da dire.
Ci sono due temi principali:
  • Amore ostacolato. Stiamo parlando di una famosa storia d'amore, eppure, sorpresa delle sorprese, non ci sono scene d'amore. I due amanti sono tutto il tempo lontani, ognuno pensa all'altro ma praticamente non si incontrano mai. Non è per forza una cosa negativa, anzi, però tutta la disperazione di queste circostanze a me non è arrivata.
  • Vendetta e inganno, molto frequenti da parte di diversi personaggi.

A proposito dei personaggi, questo è tutto quello che ho da dire: a parte i due protagonisti, che sono fisicamente bellissimi e stanno tutto il tempo a struggersi in lunghi monologhi piuttosto ripetitivi, gli altri sono perlopiù ostacoli al loro amore, tutti agiscono in preda a un'invidia e un'acidità che non sembrano nemmeno giustificate.

Nemmeno lo stile mi è piaciuto, ma forse è la traduzione che lascia a desiderare. Si tratta perlopiù, come ho detto, di una serie di monologhi in cui la punteggiatura è messa veramente a caso. La cosa peggiore però è che non c'è traccia di sentimento, o almeno io non l'ho percepito. È una storia che dovrebbe essere struggente, e ci sono delle scene che potrebbero essere commoventi, ma la verità è che non lo sono. Mi è sembrato tutto molto piatto, ed è un peccato.
In ogni caso si tratta di un'opera importante e che è sopravvissuta nei secoli, perciò vale la pena di leggerla, anche se personalmente vi suggerirei di provare con un'altra edizione: ne esistono diverse e questa non mi è sembrata soddisfacente.

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VENTIQUATTR'ORE NELLA VITA DI UNA DONNA – Stefan Zweig

Ventiquattr'ore nella vita di una donna - Stefan Zweig
Titolo: Ventiquattr'ore nella vita di una donna
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: B. Burgio Ahrens
Copertina flessibile: 85 pagine
Editore: Garzanti (2014)
Prezzo: 5,95 €

Ventiquattr'ore nella vita di una donna è il romanzo di Stefan Zweig che ha ispirato il film Grand Budapest Hotel. (È molto diverso, comunque.)
Ancora una volta, Zweig ci presenta soprattutto un personaggio in particolare, un momento preciso del suo passato e tutti i sentimenti ad esso legati. Si tratta in questo caso di Mrs C. che, a seguito di un episodio scandaloso avvenuto nell'hotel in cui alloggiano, decide di raccontare al narratore le ventiquattro ore che, trent'anni prima, hanno segnato la sua vita.
I temi principali riguardano qui l'onore – l'onore di una donna, che dovrebbe sempre adeguarsi a certi standard e non concedersi una libertà che metterebbe a rischio la sua reputazione –, la passione e la dipendenza (nello specifico si parla di gioco d'azzardo).

Riguardo ai personaggi, dirò quello che dico sempre a proposito di Zweig. Ogni suo romanzo è sostanzialmente un personaggio. In questo caso abbiamo quindi Mrs C., che ci viene presentata attraverso la tempesta dei suoi sentimenti, il suo timore dei giudizi, il suo sentirsi sbagliata per un errore commesso trent'anni prima; attraverso ricordi che sono ancora molto vividi nella sua mente, e che vengono infatti descritti con dovizia di particolari.
Anche il giovane di cui racconta è descritto alla perfezione, proprio perché vive ancora nei suoi ricordi, e lei lo ricorda così bene che riesce a descrivere i più piccoli dettagli delle sue mani, del suo volto, dei suoi sguardi.

Lo stile è perfetto, come in ogni libro di Zweig, ma qui forse si supera proprio con le descrizioni estremamente dettagliate e vivide. In particolare la descrizione del tavolo da gioco, con le mani dei giocatori che si muovono su di esso come animali, in preda alla frenesia e a spasmi involontari, l'ho trovata davvero suggestiva ed efficace.
A parte questo, come sempre si tratta di una scrittura elegante ma fluida, di una narrazione molto diretta e aperta a dispetto dei sentimenti di chi parla. Vale la pena di leggere Zweig anche solo per la bellezza della sua scrittura. Non posso quindi che consigliarvi anche questo libro.

