ARMADALE – Wilkie Collins

 

Titolo: Armadale

Autore: Wilkie Collins

Traduttore: D. Paladini

Copertina rigida: 668 pagine

Editore: Newton Compton (2016)

Prezzo: 4,65 €


Sono molto soddisfatta della mia decisione di leggere Wilkie Collins, e Armadale, il secondo tra i suoi romanzi che ho scelto di leggere, mi è piaciuto anche molto più del primo, Le foglie cadute (recensito qui). Qui l'intreccio, costruito soprattutto tramite i fraintendimenti tra i personaggi, è più complesso e ancora più avvincente.

Quali sono i temi trattati in questo romanzo?

  • Ereditarietà del male e delle colpe, che dai padri ricadono sui figli. È la maledizione che perseguita i due protagonisti e alimenta tutte le loro vicende. In modo molto più generico si parla di rapporti familiari e di "parenti serpenti".

  • Superstizione, destino, passato che si ripete. Tema strettamente collegato al primo: basterebbe non crederci e tutta la trama crollerebbe.

  • Scienza vs misticismo. È solo uno il passo in cui vengono messi a confronto in modo esplicito, ma tutto quello che succede dopo ha in qualche modo a che fare con questo. Come dicevo prima, tutto dipende dal significato, appunto mistico oppure scientifico, che si sceglie di attribuire alle cose.

Il tutto è infiocchettato da buoni sentimenti, lealtà, amicizia e amore. In realtà però anche qui c'è l'altra faccia della medaglia: l'amore non è affatto buono, perché sembra che tutti – anche i personaggi migliori, i cui sentimenti sono puri e onesti – si innamorino di Lydia Gwilt in modo ossessivo e annichilente, il che non è un bene per nessuno.


I personaggi di questo romanzo vengono presentati tramite ottime descrizioni fisiche, esaustive e vivide, e sono anche ben caratterizzati. Tanto che si vorrebbe prenderli a pugni perché, salvo poche eccezioni (Midwinter in particolare), sono davvero irritanti e/o viscidi.

Evidente è la personalità di Allan: svampito, impulsivo, a tratti sembra quasi affetto da ADHD. Resa ancora più lampante dalla contrapposizione con Midwinter, non a caso il mio personaggio preferito: introverso, misterioso e perfino tetro, una specie di reietto. A me piacciono sempre gli sfigati.

Lydia è ovviamente odiosa, falsa e manipolatrice come poche (mi viene in mente Milady dei Tre moschettieri, recensito qui), e si circonda di personaggi insopportabilmente viscidi come lei.

Come l'intreccio, anche i personaggi hanno qui un maggiore spessore e una maggiore complessità rispetto a quelli delle Foglie cadute, hanno dubbi e stati d'animo più sfaccettati e umani e sono tutti diversi tra loro.


Infine lo stile. Ancora un paragone con Le foglie cadute: in entrambi i romanzi la scrittura è molto coinvolgente e scorrevole, ma qui è più densa, il linguaggio è più ricco. Anche qui troviamo molti dialoghi e lettere, e quindi parte degli eventi è raccontata direttamente dai personaggi, con i loro personali modi di esprimersi e le loro emozioni che fanno da filtro. Tutto ciò contribuisce, tra l'altro, alla loro ottima caratterizzazione.

Le descrizioni sono bellissime, anche se c'è un punto in particolare che ho trovato leggermente noioso: un picnic raccontato un po' alla Jane Austen, ovvero un evento del tutto privo di interesse e pieno di particolari inutili. Però mette bene in luce la personalità di Pedgift junior, altro personaggio che ho molto apprezzato.

Tirando le somme, Armadale è un romanzo che mi è piaciuto davvero un sacco, e credo inoltre che possa andar bene un po' per tutti i gusti, quindi lo consiglio assolutamente.


