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IL SEGRETO DEL MALE – Craig Russell

 

Il segreto del male - Craig Russell

Titolo: Il segreto del male

Autore: Craig Russell

Traduttore: A. Russo

Editore: Piemme (2020)

Copertina rigida: 480 pagine

Prezzo: 17,95 €


Il segreto del male di Craig Russell ha una trama che potrebbe essere molto interessante, ma nel complesso mi ha alquanto deluso.

Essendo un thriller dovrebbe tenere col fiato sospeso, cosa che nel mio caso non è riuscito a fare, nonostante non manchino parti che trasmettono inquietudine.

Tra i temi trattati troviamo

  • Malattia mentale, e in particolare il disturbo dissociativo dell'identità. Gli argomenti psichiatrici mi interessano sempre molto, ma qui il disturbo viene trattato in modo fantasioso, con attenzione al lato cattivo dei pazienti, secondo lo stereotipo per cui chi soffre di questo disturbo avrebbe personalità divise tra "buone" e "cattive". A tal proposito:

  • "Il male", anch'esso trattato in modo molto banale, come dire "il diavolo": un'entità ben definita e quasi mitologica che incombe su tutti noi. Per favore.

  • Nazismo. Ecco, questo sì che è un vero male, e l'autore avrebbe potuto approfittarne per approfondire il discorso, invece l'ha messo di sfondo e non se n'è occupato granché.


Per quanto riguarda i personaggi, ho trovato il protagonista Viktor ben poco credibile sin dalle prime pagine. Se uno psichiatra cercasse, come lui, di far ragionare i pazienti in maniera razionale, per me andrebbe radiato dall'albo. Se sei uno psichiatra, il minimo sindacale è che consideri la malattia mentale per quello che è, e che quindi tu sappia che non ha nulla di razionale.

Ad ogni modo, le descrizioni fisiche sono discrete e, più che le personalità, sono chiare le emozioni dei personaggi. Vojtech Skala, il più pericoloso dei pazienti, potrebbe essere un personaggio molto valido, anche con una storia interessante, invece si riduce a una macchietta che ripete sempre le stesse frasi e non incute alcun terrore.


La scrittura è molto scorrevole e non stanca, anche se il romanzo è piuttosto lungo. Le descrizioni sono belle ed efficaci e i dialoghi sono molto presenti, perché i personaggi raccontano in prima persona le proprie storie. Si tratta di colloqui terapeutici. In molti casi sono più che altro monologhi.

Nel complesso, purtroppo, il romanzo non riesce a essere inquietante come dovrebbe. Un'idea sprecata, che poteva essere sviluppata molto meglio. Tra l'altro ho trovato la risoluzione alquanto scontata e prevedibile.

Comunque. Come lettura d'evasione può andare bene.


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SCHEGGE – Sebastian Fitzek

Schegge - Sebastian Fitzek
Titolo: Schegge
Autore: Sebastian Fitzek
Traduttore: C. Crivellaro
Copertina flessibile: 360 pagine
Editore: Elliot (2010)

Schegge è finora il peggior romanzo che ho letto di Sebastian Fitzek. Non solo non è per niente all'altezza degli altri, ma è addirittura povero e ridicolo, per niente credibile. La trama è semplicemente stupida.
Tra i temi:
  • Memoria. Il punto è la cancellazione dei ricordi, che di per sé potrebbe anche essere interessante, ma – mi spiace ripeterlo – il tutto è costruito in maniera davvero ridicola e non verosimile.
  • Identità, che ovviamente è correlata ai ricordi. In pratica: se i nostri ricordi fossero rimossi, saremmo ancora noi stessi?
  • Gaslighting, ovvero quella tecnica di manipolazione mentale che consiste nel far credere a qualcuno di essere impazzito. La cosa triste è che sembra l'autore voglia farlo anche col lettore, ma il tutto risulta incomprensibile solo perché è confuso, non certo ben orchestrato.
  • Amore, gelosia, vendetta.
  • "Giustizia", nel senso di "occhio per occhio". Tema toccato molto brevemente alla fine, non poi così rilevante. E, ancora una volta, vissuto in maniera poco credibile dai personaggi.

A proposito dei personaggi, sono stati una delusione anche quelli. Come dico sempre, in un thriller o un giallo non è necessaria una grande caratterizzazione dei personaggi, perché non è quello il punto; in questo caso però i personaggi neanche ci sono, non lasciano alcun segno, agiscono per modo di dire. Non sembrano persone vere ma dei fantocci. Anche le descrizioni fisiche sono piuttosto vaghe.
Benny, per esempio, dovrebbe essere un personaggio interessante, pieno di contraddizioni: è descritto come molto sensibile e quasi angelico, ma ha anche un lato oscuro. Il problema è che non arriva proprio come persona complessa, ma solo come un elenco incoerente di aggettivi. Come dire "sono angelico e sono anche stronzo, ma non farò niente di sensato per dimostrarlo, credetemi sulla parola".
Il peggio è che alcuni di loro dovrebbero, vorrebbero avere carattere, in particolare la moglie di Marc (non ricordo neanche il nome, pazienza), ma non ci riescono manco per sbaglio.