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OBLIO – David Foster Wallace

Oblio - David Foster Wallace
Titolo: Oblio
Autore: David Foster Wallace
Traduttore: G. Granato
Copertina flessibile: 393 pagine
Editore: Einaudi (2004)
Prezzo: 15,30 €

Sì, un altro libro di David Foster Wallace. Oblio è una raccolta di otto racconti/romanzi brevi (di cui uno è proprio brevissimo, tipo due pagine) che mostrano, come sempre, il genio di quest'uomo. La cosa più evidente, come anche negli altri suoi libri, è la sua conoscenza degli esseri umani (e di sé stesso), di cui mette in mostra i sentimenti più scomodi.
Le trame sono non-trame, perché il buon David si diverte a giocare con l'attenzione del lettore, la fa spostare da una cosa all'altra – spesso poco rilevante rispetto alla "trama" – e poi non dà nessuna risposta, lasciandoci con un palmo di naso. Se volete trame lineari e conclusioni nette e comprensibili, non leggete mai David Foster Wallace.
Alcuni dei temi (a volte ricorrenti anche in altre opere) toccati sono: autostima e opinione di sé, giochi di potere (oltre a parlarne, l'autore stesso li fa con il lettore), routine, genitorialità, matrimonio, progresso, psicoterapia e manipolazione, morte, arte. O presunta arte. Insomma.

I personaggi non diventano mai familiari perché, trattandosi di racconti, passiamo dalle vicende di uno a quelle dell'altro, senza mai stare molto a lungo a contatto con nessuno. Nonostante ciò, l'autore è molto bravo a dipingere i suoi personaggi, a renderli reali e a mostrarne la psicologia attraverso gesti casuali, pensieri, espressioni facciali, stranezze comportamentali, e questo lo fa in pochi attimi, anche con i personaggi minori. In molti casi vediamo la loro disperazione latente, che è poi ciò che più mi colpisce ogni volta nei libri di DFW.
Sono caratterizzati anche attraverso l'abbigliamento e certi dettagli fisici, infatti le descrizioni fisiche sono perfette. Ma, soprattutto, ognuno di loro è identificato da un singolo sentimento, che in qualche modo lo ingloba.
I libri di questo autore, più che delle storie, sono delle analisi dell'umanità.

Lo stile è sempre molto apprezzabile e particolare. Forse l'avrò già detto: io non ho mai letto nessun altro che scrive così.
DFW scrive innanzi tutto benissimo da un punto di vista grammaticale e lessicale. Lo stile è molto, molto complesso, ricercato e tortuoso, disorganizzato, con periodi lunghi anche pagine, tanto che se ti distrai e hai bisogno di rileggere la frase, ecco... buona fortuna. È grottesco, spesso è divertente anche nella tragedia, quasi ti fa sentire in colpa perché stai ridendo di una cosa così brutta. Ed è bellissimo, pieno di descrizioni estremamente dettagliate e vivide, immagini originali, anche se può essere faticoso da leggere, se non siete nel mood giusto.
In ogni caso si tratta di un autore che io apprezzo moltissimo, e questo è forse il più bello dei suoi libri tra quelli che ho letto.

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LA SIGNORINA ELSE – Arthur Schnitzler

La signorina Else - Arthur Schnitzler
Titolo: La signorina Else
Autore: Arthur Schnitzler
Traduttore: R. Colorni
Copertina flessibile: 122 pagine
Editore: Adelphi (1988)
Prezzo: 8,50 €

La signorina Else è il primo libro che ho letto di Arthur Schnitzler. È un romanzo molto breve che si svolge tutto nella testa della signorina del titolo, ovvero è un unico flusso di pensieri suoi, con qualche brevissima pausa di dialogo.
Non mi è facile analizzare il libro proprio perché si tratta di pensieri, in quanto tali non così lineari o sensati. Al contrario, man mano che si procede i pensieri di Else sembrano sempre più confusi, deliranti, e dalle reazioni e parole altrui sappiamo che anche fisicamente comincia a stare sempre peggio: malore che è appunto una manifestazione del suo malessere interiore. Else suggerisce più volte, in modo più o meno diretto, che questo malessere l'accompagna da tempo, ma nel momento in cui la leggiamo il suo rapido peggioramento è causato da una richiesta che le arriva dalla madre, per telegramma, mentre lei è in vacanza. Una richiesta a cui Else vorrebbe opporsi, mentre allo stesso tempo si sente obbligata ad aiutare i genitori. La trama del libro è tutta in questo suo conflitto interiore.