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LA STANZA DI GIOVANNI – James Baldwin

La stanza di Giovanni - James Baldwin

 

Titolo: La stanza di Giovanni

Autore: James Baldwin

Traduttore: A. Clericuzio

Editore: Fandango Libri (2017)

Copertina flessibile: 221 pagine

Prezzo: 16,62 €


La stanza di Giovanni è il primo libro che ho letto di James Baldwin, e ho intenzione di leggerne altri. Se non altro per lo stile, che ho molto apprezzato.

Questo romanzo parla di un ragazzo che tenta di negare la propria omosessualità, tema ormai trito e ritrito ma sempre molto importante. C'è da dire che La stanza di Giovanni è stato pubblicato negli anni '50, perciò in realtà il tema non era ancora così all'ordine del giorno; e inoltre è stato scritto da un autore nero, che quindi sa bene cosa sia il pregiudizio.

Si fa presto a elencare i temi principali: sessualità, pregiudizi e lotta interiore; sessismo, misoginia, donne oggetto e violenza; morte (perlopiù procurata da altri, ovvero omicidio e pena di morte).


I personaggi sono chiarissimi, le descrizioni ottime e i caratteri scavati a fondo anche attraverso i dialoghi. Vengono mostrati (dal punto di vista del protagonista David) gesti, espressioni facciali, sguardi.

Sono tutti piuttosto squallidi, comunque. David in primis non mi è piaciuto per niente; capisco le sue difficoltà, ma non bastano a giustificare i suoi comportamenti. Giovanni è forse il personaggio migliore, quello più vivo, ma è anche patetico. Hella è imbarazzante e una pessima rappresentante del genere femminile, non tanto per le sue idee, ma per la facilità con cui le comunica al suo uomo palesemente sessista.


Lo stile mi ha coinvolto molto, la scrittura è semplice ma non povera, mi ha davvero assorbito. Ottimi soprattutto i dialoghi, da cui traspaiono alla perfezione le intenzioni dei personaggi, oltre che le loro idee e i loro sentimenti (quelli di Giovanni in particolare).

Come ho detto sono molto curiosa di leggere altro di James Baldwin. A dire la verità mi sono resa conto di non aver mai letto autori neri prima d'ora, il che è vergognoso, quindi d'ora in avanti cercherò di impegnarmi in questo senso.

Detto ciò, adieu.


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IL VISCONTE DI BRAGELONNE – Alexandre Dumas

Il visconte di Bragelonne - Alexandre Dumas

 

Titolo: Il visconte di Bragelonne

Autore: Alexandre Dumas

Traduttore: T. Monicelli

Editore: Newton Compton (2016)

Copertina rigida: 1283 pagine

Prezzo: 9,90 €


Il visconte di Bragelonne di Alexandre Dumas è il terzo libro del ciclo dei moschettieri ed è lunghissimo e bellissimo. Tutti e tre i libri sono stati per me una sorpresa: non avrei mai immaginato che potessero piacermi tanto, e questo è il più bello di tutti.

Come sempre, il maggior pregio dei romanzi di Dumas è la trama, estremamente coinvolgente e mai noiosa. Quindi io vi elencherò alcuni temi, ma in realtà contano poco perché l'importante è il racconto dei fatti. Comunque:

  • Storia, politica, potere. È un romanzo storico, non penso sia necessario dilungarsi su questo punto.

  • Dinamiche di corte, intrighi, etichetta, onore e conseguenti duelli e combattimenti per difenderlo.

  • Amore, spesso ostacolato da titoli e status sociale, ma anche influenzato da, o addirittura confuso con seduzione e potere. Per fortuna ci sono Raoul e Athos a sollevare la qualità del sentimento.

  • Onestà e inganno, fiducia, amicizia, che fin troppo spesso è però falsa e opportunista.

  • Morte.


I personaggi sono accuratamente descritti, e i modi di fare di ciascuno risultano chiari sin dalla prima apparizione. Anche le espressioni facciali sono ben visibili, le emozioni manifeste e, di conseguenza, i caratteri molto espliciti ed evidenti.

Le donne, come al solito, sono pessime e fanno davvero una magrissima figura, che siano ricche o povere, belle o brutte. Chi volesse insultare le donne in modo colto dovrebbe fare riferimento a Dumas.