Lo stile di Fitzek mi è sempre piaciuto, non ha nulla di particolarmente notevole ma è coinvolgente. Tuttavia in questo romanzo perfino lo stile lascia a desiderare. Magari è un problema di traduzione, non saprei. Di sicuro è scorrevole, ma questo è l'unico pregio; per il resto è troppo semplice, quasi elementare (con molti errori, anche). Non mi ha coinvolto affatto. Anche dove dovrebbe esserci pathos... be', c'è, ma nel senso che è patetico, nel modo più negativo possibile.
Insomma, Schegge mi ha lasciato davvero insoddisfatta, non ho proprio nulla di buono da dire. Non lo consiglierei di certo, piuttosto leggete qualcos'altro dell'autore, per esempio La terapia o Il ladro di anime.
Au revoir.

NON È LUI – Sophie Hannah

Non è lui - Sophie Hannah
Titolo: Non è lui
Autore: Sophie Hannah
Traduttore: S. Lauzi
Copertina flessibile: 439 pagine
Editore: Garzanti (2011)
Prezzo: 10,35 €

In giro leggo pareri molto discordanti sui libri di Sophie Hannah, molti si lamentano ma io – da lettrice occasionale e non esperta di thriller – la trovo fantastica. Non è lui è, tra i suoi libri, il terzo che ho letto e tutti mi hanno coinvolto, incuriosito, spinto alla lettura anche quando stavo crepando di sonno.
Credo che spesso non ci sia molto altro da dire sui thriller, perché il loro unico compito è quello di intrattenere e creare suspense, non sono destinati a lasciare qualcosa (per quanto mi riguarda). Infatti non ero certa di voler recensire questo libro, lo faccio solo perché mi ha colpito il modo in cui è trattato il tema principale, ovvero la maternità. Siamo tutti abituati a madri che elogiano i loro figli anche se non sono niente di speciale, che celebrano il miracolo della vita, che ti considerano una merda se non vuoi figli e così via. Ebbene, in questo libro la maternità viene trattata come, ecco... una schifezza. Una cosa orribile di cui ogni madre non necessariamente vorrebbe liberarsi, ma comunque un pensierino ce lo fa volentieri. Viene perfino sottolineata l'"omertà" relativa alla maternità, il fatto che nessuno dica realmente come stanno le cose. Ho apprezzato moltissimo tutto questo.

I personaggi non sono molto interessanti, perché comunque quello che conta è la trama, gli eventi, chi se ne frega della psicologia dei personaggi.
Un minimo di spessore ce l'hanno solo i cattivi, ovvero il colpevole con la sua follia (perché solo di questo si può parlare) e, soprattutto, le madri che si lamentano dei figli; una in particolare. Una donna che esprime i propri sentimenti negativi verso la figlia, la frustrazione che prova nella vita di tutti i giorni a causa della libertà perduta, i limiti imposti alla sua esistenza dal suo essere madre... Tutto ciò la rende ai miei occhi molto interessante.

Infine, lo stile di Sophie Hannah è molto scorrevole, appunto adatto a un thriller. I capitoli si alternano tra il punto di vista della protagonista e quello della polizia che conduce le indagini. Il libro è il terzo della serie Spilling CID, perciò oltre alle indagini ci sono anche le vicende personali dei detective da seguire. Ma qui, a parte un gran colpo di scena, succede ben poco da quel punto di vista.
In dialoghi e descrizioni non ho trovato nulla di notevole. È il classico libro da spiaggia, insieme a tutta la serie, che io continuerò a leggere.

Ovviamente consiglio di cominciare dal primo, in ogni caso Non è lui è qui: https://amzn.to/2NSO6Ya

NON TI CREDO – Sophie Hannah

Non ti credo - Sophie Hannah
Titolo: Non ti credo
Autore: Sophie Hannah
Traduttore: S. Lauzi
Copertina rigida: 378 pagine
Editore: Garzanti (2009)
Prezzo: 9,40 €

Ho letto Non ti credo di Sophie Hannah diversi anni fa, e di solito non rileggo i thriller, perché non c'è gusto quando sai già tutto. Ho riletto questo perché lo ricordavo come uno dei migliori thriller che avessi mai letto, e confermo la mia idea. Dato che si tratta del secondo volume della serie Spilling CID (ma può essere letto come libro indipendente senza alcun problema, come ho fatto io la prima volta), nel frattempo ho letto anche il primo, Non è mia figlia, anch'esso un ottimo thriller che tocca temi interessanti – ma Non ti credo resta a mio parere migliore.
Alcuni temi:
  • Fiducia e tradimento. Il romanzo ci sbatte in faccia una verità che tutti preferiremmo ignorare: faremmo meglio a non fidarci mai di nessuno, perché proprio le persone che più amiamo, quelle che ci sono più vicine, possono farci il male peggiore.
  • Misoginia e violenza sessuale. È su questo che vertono le indagini del sergente Charlie Zailer e del detective Simon Waterhouse (protagonisti dell'intera serie), perché il criminale ricercato è uno stupratore seriale che ha violentato diverse donne, più o meno con le stesse modalità ma affinate nel tempo.
  • Lavoro e successo, quello delle vittime. Lo stupratore sceglie infatti le sue prede tra una serie di donne indipendenti, con lavori di prestigio, spesso libere professioniste o comunque con carriere importanti e molto proficue.
  • Amore, trattato davvero con molto pessimismo. Amore per le persone sbagliate, non corrisposto, cieco e capace di giustificare le azioni più abiette.