Anche commentare i personaggi è difficile, dal momento che li vediamo solo attraverso gli occhi di Else. Lei li percepisce tutti come negativi, abietti, schifosi, o quantomeno stupidi e d'intralcio alla sua felicità.
Di sé stessa ha un'opinione un po' più alta, o almeno è quello che vorrebbe credere. Dice di essere bellissima e non perde occasione per lodare il suo corpo, e anche dalle reazioni altrui sappiamo che si tratta in effetti di una ragazza molto bella o molto affascinante. Detto questo, però, Else non parla proprio bene di se stessa. Dice di essere una sgualdrina, e di volerlo essere. Dice che nessuno la considera sul serio, nemmeno i suoi familiari. Insomma vorrebbe pensare di essere migliore delle persone che la circondano, ma tutto sommato non ci crede nemmeno lei.
Nei suoi pensieri e nel suo delirio, l'ho trovata ben rappresentata.

Lo stile di Schnitzler non mi ha colpito in alcun modo, ma voglio comunque leggere qualcos'altro per farmi un'idea più completa. L'ho trovato semplice e scorrevole, ma per forza di cose si tratta di una prosa particolare, in quanto è appunto un unico flusso di pensieri. Non ci sono molte descrizioni, se non quelle che suscitano una qualche emozione (solitamente disgustata, oltraggiata e offesa) nella protagonista, ma anche in quel caso non sono approfondite perché non è necessario.
Secondo me La signorina Else è un libro da leggere solo per svago; da un punto di vista tecnico non ho trovato nulla di notevole.

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LE CORREZIONI – Jonathan Franzen

Le correzioni - Jonathan Franzen
Titolo: Le correzioni
Autore: Jonathan Franzen
Traduttore: S. Pareschi
Copertina flessibile: 600 pagine
Editore: Einaudi (2003)
Prezzo: 12,75 €

Le correzioni di Jonathan Franzen è uno dei pochissimi libri contemporanei per i quali riesco a usare il termine "capolavoro". Con questo libro Franzen mostra la sua genialità che, purtroppo, negli altri suoi libri non è così manifesta. Devo avvisarvi però che, a seconda del vostro umore, potrebbe risultarvi noioso o addirittura pesante.
Alcuni dei temi:
  • Famiglia. Si tratta di una storia familiare, ma allo stesso tempo delle storie separate di ogni singolo membro della famiglia. Franzen mette a nudo gli aspetti più scomodi delle relazioni – non solo familiari –, ed è proprio questa la sua più grande capacità.
  • Malattia di Parkinson ma anche malattia in generale, caducità della vita e morte. Il Parkinson è raccontato in maniera lucida e struggente dal punto di vista del malato stesso. Ma non è solo la malattia il problema, è che la vecchiaia è già di per sé una malattia.
  • Sesso, che ha un enorme potere sulle persone e che è esso stesso uno strumento di potere.
  • Le correzioni del titolo, ovvero educazione, manipolazione, condizionamenti sociali. L'etichetta e le apparenze che tutti dovrebbero (voler) sfoggiare. Il denaro, il lavoro, le aspirazioni e tutto ciò che concorre a rendere una persona quello che è, oppure quello che dovrebbe essere. (E poi le droghe, l'illusione di correggere il cervello.)

I personaggi fanno più o meno tutti schifo, e nel loro fare schifo sono perfetti, tremendamente verosimili proprio in quanto irritanti. Franzen coglie ogni piccola sfaccettatura della psicologia umana, mette in luce come le persone siano difettose. Se fossero persone vere sarebbero da prendere a sprangate, invece sono fittizie e quindi ammirevoli per quanto sembrano vere. I loro pensieri sono di un realismo impressionante, i loro sentimenti umani e veri. Anche le descrizioni fisiche sono ottime.
Enid è abbastanza difficile da sopportare e da giustificare, nonostante quello che è costretta a tollerare tutti i giorni; tra i suoi figli, Denise è forse l'unica un po' sensata, ma anche lei ha i suoi difetti. Gary, che potrebbe sembrare quello più ragionevole, dopo un po' sembra quasi un maniaco ossessivo. Insomma, sono persone, e le persone sono così. Insopportabili, egoiste e senza senso.
Mi è piaciuta molto anche Robin, un personaggio minore eppure molto ben sviluppato.