Gli uomini non sono sempre molto migliori, ma ci sono alcuni gentiluomini esemplari, come Raoul e Athos, che sono davvero commoventi. Athos, serio, fermo e distinto, affidabile e onesto, rimane il mio preferito tra i quattro moschettieri. Ma qui mi ha commosso anche Porthos, che pure è relegato al ruolo di energumeno senza cervello per quasi tutta la durata della saga.

Luigi XIV mi ha fatto schifo. E, nonostante tutto, fino alla fine non sono riuscita ad affezionarmi a d'Artagnan. Pazienza.


Infine lo stile. Come ho sempre detto, Dumas scrive in modo molto appassionante e coinvolgente, tanto che anche un mattone di queste dimensioni riesce a rimanere interessante e a incuriosire fino alla fine. La scrittura è molto fluida e scorrevole nonostante le solite cerimonie e l'affettazione del linguaggio del tempo, e il testo è pieno di dialoghi che rendono il tutto più fluido e immediato, e che chiariscono ancora meglio i caratteri dei personaggi, perché da essi traspaiono tutte le loro emozioni e il loro fervore. Le descrizioni sono dettagliate e precise, alcune davvero bellissime, arricchite da similitudini poetiche e suggestive. Tutti gli ultimi capitoli sono molto commoventi, ma bellissimi e necessari per arrivare alla fine di questa storia.

Purtroppo questa edizione – l'unica disponibile in italiano – contiene molti errori e, soprattutto, la punteggiatura è usata proprio a caso.

Ad ogni modo vi consiglio assolutamente di leggere tutti e tre i libri e quest'ultimo in particolare. È una lettura che richiede molto tempo, ma ne vale la pena senza ombra di dubbio.


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IL GIARDINO DI CEMENTO – Ian McEwan

Il giardino di cemento - Ian McEwan

 

Titolo: Il giardino di cemento

Autore: Ian McEwan

Traduttore: S. Bertola

Editore: Einaudi (2015)

Copertina flessibile: 150 pagine

Prezzo: 10,92 €


Suppongo che Ian McEwan non faccia per me. Sorvolando sul Mio romanzo viola profumato (recensito qui), Il giardino di cemento è il suo terzo libro che non mi piace. Ho letto tante recensioni piene di entusiasmo, ma sinceramente non ho capito che cosa ci abbia trovato la gente di così interessante.

Le aree tematiche sono principalmente due:

  • Famiglia. Una famiglia disfunzionale, in cui i genitori non sono granché e a un certo punto muoiono (se volete aggiungiamo anche morte e lutto tra i temi, ma in realtà mi sono sembrati più un mezzo per parlare di altro). Ergo vediamo dei ragazzini adolescenti prematuramente alle prese con delle grosse responsabilità. Le gestiscono come possono, ovvero non le gestiscono.

  • Adolescenza, appunto. In particolare tutta la sfera della sessualità – sessualità che sfocia quasi nella perversione –, con annesse gelosia e competizione.

A dirvi la verità certe tematiche mi interessano molto, ed è proprio per questo che avevo deciso di leggere il libro, ma il modo in cui sono state trattate non mi ha convinta affatto. Va be'.


I personaggi sono descritti molto bene, forse anche troppo: certe cose avrei preferito non "vederle". Molto chiare anche le personalità, ben rese perfino le espressioni facciali.

Detto questo, comunque, Jack e Julie mi hanno alquanto disgustata, soprattutto lui. È il peggior esempio possibile di adolescente maschio: stupido, petulante, volutamente fastidioso, non si lava, puzza, vive in funzione dei suoi ormoni... insomma. Ma del resto mi sono sembrati quasi tutti piuttosto stupidi e senza senso. Resi ottimamente, per carità, ma non è il tipo di gente di cui mi piace leggere. Gli adolescenti preferisco immaginarli come Holden Caulfield o James Sveck. Intelligenti e tristi.