I personaggi sono descritti bene, con molti dettagli, e anche le loro personalità sono descritte più che mostrate. Inoltre sembra che tutti siano o patetici, e quindi deboli, o aggressivi, e quindi "forti" (si fa per dire). Comunque nel complesso li ho trovati ben fatti ed efficacemente ambigui, considerato anche che in genere nei thriller non si presta molta attenzione alla caratterizzazione, perché la parte importante è costituita dagli eventi.
Naomi, protagonista della vicenda nonché voce narrante di alcuni capitoli, non mi è risultata molto simpatica, sembra illogica e presuntuosa, ma per fortuna alla fine rinsavisce un minimo.

Ho apprezzato lo stile che, come sempre nei thriller (almeno in quelli buoni), è molto scorrevole e coinvolgente, incuriosisce e spinge a continuare la lettura. In realtà si potrebbe parlare di stili al plurale, perché i capitoli sono suddivisi tra il racconto di Naomi in prima persona e le indagini della polizia (e anche le vite private dei detective).
Le descrizioni sono buone, i dialoghi funzionali alla narrazione ma non particolarmente notevoli. Una cosa che mi ha stranito è l'uso continuo di imperativi, come se tutti si dessero ordini a vicenda. Non so se sia un "problema" della traduzione o se fosse intenzionale da parte dell'autrice.
In ogni caso la vicenda è molto ben orchestrata e crea la giusta suspense dovuta da un thriller. Consiglio la lettura agli amanti del genere senza ombra di dubbio.

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YOU – Caroline Kepnes

You, Caroline Kepnes
Titolo: You (anche col titolo Tu)
Autore: Caroline Kepnes
Traduttore: P. Bertante
Copertina flessibile: 422 pagine
Editore: Mondadori (2019)
Prezzo online: 14,45 €

Ho voluto leggere You di Caroline Kepnes perché ho intenzione di vedere la serie al più presto. L'idea di raccontare lo stalking dal punto di vista dello stesso stalker è di certo buona e originale, ma proprio per questo mi aspettavo di più dal libro. Per essere un thriller mi ha messo ben poca tensione addosso.
Si fa presto a capire quali siano i temi del libro, ovviamente:
  • Stalking, per l'appunto. L'ossessione per una persona, il vivere e l'agire sempre e comunque in funzione di quella persona, in modo decisamente non sano.
  • Amore, se vogliamo. Di sicuro è una cosa abbastanza malata da dire, ma io a tratti l'ho trovato romantico. Mi rendo conto che essere spiati e perseguitati non dev'essere bello, ma se una persona pensasse sempre a voi, se per lui/lei non esistesse nessuno in grado di competere con voi, non sareste lusingati? (No, sono io la pazza, lo so.)
  • Fiducia e inganno, menzogna e manipolazione. Sembra che io stia continuando a parlare di stalking? Ebbene no, perché tutti i personaggi – non solo il protagonista – sono delle persone pessime.
  • Autostima, ricerca di approvazione. La differenza tra essere e apparire. Insomma, gli esseri umani.

I personaggi sono l'elemento più fastidioso. Il protagonista Joe è l'unico interessante, nonostante sia uno psicopatico. È caratterizzato in modo discreto, anche se a me è sembrato poco inquietante come stalker. È un libraio, sa un sacco di cose ed è la voce narrante del libro, che è quindi pieno di citazioni interessanti: letterarie, cinematografiche, musicali ecc. I suoi sentimenti sono molto intensi, come è ovvio – altrimenti non diventerebbero ossessivi. Insomma, con una persona simile, pazza o meno, io ci parlerei volentieri.
Non posso dire lo stesso degli altri. Prima fra tutti Beck, la "vittima". Lo scrivo tra virgolette perché è così insopportabile, manipolatrice, stronza e narcisista che la vera vittima è Joe. Non si capisce perché lui sia ossessionato proprio da una cretina simile.
Gli altri personaggi sono come lei. Una manica di esseri ignobili e/o irritanti. Che fastidio.

Lo stile di Caroline Kepnes non mi ha preso molto, il che è un grosso difetto per un libro del genere. Non solo perché è un thriller, ma proprio per i temi trattati. Nello stalking la paura e l'inquietudine sono determinanti, e io non ho sentito niente di tutto ciò. Nemmeno l'ossessione di Joe si percepisce: sembra che pensi a Beck solo perché non ha di meglio da fare.
Tutto è raccontato da lui, perciò anche le descrizioni sono fatte dal suo punto di vista, e risultano efficaci. Per il resto ci sono parti noiose, come per allungare il brodo raccontando cose irrilevanti. Inoltre ho trovato molti refusi e una fastidiosa ripetizione della parola "minchia". Pare tradotto da un siciliano non troppo istruito.
Ci sono degli aspetti interessanti nel libro, ma io posso consigliarvelo solo da leggere sotto l'ombrellone. Se cercate qualcosa di più serio, o un thriller decente che vi tenga davvero sulle spine, cercàtene un altro.