Lo stile di Franzen è forse il suo più grande merito (come se non bastassero gli altri). Questo libro è scritto benissimo. Il linguaggio è ricco, le parole scelte con cura, le descrizioni sono fantastiche, minuziose e con similitudini pazzesche. I dialoghi sono anch'essi molto verosimili, pieni di accuse reciproche, e contribuiscono a delineare la personalità di ogni personaggio. È raro leggere un libro contemporaneo scritto così bene. (Ci sono delle parti noiose, però.)
Insomma, io adoro questo libro, però non so se lo consiglierei, perché può avere un effetto molto diverso a seconda dello stato d'animo, e non è proprio una lettura leggera. Però secondo me dovreste comprarlo lo stesso.

IL PERICOLO SENZA NOME – Agatha Christie

Il pericolo senza nome - Agatha Christie
Titolo: Il pericolo senza nome
Autore: Agatha Christie
Traduttore: L. Garsin
Copertina flessibile: 210 pagine
Editore: Mondadori (2003)
Prezzo: 9,77 €

Continuo a leggere (con molta calma) la serie di Poirot di Agatha Christie, di cui Il pericolo senza nome è il sesto libro.
Anche qui il famoso omino belga continua imperterrito a dire di essersi ormai ritirato e di volersi godere la celebrità raggiunta in totale riposo, ma il caso vuole che si imbatta sempre, contro la sua volontà, in un qualche delitto. In questo caso, in realtà, il delitto non è stato ancora commesso, ma è solo minacciato. Infatti Nietta Buckley, la vittima designata, è già sfuggita a ben tre tentativi di farla fuori. Ecco che Hercule Poirot si attiva per metterla al sicuro, ma questo porta all'omicidio di un'altra persona innocente.
Com'è ovvio, alla fine il perspicace Poirot mette insieme tutti i pezzi che nessun altro riesce a vedere e risolve il caso fornendo una soluzione che, personalmente, ho trovato un po' meno imprevedibile che in altri libri precedenti.

Al solito, i personaggi non sono lì perché la loro psicologia venga indagata, ma sono piuttosto delle pedine che l'abile autrice è bravissima a muovere. E poi si rivelano sempre in qualche modo diversi da come sembrano.
Nietta – o Nicky – Buckley, protagonista della vicenda, risulta alquanto antipatica, non prende nulla sul serio e dà risposte sconclusionate, almeno fin quando non si rende conto della serietà della situazione. Ma anche dopo, in realtà.
Poirot è sempre molto simpatico col suo ego smisurato, la sua presunta modestia e, soprattutto, i battibecchi con Hastings e l'ironia con cui lo prende in giro dandogli velatamente dell'idiota. Certo, al posto di Hastings io lo prenderei a pugni come minimo, ma dall'esterno sembra simpatico.

Lo stile di Agatha Christie è sempre molto godibile, scorrevolissimo, tanto che spesso scelgo di leggere un suo libro quando ho difficoltà a trovare qualcos'altro che mi prenda, perché con lei sono sicura di leggere molto velocemente qualcosa di piacevole e intelligente.
Ho apprezzato le descrizioni, molto curate con attenzione ai dettagli; del resto, altrimenti non si capirebbe nulla delle scene del crimine e in generale del contesto, che in un romanzo giallo è essenziale.
Il pericolo senza nome non è a mio parere tra i romanzi migliori di questa serie, ma io comunque ve li consiglio tutti, perché sono davvero una lettura piacevole.

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L'OMBRA DEL SILENZIO – Kate Morton

L'ombra del silenzio - Kate Morton
Titolo: L'ombra del silenzio
Autore: Kate Morton
Traduttore: A. E. Giagheddu
Copertina rigida: 541 pagine
Editore: Sperling & Kupfer (2013)
Prezzo: 10,11€