Per quanto riguarda lo stile, invece, devo riconoscere a McEwan i suoi meriti. Anche se a me non sono piaciuti, i suoi libri sono senza dubbio scritti molto bene. Bella scrittura, per niente povera e anzi molto coinvolgente, si lascia leggere con facilità ma in questo caso, sebbene il romanzo non sia molto lungo, a un certo punto mi ha stancata per tutti i motivi di cui sopra. E nemmeno una bella scrittura è riuscita a salvarlo.

Mi dispiace ma per me è bocciato.


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PADRI E FIGLI – Ivan S. Turgenev

Padri e figli - Ivan S. Turgenev
Titolo: Padri e figli
Autore: Ivan S. Turgenev
Traduttore: F. Romanini
Copertina flessibile: 224 pagine
Editore: Crescere (2017)
Prezzo: 4,65 €

Credo che Padri e figli sia il romanzo più conosciuto di Ivan Turgenev, ed è la prima sua opera che ho letto. Sono rimasta un po' delusa, l'ho trovato molto meno denso degli altri classici russi che ho letto, ma credo che la colpa sia anche dell'edizione orribile.
In ogni caso, vediamo quali sono i temi trattati dall'autore in questo romanzo.
  • Famiglia, ma soprattutto confronto tra generazioni. È a questo che fa riferimento il titolo. Non si tratta tanto dei rapporti tra genitori e figli, quanto di un confronto intellettuale tra "vecchi" e "giovani"; che poi siano parenti conta poco.
  • Nichilismo e scienza vs poesia, appendici del primo tema: l'amore per la scienza, la razionalità e l'intelletto caratterizzano i giovani (nonché "i veri uomini"), mentre la poesia è più tradizionale e inutile, tipica delle generazioni precedenti e ormai superata.
  • Amore (vs infatuazione), percepito e vissuto come debolezza perché compromette appunto il raziocinio e l'intelletto dei veri uomini di cui sopra.
  • Perdita, infelicità, morte. La scelta del personaggio da uccidere, secondo me, non è casuale: è come se Turgenev avesse tolto di mezzo quel personaggio che in fondo era morto sin dall'inizio, proprio in quanto così attaccato alla ragione e nemico dei sentimenti. Nonostante tutti lo amino, pare che senza di lui stiano molto meglio, e continuano a vivere perché non disprezzano tutto come lui.

Le descrizioni fisiche dei personaggi sono molto minuziose, ma in quanto a carattere l'unico che mi sia piaciuto è Pavel Petrovic. Non è fatto per risultare simpatico, anzi viene descritto come un personaggio spento, stanco e rassegnato, ma nella sua sobrietà e tristezza a me è piaciuto molto e trovo che si distingua dagli altri, che pure sono – se vogliamo – molto più vivi di lui.
Il grande protagonista resta comunque Bazarov, che io ho trovato insopportabile, con il suo nichilismo e i suoi atteggiamenti da uomo superiore che non deve chiedere mai e ha sempre ragione. Ostenta il suo essere intellettuale ma in fondo non capisce niente, si fa forte del suo disprezzo per (quasi) tutto e tutti e il suo cinismo è eccessivo. Ve lo dice una che con cinismo e nichilismo ha una certa confidenza.

Per quanto riguarda lo stile, le descrizioni sono notevoli, molto accurate, con belle similitudini e un'ottima scelta degli aggettivi, ma il romanzo è fatto soprattutto di dialoghi. Dialoghi molto caratterizzanti (soprattutto per i due personaggi di cui ho parlato), ben fatti, spesso filosofici, con una dialettica interessante: si discute di nichilismo, delle tradizioni russe, di scienza e di poesia, di virilità e debolezza, di amore, e Bazarov è sempre coinvolto: sono le sue idee che si scontrano con quelle altrui.
Tuttavia, l'edizione non è delle migliori: è piena di refusi, soprattutto errori di punteggiatura (okay, non tutti sono maniaci della punteggiatura, ma qui è usata davvero troppo male). In compenso quasi tutti i nomi russi hanno l'accento grafico, così è più facile leggerli, ma spesso sono anche scritti male (molto frequente il carattere "è" al posto di "č"). Ciliegina sulla torta: in quarta di copertina è riassunta tutta la trama. TUTTA, compreso il finale. Tanto vale leggere solo la copertina.
Insomma, sicuramente vale la pena di leggere Padri e figli ma, per il vostro bene, comprate un'altra edizione.