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IL BAMBINO – Sebastian Fitzek

Il bambino, Sebastian Fitzek
Titolo: Il bambino
Autore: Sebastian Fitzek
Traduttore: E. Cambini
Copertina flessibile: 318 pagine
Editore: LIT - Libri in Tasca (2012)
Prezzo online: 9,90 €

Come ho già detto qui, Sebastian Fitzek è il mio autore di thriller preferito. Il bambino è il suo terzo romanzo che leggo e non mi ha deluso neanche stavolta. A dire il vero, rispetto agli altri due è più poliziesco e meno psicologico, però riesce comunque a risultare interessante e trascinante.
Come per ogni buon thriller, il fulcro del romanzo è la trama. Si tratta perlopiù di indagini, ma vengono toccati temi molto delicati:
  • Reincarnazione. Esiste una vita dopo la morte? Questa domanda si pone sin dall'inizio, quando Simon, che ha 10 anni, confessa di aver commesso dei delitti 11 anni prima. E poi anche 15.
  • Malattia e morte. Simon è un malato terminale e Robert Stern, vero protagonista della storia, ha subito una grave perdita che, giustamente, condiziona tutta la sua vita, come anche quella di altre persone intorno a lui.
  • Abusi e pedofilia. Ahimè, certe parti, certe descrizioni, certe informazioni mi hanno fatto davvero orrore e mi hanno disgustata. Ma anche questo è un merito del libro.
  • Giustizia e religione. È corretto usare la violenza per fare giustizia? Vogliamo chiederlo a Dexter Morgan?
  • Famiglia, amore e banalità simili, perché sì. La parte finale è anche piuttosto sdolcinata, ma okay, c'era da aspettarselo.

I personaggi del romanzo non sono niente di eccezionale, perché – appunto – nei thriller l'importante è la trama. Hanno pochi tratti distintivi, dei punti di forza e dei punti deboli che li rendono umani e a volte anche teneri, ma in ogni caso non spicca nessuna personalità.
Le descrizioni fisiche in compenso sono buone e perfino minuziose, a volte.

Anche per quanto riguarda lo stile non posso spendere troppe parole buone. È molto scorrevole e fa il suo buon lavoro, come ho detto trascina il lettore e si legge con avidità, ma continuo a ripetere che a fare un buon thriller è la trama, sono gli avvenimenti, la curiosità che inducono. Uno stile semplice e scorrevole completa il tutto, se così non fosse il libro verrebbe appesantito inutilmente. In alcuni momenti, comunque brevi, mi sono annoiata, ma poi la suspance e la curiosità tornano molto rapidamente e si vuole solo andare avanti e saperne di più.
Le descrizioni ambientali sono appena sufficienti, e in fondo non necessarie.
Se cercate alta letteratura, quindi, vi sconsiglio il libro (e del resto dubito che possano piacervi i thriller), ma se siete amanti del genere non potete lasciarvi scappare Fitzek. Io continuerò senz'altro a leggere i suoi libri.

Il bambino lo trovate qui: https://amzn.to/2QF2pU1

UNA STAGIONE SELVAGGIA – Joe R. Lansdale

una stagione selvaggia joe r. lansdale
Titolo: Una stagione selvaggia
Autore: Joe R. Lansdale
Traduttore: C. Prinetti
Copertina flessibile: 184 pagine
Editore: Einaudi (4 ottobre 2016)
Prezzo online: 10,20 €

Vi dico subito che Una stagione selvaggia di Joe R. Lansdale non mi è piaciuto.
Due amici molto maschi e virili vengono coinvolti nell'appassionante ricerca di un malloppo di banconote smarrito in un fiume. Per tutto il tempo fanno i duri e sprizzano testosterone da tutte le parti, tranne che in presenza della pollastrella di turno, che guarda caso possiede tutte le caratteristiche che fanno impazzire gli uomini.
Visto il genere, questo romanzo vorrebbe forse creare suspance, incuriosire, ma vi dirò che io non ero per nulla curiosa. È il primo della serie con protagonisti Hap Collins e Leonard Pine, e io mi guarderò bene dal leggere gli altri.

Tutti i personaggi mi sono sembrati delle macchiette, degli stereotipi, come del resto ho già detto. I protagonisti sono dei maschioni, dei veri duri: le loro conversazioni sono scurrili, ricche di volgarità e insulti reciproci, perché è così che i veri uomini interagiscono tra di loro, e le attività preferite implicano l'uso di armi o della forza fisica, perché ognuno dei due deve dimostrare di essere più bravo e più forte dell'altro. A Leonard, però, concedo una buona dose di ironia. Almeno quello.
Anche gli altri personaggi sono poco credibili, soprattutto Trudy, che sembra essere l'unica donna esistente sulla terra e, per la gioia di tutti, è bella, bionda, formosa e ogni sua parola o gesto provoca esplosioni nelle mutande di tutti gli uomini nel raggio di un chilometro, tranne quelli omosessuali (ma forse anche quelli).
Ma sul serio, Lansdale? Avrei potuto anche stimarti, ma così non ci siamo proprio.