No, davvero, perché Kate Morton non scrive più romanzi così belli? Cercherò di fare un'analisi oggettiva, ma tutto quello che vorrei dire è che L'ombra del silenzio è bellissimo.
Solito espediente: Laurel trova una foto della madre da ragazza, si incuriosisce e comincia a fare ricerche. Da qui cominciano a intrecciarsi le vicende di persone diverse, vissute in epoche diverse. Il modo in cui l'autrice crea questi intrecci è il motivo per cui la amo.
Tra i temi, ricorrenti nei suoi libri, citerò:
  • Guerra. Fa da sfondo alle vicende di Dolly e Vivien e alle fotografie di Jimmy, ed è un elemento determinante per lo sviluppo della storia.
  • Amicizia, amore, famiglia, i rapporti tra le persone. Ma anche delle persone con se stesse, che sono ancora più importanti e rendono i personaggi molto interessanti.
  • Fiducia e inganno. I personaggi potrebbero essere chiaramente distinti tra onesti e scorretti, "buoni" e "cattivi". Inoltre, come tutti sappiamo, l'apparenza inganna, e in questo libro niente è come sembra. Per questo è così bello, perché sorprende fino alla fine.
  • Passato. L'autrice, in ogni suo libro, sembra volerci ricordare che siamo quello che abbiamo vissuto.

I personaggi sono spettacolari, ben descritti e caratterizzati; in ogni dialogo ognuno dà un contributo perfettamente in linea con la sua personalità. Ogni frase pronunciata, ogni gesto, ci permette di conoscere il personaggio un po' meglio, e pochi altri autori riescono a farmi affezionare così tanto ai loro personaggi. Ogni volta che termino uno dei (migliori) libri di Kate Morton piango, anche se non succede niente di tragico. Ma sapete tutte quelle manfrine tipiche dei lettori, del tipo "mi mancheranno questi personaggi"? Ecco, io non lo dico mai, ma la Morton ha questo potere anche su di me.
A segnare le loro vite e i loro comportamenti sono anche le condizioni economiche e lo status sociale. In questo libro più che in altri molti personaggi hanno sogni di gloria e ricchezza. Anzi sono proprio caratterizzati dai loro sogni e dalle loro aspirazioni.
In più, Laurel si distingue dalle altre protagoniste della Morton per età, carattere e carriera.

Lo stile è semplice e scorrevolissimo, per niente pomposo ma elegante e molto coinvolgente. I dialoghi sono ben fatti e credibili, grazie ai contributi personali di ogni personaggio. Le descrizioni sono suggestive, ricche e vivide.
Il tutto è molto dettagliato, ma senza arrivare a noiosi eccessi; semmai ogni approfondimento è un ulteriore passo dentro la storia, finché non ne siamo completamente risucchiati. Inoltre, la Morton è molto abile nel creare intrecci interessanti, accostare storie diverse e rendere i suoi libri così godibili. L'idea che la parola "romanzo" mi suggerisce è rappresentata alla perfezione dai suoi libri. E questo in particolare è il più raffinato.
Non saprei dirlo meglio: ho adorato questo libro. E lo ripeto ancora una volta: è un peccato che i romanzi più recenti dell'autrice non siano così belli.

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IL CANTO DI PENELOPE – Margaret Atwood

Il canto di Penelope - Margaret Atwood
Titolo: Il canto di Penelope
Autore: Margaret Atwood
Traduttore: M. Crepax
Copertina flessibile: 153 pagine
Editore: Ponte alle Grazie (2018)
Prezzo: 11,47 €

Il canto di Penelope di Margaret Atwood non è altro che la storia di Penelope, che tutti conosciamo, raccontata da lei stessa in prima persona. Penelope, ormai nell'Ade da secoli e quindi non più timorosa di eventuali punizioni divine, fa delle rivelazioni, dà spiegazioni, chiarisce cose che, secondo lei, sono state ignorate o travisate nelle versioni conosciute della sua storia. E soprattutto cerca di riscattarsi, di mettere in chiaro in cosa la sua fama le rende giustizia e in cosa no, in una sorta di apologia che risponde ad accuse protrattesi per secoli e secoli.
Ho trovato l'idea originale e ho apprezzato molto il punto di vista – ovviamente, trattandosi della Atwood – femminile e femminista. L'autrice ha scelto non a caso un personaggio che viene comunemente considerato un esempio per tutte le donne; eppure la stessa Penelope, nel libro, invita le donne a non seguire il suo esempio!
I temi sono quelli cari all'autrice: in sostanza la donna, il modo in cui è socialmente e storicamente percepita, le sue presunte qualità (bellezza e virtù) e i suoi presunti difetti.