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DOMANI ANDRÀ MEGLIO – Betty Smith

 

Titolo: Domani andrà meglio

Autore: Betty Smith

Traduttore: A. Pietribiasi

Editore: Neri Pozza (2019)

Copertina flessibile: 313 pagine

Prezzo: 14,72 €


Dopo aver letto Un albero cresce a Brooklyn, che mi era piaciuto un sacco, ho voluto leggere anche Domani andrà meglio di Betty Smith, e probabilmente leggerò ancora altre sue opere.

Da un punto di vista emotivo, Domani andrà meglio non mi ha coinvolto tanto quanto il primo, però è stata una bella lettura ed è senza dubbio un ottimo romanzo.

I temi trattati in questo libro sono alquanto tristi:

  • Denaro. La povertà ma anche il lavoro e l'indipendenza – che non è, ovviamente, solo economica, ma passa anche da quello. La dipendenza di diversi personaggi è una dipendenza dalle madri di cui sono succubi, e a cui sentono sempre di dovere qualcosa.

  • Ruolo della donna. Se la donna non sforna figli non vale nulla, è meno donna delle altre, potrebbe anche sparire perché tanto non serve a niente. Concetto odioso ma ancora presente perfino adesso, nel 2021. Figuriamoci negli anni quaranta.

  • Incompetenza affettiva, tratto che appartiene a ogni singolo personaggio del romanzo. Non ce n'è uno capace di provare o manifestare amore in modo normale. E di conseguenza l'amore, il matrimonio, tutto è spento. Tutti si accontentano di una vita scialba e insoddisfacente, pensando che forse domani andrà meglio, ma non è mai così.


Le descrizioni fisiche dei personaggi sono carenti, ma le personalità sono invece ben chiare, definite ed evidenti, come i loro sentimenti, i difetti e le incapacità. Ho parlato di incompetenza affettiva e c'è anche una grande difficoltà nella comunicazione, spesso anche con sé stessi.

Le madri, come ho accennato, incombono sui figli come presenze arcigne, rovinano loro la vita, consapevolmente o meno. In particolare Flo, madre della protagonista Margy, è una donna veramente irritante e difficile da tollerare, eppure è uno dei personaggi più riusciti e di sicuro si distingue per carattere.


Lo stile di Betty Smith è veramente notevole. L'avevo già apprezzato in Un albero cresce a Brooklyn, e Domani andrà meglio ha confermato la mia idea.

La scrittura coinvolge sin dalla prima pagina, le descrizioni sono buone e, soprattutto, i dialoghi sono molto realistici: spesso sono privi di contenuti rilevanti e le risposte dei personaggi sono brevi e vuote, ma non l'ho percepito come un difetto, perché è così che parlano le persone vere. Non è che in genere i dialoghi tra gli esseri umani siano molto interessanti.

Domani andrà meglio è quindi un romanzo che ho letto con piacere e che consiglierei.


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RACCONTI DI PIETROBURGO – Nikolaj Gogol'

Titolo: Racconti di Pietroburgo
Autore: Nikolaj Gogol'
Traduttore: F. M. Mariano
Copertina flessibile: 224 pagine
Editore: Mondadori (1990)
Prezzo: 8 €