Lo stile dell'autore è apprezzabile, ma lo so soprattutto grazie alla lettura di un altro libro, Acqua buia, perché qui – ripeto – il linguaggio è quello dei maschioni, un'esasperante ripetizione di «cazzo» e «culo», quindi non mi ha coinvolto più di tanto. Questo libro sembra scritto proprio a beneficio di quel tipo d'uomo che beve birra e poi accartoccia la lattina asciugandosi la bocca col dorso della mano, per poi concludere in bellezza con un sonoro rutto.
In compenso è abbastanza breve.
So che Lansdale piace molto anche dalle donne, e del resto io stessa ho apprezzato Acqua buia, ma credo che Una stagione selvaggia avrebbe potuto piacermi solo se fossi stata un uomo, e non uno qualunque, ma uno molto sessista e con velleità da vero duro.

Ad ogni modo: http://amzn.to/2hmdjKs

LA VERITÀ DI AMELIA – Kimberly McCreight

la verita di amelia kimberly mccreight
Titolo: La verità di Amelia
Autore: Kimberly McCreight
Traduttore: C. Salina
Copertina flessibile: 400 pagine
Editore: TEA (8 ottobre 2015)
Prezzo online: 10,20 €

Voto: ***

A Kimberly McCreight devo riconoscere il merito di avermi tenuta davvero incollata alle pagine. La verità di Amelia è un libro che si fa leggere avidamente, tuttavia non mi sento di dare più di tre stelline perché troppe cose non mi hanno convinta.
Kate Baron riceve una chiamata dalla scuola di sua figlia Amelia, che si è messa nei guai per aver copiato un compito. Ma Amelia è sempre stata una studentessa modello, perciò un tale comportamento è decisamente sospetto. Come se non bastasse, quando arriva a scuola Kate scopre che Amelia si è suicidata, forse per l'umiliazione subita. All'iniziale disperazione e a un paio di strani messaggi, seguono indagini che metteranno in luce tanti aspetti di Amelia che Kate non conosceva affatto.
Al di là dell'indagine, il libro è una roba adolescenziale con i soliti ingredienti: amicizia&amore, bullismo, sessualità, ricerca di approvazione e l'immancabile blog con i pettegolezzi della scuola. Da Gossip Girl in poi, quello è diventato un must.

I personaggi del romanzo sono piuttosto interessanti, hanno dei caratteri a volte incoerenti ma questo li rende più veri. Più che altro, hanno tutti caratteri abbastanza forti, come amplificati, netti. Tutti tranne Dylan, forse, ma anche per quello c'è un motivo, quindi direi che l'autrice li ha comunque studiati tutti con una certa attenzione. Malgrado ciò, non mi ha soddisfatta la sfera emotiva di nessuno di loro. Le emozioni dei personaggi si fanno sentire soprattutto nell'ultima parte, man mano che ci si avvicina alla fine, ma per il resto ho trovato il libro emotivamente piatto. In particolare Kate, da madre devastata quale dovrebbe essere (e lo è, a parole), non mi ha trasmesso proprio nulla. Ho letto il racconto delle sue emozioni come una lista della spesa, non le ho sentite.
Inoltre, nonostante i vari colpi di scena, nemmeno la scoperta dei colpevoli mi ha stupito. Ce ne sono diversi: quello che scrive il blog, quello che manda i messaggi a Kate, quello che li manda ad Amelia e così via, non è tutto opera della stessa persona. E ammetto che l'autore del blog mi ha lasciata di stucco, ma tutti gli altri invece li avevo individuati.

Lo stile è da una parte apprezzabile perché, come ho detto, mi ha davvero trascinata; dall'altra, però, non posso dire niente di eccezionale sull'uso delle parole o della grammatica e, in generale, la scrittura mi è parsa asettica. Alcune frasi poi sono proprio banali. Per non parlare delle chat, forzatamente scritte in linguaggio da teenager, a mio parere poco credibile.
All'inizio i salti temporali mi hanno un po' confuso.
Tirando le somme, dunque, non mi è sembrato un romanzo particolarmente buono ma, se vi piacciono i thriller e quella sensazione di volerne sapere sempre di più, potrebbe fare al caso vostro. È comunque una lettura molto piacevole.

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SCHEGGE DI VETRO – Patricia Highsmith

schegge di vetro patricia highsmith

Titolo: Schegge di vetro
Autore: Patricia Highsmith
Traduttore: E. Groppali
Copertina flessibile: 207 pagine
Editore: Bompiani (26 febbraio 2003)
Prezzo online: 6,71 €

Voto: ***

Schegge di vetro di Patricia Highsmith è una raccolta di racconti che io, essendo rimbambita, ho iniziato a leggere convinta che fosse un romanzo. Il primo "capitolo" mi ha subito colpito, e ho pensato che la lettura sarebbe stata di sicuro interessante. Il secondo però non c'entrava nulla col primo. E il terzo non c'entrava nulla con nessuno dei due precedenti, per cui mi sono posta qualche domanda. E ho capito, finalmente, che erano racconti autoconclusivi. Meglio tardi che mai, si dice.
Demenza a parte, comunque, i racconti sono interessanti e abbastanza inquietanti, macabri a volte, eppure raccontati con nonchalance, come se si trattasse di fatti normali. È inutile che io vi racconti tutte le trame, ma posso dirvi che vengono toccati diversi temi, tra cui il coraggio e la viltà, il suicidio, la paura e, in particolare, in ognuno dei racconti sembra esserci almeno uno psicopatico. Tranne forse nell'ultimo, che ho trovato un po' diverso dagli altri.