I personaggi del libro, tuttavia, non mi sono sembrati molto incisivi, compresa la stessa Penelope. Ed è un peccato, perché sarebbe stata davvero un'ottima occasione per cambiare la percezione popolare del personaggio, invece questo romanzo non ci riesce. Inoltre, le donne in generale non ne escono molto bene, dato che le altre sono Anticlea ed Euriclea, delle stronze acide, e poi Elena e le ancelle che sembrano tutte delle oche.
Del resto anche i personaggi maschili, in primis Odisseo e Telemaco, non è che facciano proprio una bella figura. D'altra parte l'autrice non poteva prendersi la libertà di stravolgere la storia.

Lo stile è molto semplice e scorrevole, ma piuttosto anonimo. Inoltre le parti corali mi hanno infastidito e le ho trovate del tutto inutili, ma immagino questo sia un problema mio.
È il terzo libro che leggo di Margaret Atwood e, dal punto di vista stilistico, finora mi è piaciuto solo L'altra Grace (già recensito qui). Mi dispiace perché lei ha idee originali e intelligenti, e affronta temi che sono decisamente di mio interesse, eppure non riesce a prendermi come vorrei.
Nonostante questa mia opinione personale, oggettivamente Il canto di Penelope è un libro che vale la pena di leggere.

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TRAMONTO DI UN CUORE – Stefan Zweig

Tramonto di un cuore - Stefan Zweig
Titolo: Tramonto di un cuore
Autore: Stefan Zweig
Traduttore: B. Burgio Ahrens
Copertina flessibile: 54 pagine
Editore: Garzanti (2015)
Prezzo: 5,95 €

Vi dico subito che, tra tutti i libri che ho letto di Stefan Zweig – uno dei miei autori preferiti in assoluto –, Tramonto di un cuore è quello che mi ha colpito meno. Questo non significa che sia brutto o poco valido, ma se doveste approcciarvi all'autore per la prima volta vi consiglierei qualcos'altro.
In ogni caso, non mancano qui gli ingredienti che rendono Zweig un autore a mio parere meraviglioso. Si tratta di un romanzo come sempre molto breve, e i temi sono quelli cari all'autore:
  • Tormento e solitudine. Il tormento è la sua specialità, tutti i suoi protagonisti sono tormentati, per un motivo o per un altro. Direi anzi che le trame dei suoi libri non sono fatte tanto di vicende o azioni, quanto di sentimenti, pensieri, ossessioni, tutte cose che i personaggi si trovano a vivere in completa solitudine.
  • Denaro. Il protagonista di questa storia, il vecchio Salomonsohn, ha dedicato tutta la sua vita a un lavoro che gli permettesse di offrire alla sua famiglia una vita agiata, ma questo gli si rivolta contro, e lui si rende conto di non essere altro che questo: un marito e un padre ridotto a fonte di denaro ("denaro maledetto da Dio"), ma completamente solo e ignorato.

Riguardo ai personaggi, mi ripeterò. A parte il protagonista, tutti gli altri sono degli accessori, che servono solo a mettere in piedi la vicenda che scatena i sentimenti tormentosi di Salomonsohn, e tra l'altro li vediamo solo attraverso i suoi occhi, per come li percepisce lui. Le loro intenzioni e le loro espressioni sono tutte nella sua testa.
D'altra parte, la psicologia e i sentimenti di Salomonsohn sono indagati profondamente, analizzati, vissuti insieme a lui. Siamo partecipi del suo dolore e della sua ossessione. Magari ci sembrerà esagerato, di sicuro le sue reazioni sono amplificate, ma non si può non comprendere il suo stato d'animo, e il suo crollo emotivo risulta del tutto legittimo.
Tramonto di un cuore mi sembra un titolo perfetto, perché è esattamente questo che ci viene mostrato: un cuore che tramonta, che si spegne.

Lo stile di Stefan Zweig è meraviglioso, pulito, scorrevole, ma anche elegante, delicato, molto curato. Le descrizioni sono bellissime, realizzate anche attraverso similitudini e metafore ben pensate, che suggeriscono immagini molto efficaci. (In questa edizione ho trovato diversi refusi, però.)
Il fulcro del romanzo, come ho detto, è il tormento del protagonista e quindi, oltre alle descrizioni fisiche (quasi del tutto assenti) e ambientali, quelle che più affascinano e colpiscono sono quelle dei sentimenti, resi in maniera molto autentica. È proprio questo che mi fa amare l'autore.
Ve lo ripeto: io comincerei da qualcos'altro, ma in ogni caso anche questo libro merita.

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