Avevo già letto i Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol' mille anni orsono, e me li ricordavo piuttosto leggeri e umoristici. Non so perché; stavolta mi hanno alquanto angosciato.
Diciamo che l'umorismo, o almeno un pizzico d'ironia, non manca, e si sfocia nel grottesco soprattutto con Il naso; comunque non sono certo raccontini scritti per divertire. Gogol' fa un ritratto della società pietroburghese non proprio positivo e tocca, tra gli altri, i seguenti temi:
  • Reputazione e tutto ciò che comporta. Come spesso nei classici russi e, in genere, in un certo tipo di società, la reputazione è tutto: ognuno è identificato da titoli, meriti, riconoscimenti, dal suo reddito e dal suo abbigliamento. E le donne dalla loro bellezza. Tuttavia l'apparenza inganna, e troviamo qui riferimenti a una sorta di legame tra ricchezza e corruzione da una parte e, dall'altra, povertà e disperazione, perdizione e angoscia (Il cappotto), ma anche serenità (Il ritratto). Per farla breve, i poveri non possono che essere vittime dei ricchi, o di chiunque stia più in alto nella gerarchia sociale. A proposito:
  • Politica, burocrazia e giustizia. Quest'ultima praticamente inesistente per i motivi di cui sopra.
  • Maschilismo e stereotipi (estesi anche al di là del genere). Anche questi sono temi ricorrenti nei classici russi, tanto che dovrei smetterla di menzionarli perché non sono neanche temi, sono semplicemente elementi costitutivi della società.
  • Arte e talento vs produrre per vendere (Il ritratto). Un tema attualissimo e a noi molto familiare, direi.
  • Pazzia.

Nei racconti non c'è mai molto spazio per l'indagine dei personaggi. Le descrizioni fisiche sono sufficienti, mentre la caratterizzazione è affidata, più che a gesti o comportamenti, alle storie dei personaggi, alle loro funzioni e ai loro mestieri, e soprattutto all'opinione che hanno di sé stessi.
Più che le loro personalità, ad essere rilevante è ciò che suscitano negli altri, il timore che incutono grazie alla loro importanza sociale, il rispetto che ottengono; ma sempre grazie alla loro posizione, non tanto a loro reali qualità. Un mondo molto triste, insomma, ma anche molto verosimile e vicino al nostro.

Lo stile è ineccepibile. Se c'è una cosa innegabile riguardo ad autori così importanti, è che senza dubbio sapevano scrivere. La scrittura è infatti bellissima, molto ricercata e raffinata, anche dove i contenuti non sono così elevati.
Ho trovato un po' noioso solo Il ritratto, che pure poteva essere molto interessante in quanto a trama, ma ho avuto la sensazione che si dilungasse troppo e inutilmente.
L'autore ironizza sull'assurdità dei temi scelti, come se non stesse parlando di sé stesso e, a volte, alla fine di un racconto, lo commenta quasi come se non riuscisse a spiegarsi quella scelta assurda.
Senza alcun dubbio ritengo questa lettura più che valida e, soprattutto se non conoscete Gogol', vi consiglio di leggere questa raccolta piuttosto che il suo celebre Le anime morte, per dire.

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IL RACCONTO DELL'ISOLA SCONOSCIUTA – José Saramago

Il racconto dell'isola sconosciuta - José Saramago
Titolo: Il racconto dell'isola sconosciuta
Autore: José Saramago
Formato ebook
Editore: Feltrinelli (2015)
Prezzo: 6,99 €

Il mio rapporto con José Saramago è un po' difficile, e Il racconto dell'isola sconosciuta me l'ha confermato. Ho l'impressione che abbia delle idee originali e che scriva delle cose interessanti, eppure non riesce a convincermi. Questo racconto, a mio modesto parere, non ha molto senso.
Si tratta di un uomo che convince il re a fornirgli un'imbarcazione per andare alla ricerca di un'isola sconosciuta, anche se più di una persona ci tiene a precisare che non esistono più isole sconosciute. Il tizio convince il re e ottiene una caravella, e la donna delle pulizie (del palazzo reale) si unisce a lui. Poi pare che si piacciano, ma non è molto chiaro che cosa ne sarà di loro. È una specie di favoletta, piacevole di sicuro ma, per quanto mi riguarda, non molto ricca di significato.
Se proprio devo individuare qualche tema, dunque, citerei la perseveranza, l'amore, la ricerca senza fine di qualcosa che forse non c'è, forse non si troverà, o forse c'è già ma siamo così stolti da non vederla.