I personaggi sono dunque la parte migliore del libro. Questo perché, appunto, nella loro psicopatia (per essere politicamente corretta dovrei forse parlare di disturbo antisociale di personalità) sono resi davvero bene. Così bene che quasi non te ne accorgi, che sono psicopatici: ti poni solo delle domande semplici, per esempio "perché questa non non si impegna per impedire al figlio di mettersi in situazioni pericolose?", "perché non sembra addolorata dall'accaduto?" e così via. Hanno emozioni troppo blande rispetto agli eventi, sembrano non avere personalità, ma si percepisce che invece ce l'hanno, solo che è disturbata. Trattandosi di racconti, i personaggi non sono indagati molto in profondità, eppure la Highsmith è riuscita a caratterizzarli molto bene nel poco spazio a disposizione, attraverso i loro pensieri più che comportamenti.

Anche lo stile è notevole. Sin dalle prime pagine ho trovato il libro ben scritto, con un linguaggio secco e diretto ma curato, scorrevole quanto basta per tenere viva l'attenzione. A tratti è confuso e delirante, non si capisce quasi cosa è reale e cosa no, ma questo è un altro punto di merito, visti il tipo di racconti e i personaggi. Anche le descrizioni sono buone.
Era da tempo che volevo leggere qualcosa di Patricia Highsmith, però avrei preferito un romanzo. Cercherò di farlo al più presto ma nel frattempo, malgrado io non ami i racconti, sappiate che questi non mi hanno deluso.

Anche Schegge di vetro lo trovate su Amazon: https://amzn.to/2EwtNIS

UNO DI NOI STA MENTENDO – Karen M. McManus

Titolo: Uno di noi sta mentendo
Autore: Karen M. McManus
Traduttore: R. Verde
Copertina rigida: 298 pagine
Editore: Mondadori (6 marzo 2018)
Prezzo online: 12,75 €

Voto: ****

Con Uno di noi sta mentendo Karen McManus ha scritto un thriller (anche se a me sembra più un giallo) che fa benissimo il suo lavoro: tenere incollati alle pagine, bevendole letteralmente per sapere tutto.
Cinque studenti scontano insieme un'ora di punizione in un'aula scolastica e uno di loro è Simon, il quale gestisce un'app con cui svela ogni giorno i segreti della popolazione scolastica. Durante la punizione Simon muore sotto gli occhi di tutti; presto si capirà che si è trattato di un omicidio e gli altri quattro ragazzi sono i primi indagati, tanto più che sono i protagonisti di un post di Simon che avrebbe dovuto vedere la luce di lì a poco. Chi di loro sta mentendo?
Al di là del delitto, il libro si regge su temi che riguardano soprattutto identità, autoaffermazione, reputazione ed etichettamento. Più in generale le relazioni sociali: è molto presente l'ipocrisia.

I personaggi di questo romanzo mi hanno stupito perché, nonostante la caratterizzazione sia insufficiente, loro sono comunque ben ideati. Come dice Simon all'inizio, gli altri quattro incarnano gli stereotipi presenti in ogni storia adolescenziale che si rispetti: la secchiona perfettina, il vandalo problematico, il ragazzo e la ragazza più belli e popolari della scuola. Eppure nessuno di loro è quello che sembra, sono tutti pieni di sorprese. Inoltre si evolvono nel corso della storia, in maniera significativa anche se, nel caso di Addy, mi è sembrata troppo rapida.
Anche le descrizioni fisiche sono buone. I personaggi sono di sicuro la cosa più interessante del libro, ci si affeziona a loro e si spera fino alla fine che nessuno sia colpevole.

Dello stile invece, o almeno della traduzione, non posso parlare molto bene. La prosa è senz'altro scorrevole e coinvolgente, ma è piena di refusi ed errori grammaticali.
In ogni caso il libro è molto molto coinvolgente, incuriosisce sin dall'inizio e in ogni capitolo spunta fuori qualche particolare che alimenta la curiosità. E non si tratta solo di voler sapere chi è l'assassino, ma è intrigante soprattutto seguire le storie dei protagonisti. Se tutti i libri fossero così coinvolgenti forse molta più gente leggerebbe.
Il finale mi ha un po' deluso, l'ho trovato banalotto e speravo anche in un colpevole più insospettabile, ma non importa.