I personaggi del racconto non hanno personalità molto spiccate, ma la donna delle pulizie si fa notare un po' più degli altri. Mostra un po' di carattere rinunciando alla sua vita abituale per seguire uno sconosciuto nella sua ricerca e, in generale, le sue azioni sembrano più incisive e concrete rispetto a quelle degli altri personaggi.
Nonostante questo, nessuno ha lasciato un segno tangibile nella mia memoria.

Lo stile di Saramago è molto particolare e io lo trovo piuttosto fastidioso (ma è un problema mio). Io sono una maniaca della punteggiatura e tutti i suoi dialoghi ne sono privi. È scritto tutto di seguito, senza virgolette, ogni frase separata dall'altra solo da una virgola, quindi bisogna stare bene attenti a seguire e capire chi sta dicendo cosa, cosa è narrazione e cosa dialogo. Lo trovo molto confuso. Nelle parti senza dialoghi, tuttavia, è molto scorrevole e piacevole.
Il finale è carino, ma davvero per me non ha nessun senso. Insomma, a me questo racconto non è piaciuto poi tanto, però non posso valutarlo negativamente perché mi rendo conto che mi ha irritato solo per miei motivi personali. Immagino che a molti altri potrebbe piacere.

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LE FOGLIE CADUTE – Wilkie Collins

 

Le foglie cadute - Wilkie Collins

Titolo: Le foglie cadute

Autore: Wilkie Collins

Traduttore: Daniela Paladini

Editore: Newton Compton Editori (2018)

Copertina rigida: 379 pagine

Prezzo: 4,65 €


Ho scoperto da poco Wilkie Collins e vorrei averlo conosciuto prima. Le foglie cadute è stato il mio primo approccio con l'autore ed è stata una lettura talmente piacevole da convincermi a leggere altre sue opere (con cui è andata pure meglio).

Alcuni tra i temi affrontati nel romanzo:

  • Matrimonio, tra convenienza e amore. Tema presente pressoché in tutti i libri che leggo, a quanto pare. Come al solito abbiamo le convenzioni sociali, la posizione, il prestigio e il denaro da una parte, il vero amore dall'altra. Quando c'è.

  • Onore, soprattutto quello delle donne. Siamo in epoca vittoriana e, per una donna, la reputazione è tutto. Soprattutto lo è per la sua famiglia e per tutti quelli che la circondano.

  • Maternità. Tema che mi irrita alquanto, ma qui è trattato con tutta la delicatezza del caso e le vicende sono toccanti quanto basta per apprezzare i comportamenti delle madri in questione.

  • Perdita, lutto e compensazione. Mi pare di aver capito che perdite e ricongiungimenti – e tutte le ricerche correlate di persone scomparse e sim. – siano molto presenti nei romanzi di Collins, ma io ne ho letti ancora solo due, quindi non saprei. In ogni caso qui ci sono.

  • Politica, e in particolare il socialismo. Non ho nulla da dire a riguardo, sappiate solo che c'è.


Riguardo ai personaggi, le descrizioni fisiche sono molto chiare, e per fortuna lo sono anche i caratteri, specie i lati negativi. Nonostante ciò, per quanto mi riguarda nessun personaggio ha davvero lasciato il segno.

Mrs Farnaby è descritta come piena di difetti insopportabili ma al contempo irresistibile. Per me è una contraddizione, ma so che non funziona così per tutti. In ogni caso è il personaggio di maggior spicco, il più approfondito e sfaccettato.

Amelius dovrebbe essere bello e affascinante, ma a me è sembrato piuttosto anonimo.

Regina sembra più viva, ma anche lei (o meglio, la sua descrizione e rappresentazione) risulta contraddittoria: sembra forte e diretta, perfino acida, ma viene definita timida e debole. E come lei anche Sally, che è definita dolce e servizievole ma (a me) risulta invece molto fastidiosa e molesta.


Lo stile di Wilkie Collins mi piace davvero molto e riesce a coinvolgermi e tenere vivo il mio interesse anche a lungo. La scrittura è semplice e molto scorrevole, ma per niente scialba. Questo romanzo si dipana anche attraverso registri diversi, perché il racconto si alterna con le lettere dei personaggi, e quindi anche le voci narranti sono diverse: c'è quella principale, che parla in terza persona, e quelle dei singoli personaggi, che parlano ovviamente in prima persona e raccontano i fatti dal loro personale punto di vista.

In generale si tratta di un modo di scrivere e raccontare molto coinvolgente e mai noioso, soprattutto quando si entra nel vivo della storia. Ma già dall'inizio cattura l'attenzione senza difficoltà.

Insomma, io vi consiglio di leggere questo o altri libri di Collins, soprattutto se il vostro scopo è l'evasione.


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NERVE – Jeanne Ryan

Nerve - Jeanne Ryan

 

Titolo: Nerve

Autore: Jeanne Ryan

Traduttore: I. Ghisletti

Editore: Newton Compton (2017)

Ebook: 211 pagine

Prezzo: 4,99 €


Nerve di Jeanne Ryan è stato per me una delusione su tutta la linea. Al di là del mio gusto personale, la qualità di questo romanzo è oggettivamente scarsa da qualsiasi punto di vista. Compresa la trama, che non riesce affatto a essere "adrenalinica" come promette.

I temi ruotano tutti intorno all'adolescenza. In particolare è molto presente la sfera dell'autostima: in quanto adolescente, la protagonista Vee sente molto forte la paura di non piacere, il bisogno di essere accettata e approvata dagli altri, di soddisfare le aspettative, di dimostrare qualcosa e di conformarsi. Vive molto male il fatto di essere considerata diversa (che poi è solo una sua paranoia). In più, ovviamente, ci sono amore e amicizia, che in generale possono essere molto profondi anche nell'adolescenza, ma non lo sono affatto in questa storia.


I personaggi sono pietosi, sul serio. Le descrizioni fisiche sono appena sufficienti, il resto decisamente no.

In particolare la protagonista è stupida e del tutto vuota, lamenta il fatto di essere diversa dagli altri suoi coetanei ma non lo è affatto, ha solo più paura dei giudizi e quindi non lo manifesta con la stessa libertà. Non ha personalità, e anche il suo partecipare al gioco non è mai davvero un mettersi alla prova in modo costruttivo, ma sempre e solo un modo per attirare l'attenzione, unito al desiderio di vincere premi idioti che – anche quelli – possano migliorare il suo status sociale (per esempio delle scarpe alla moda, per intenderci). Insomma, io capisco che questo bisogno possa essere forte a quell'età, ma un minimo di spessore e personalità puoi già averli anche prima della pubertà, eh.

Ovviamente, nonostante tutto questo e nonostante le sue paranoie, in realtà tutti la amano, perché figuriamoci. Alla fine, in modo davvero poco verosimile, si rivela all'improvviso la più intelligente e furba di tutti. Come no.


Lo stile non è niente di particolare, ma per fortuna è semplice e coinvolgente quanto basta per rendere scorrevole la lettura.

I dialoghi sono di una banalità immane, al limite del ridicolo, e rendono ancora più palese l'inesistente personalità dei personaggi. A rimetterci è in particolare Sydney, che parla in un modo che la fa sembrare arrabbiata e acida anche quando non lo è.

Nulla, in questo libro, mi ha suscitato la benché minima emozione (irritazione a parte). Le prove sostenute da Vee non sono per niente interessanti e non si riesce nemmeno a immedesimarsi e partecipare delle sue difficoltà; perfino la prova finale, che dovrebbe tenere il lettore col fiato sospeso e in ansia per i personaggi, sembra sconclusionata e senza significato. Come al solito, comunque, io dovrei smetterla di leggere libri destinati a un target molto più giovane di me. Sarà quello il problema.


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