Il libro è uscito da pochissimo in Italia, qualcuno di voi l'ha già letto?
Potete acquistarlo qui: http://amzn.to/2FMIvkB

PSYCHO – Robert Bloch

Titolo: Psycho
Autore: Robert Bloch
Traduttore: M. Rinaldi
Copertina flessibile: 187 pagine
Editore: Bompiani (29 ottobre 2015)
Prezzo: 9,0 €

Voto: ***

Guardando la serie Bates Motel, ho deciso anche di leggere Psycho di Robert Bloch. Il famosissimo film di Alfred Hitchcock l'avevo già visto milioni di anni fa.
La trama la conosciamo tutti: Mary fugge con un sacco di soldi e va a finire per sbaglio nel motel di Norman Bates. Questo è un quarantenne mai cresciuto davvero, che vive e gestisce il motel insieme alla madre malata, che tutti nei dintorni credono morta. Mary viene presa a coltellate sotto la doccia. Seguono indagini e colpo di scena finale.
Psycho è un ottimo thriller, in cui l'effetto sorpresa è, ahimè, compromesso dalla fama che lo precede, ma ciò non ne sminuisce la qualità. Il perno attorno al quale gira tutta la vicenda è l'omicidio, ma gli elementi più interessanti sono la personalità e i pensieri di Norman, il suo rapporto con la madre e con le altre persone. Robert Bloch è riuscito a rappresentare con chiarezza il suo disturbo, anche se a mio parere non gli ha dato il nome giusto. Alla fine, infatti, Norman viene definito uno psicopatico, ma per essere precisi bisognerebbe parlare di (SPOILER!) disturbo dissociativo dell'identità.
Purtroppo il mistero viene svelato in maniera poco chiara e questo è un peccato, perché invece avrebbe dovuto essere il momento clou della vicenda, come è infatti nel film di Hitchcock. Molto bello invece il finale.

I personaggi del romanzo vengono mostrati in maniera estremamente chiara. Non solo le descrizioni fisiche sono molto accurate (confesso che mi ha perfino infastidito che siano così diverse rispetto agli attori del film!), ma anche la caratterizzazione è ottima: le sequenze di pensieri e comportamenti, azioni e reazioni sono perfettamente chiare e logiche. Per ogni azione di ogni personaggio viene mostrato anche il ragionamento che l'ha determinata, e in questo modo Robert Bloch ci offre la psicologia dei personaggi su un piatto d'argento, ogni loro fantasia, progetto e atteggiamento. Ci permette di conoscerli come persone vere, anzi di più, ci fa guardare dentro di loro.
Questo è evidente soprattutto per quanto riguarda Lila, sorella di Mary, oltre che – ovviamente – per Norman, che è un protagonista perfetto per un thriller.

Lo stile mi ha lasciata un po' perplessa: la traduzione è piena di errori grammaticali anche grossolani, e la prosa è noiosa e soporifera, il linguaggio antiquato. I fatti salienti sono tutti concentrati all'inizio e alla fine del libro; l'indagine non ha quasi nulla di interessante. Non mi ha preso come avrebbe dovuto, trattandosi di un thriller. Le descrizioni degli ambienti invece sono ottime, come quelle dei personaggi.

Chi di voi ha già letto questo libro? Cosa ne pensate?
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BUNKER DIARY – Kevin Brooks

Titolo: Bunker Diary
Autore: Kevin Brooks
Traduttore: P. A. Livorati
Copertina flessibile: 277 pagine
Editore: Pickwick (2017)
Prezzo online: 8,41 €

Bunker diary di Kevin Brooks dovrebbe essere un romanzo per ragazzi, e a me sembra una definizione a dir poco riduttiva.
Il sedicenne Linus si ritrova dentro un bunker, all'inizio da solo, poi scopre l'esistenza di altre cinque stanze. Stanze che a poco a poco si popoleranno, fino a quando il bunker sarà abitato da sei persone che non hanno idea di come uscirne, e che saranno messe a dura prova senza sapere nemmeno da chi.
Il libro tocca diversi temi, racconta di tante cose. Per cominciare, dei rapporti tra le persone, ancora più difficili se forzati come in questo caso. È una riflessione sulla contrapposizione tra "l'unione fa la forza" e "chi fa da sé fa per tre", e non si capisce quale delle due strategie sia la più efficace.
Parla di libertà, di come diamo per scontate cose che invece dovremmo apprezzare molto di più, e di quanta importanza diamo invece a cose futili, che riteniamo bisogni quando sono solo vizi; di speranza, di accettazione e di autoannullamento, di impotenza; della relatività della fiducia, perché chi può sapere di cosa è capace un'altra persona? Non lo sa nemmeno lei.
Parla anche di forza, di come spesso pensiamo "non ce la faccio" e poi ci ricrediamo, se non altro perché siamo costretti a farcela; parla di sconfitta, di rassegnazione e disperazione, di cosa si può arrivare a fare quando non si ha più scelta e di come si possano manipolare le persone tramite le loro debolezze e le loro necessità, di come si possa indurre la follia.
Infine ci sono anche l'amore, la condivisione e tutte le cose che, anche contro la nostra volontà, creano legami tra noi e gli altri.

I personaggi sono variegati, descritti sin dalla loro prima apparizione, specie negli atteggiamenti e nelle movenze. Sono anche ben caratterizzati ed è reso bene anche il loro cambiamento con l'aumentare della disperazione. I loro caratteri, anche quando – per forza di cose – vengono esasperati, restano perfettamente riconoscibili.
Linus scrive in prima persona, tramite appunti su un taccuino, perciò vediamo lui attraverso le sue parole e gli altri personaggi attraverso i suoi occhi. La sua scrittura, come anche il suo pensiero, cambia efficacemente insieme alle condizioni, perciò assistiamo alla sua evoluzione fino alla fine che, personalmente, ho trovato agghiacciante, non solo per il contenuto ma anche per lo stile.

Quest'ultimo è molto semplice, perché come ho detto si tratta degli appunti di Linus. È quindi molto centrato sulle sue sensazioni e percezioni e trasmette tutta la sua angoscia e la sua disperazione in modo doloroso: è il racconto di una persona che vive una situazione particolare con ansia e paura costanti, che arrivano al lettore anche quando lui non ne parla direttamente.
Le descrizioni sono buone, così come i dialoghi, a cui ogni personaggio contribuisce in modo personale, con reazioni verbali che possono essere solo sue.
Se non fosse chiaro, Bunker diary mi è piaciuto un sacco: mi ha coinvolto, incuriosito e trascinato dalla prima all'ultima pagina, l'ho letto avidamente anche se, purtroppo, tutte le domande rimangono senza risposta.
Dirò una cosa molto azzardata: mi ha ricordato a tratti The experiment che, tra parentesi, dovreste proprio vedere. Soprattutto, guardate l'originale tedesco, non i remake americani.

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IL LADRO DI ANIME – Sebastian Fitzek

Voto: 4/5

Caspar si ritrova ricoverato in una clinica psichiatrica, per un'amnesia che gli impedisce di ricordare e mettere insieme tutti gli elementi che formano la sua identità. È la vigilia di Natale, c'è una tempesta di neve e tutti coloro che vi si trovano dentro restano bloccati nella clinica. In più, pare che l'ultimo paziente ricoverato sia il cosiddetto "Ladro di anime", colpevole di aver ridotto praticamente a delle amebe diverse donne, e adesso anche Sophia, dottoressa della clinica che Caspar tenterà di salvare, affrontando man mano i suoi ricordi che riaffiorano.
Vista l'ambientazione, i temi del romanzo riguardano argomenti psichiatrici. La pazzia, per farla breve. La fragilità del cervello umano, l'identità e la fuga da sé stessi. E poi la fiducia, in sé e negli altri, e la vendetta. È anche un libro pieno di enigmi, sia espliciti che impliciti. Addirittura l'ultima risposta è contenuta nei ringraziamenti, quindi è bene leggere anche quelli.

I personaggi sono ben descritti sin dall'inizio, e resi in maniera efficace anche nella pazzia: parlo in particolare di Linus. Eppure, nonostante si tratti di un thriller psicologico, nessuno mi è sembrato particolarmente approfondito da quel punto di vista.
Tra i personaggi più riusciti troviamo Bachmann, con tutti i suoi comportamenti sospetti, e Tom, nel suo essere impulsivo e stronzo. Quest'ultimo è un idiota particolarmente fastidioso, e per avere una percezione del genere è necessario che il personaggio sia ben caratterizzato, quindi complimenti a Fitzek.
Di Caspar, per ovvi motivi, emergono man mano diversi aspetti, che però riguardano sì la sua identità, ma non molto la personalità.
Sophia è un personaggio che ho trovato molto ben costruito e per certi versi sorprendente. Comunque in questo caso non si può parlare di caratterizzazione, perché è praticamente catatonica per tutto il tempo.
Alcuni personaggi, infine, li ho trovati del tutto superflui.

Lo stile di Fitzek è trascinante e coinvolgente, proprio come si confà a un buon thriller, anche se a tratti lo trovo un po' troppo banale e perfino infantile. Chissà se è colpa dell'autore o dei traduttori. In ogni caso tiene ben incollati alle pagine e mantiene viva la curiosità, e questa storia mi è parsa promettente sin dall'inizio. È inquietante, crea la giusta suspance, lascia cadere sospetti su diversi personaggi per confondere quanto basta, si interrompe nei momenti più opportuni. I fatti e i ricordi di Caspar si susseguono al giusto ritmo.
Ammetto di aver considerato, durante la lettura, quella che poi si è rivelata la soluzione dell'enigma, ma l'avevo subito esclusa e, alla fine, mi è comunque risultata sorprendente. Il finale assoluto del libro, invece, è piuttosto scontato, ma comunque apprezzabile.
Io non sono un'amante dei gialli o dei polizieschi, ma i thriller psicologici mi piacciono parecchio. Questo è il secondo romanzo che leggo di Fitzek e in entrambi i casi ho avuto l'impressione di aver trovato esattamente quello che cercavo. Quando penso "thriller psicologico" io penso "Fitzek". Finora non ho avuto il piacere di trovarne altri così soddisfacenti. Tra l'altro, questo libro fa piccoli riferimenti a personaggi del primo, per cui, se foste interessati all'autore, vi suggerisco di leggere i suoi romanzi nell'ordine in cui li ha scritti, come sto facendo io. (Il primo è La terapia.)