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IL VIAGGIO NEL PASSATO – Stefan Zweig

 

Il viaggio nel passato

Titolo: Il viaggio nel passato

Autore: Stefan Zweig

Traduttore: A. Ruchat

Editore: Ibis (2012)

Copertina flessibile: 84 pagine

Prezzo: 7,60 €


Non spenderò molte parole per parlare del Viaggio nel passato di Stefan Zweig, che tra l'altro è anche brevissimo. Ho detto tante altre volte che amo follemente questo autore; il libro in questione non mi ha forse colpito quanto altre sue opere, ma in realtà non è da meno e credo che lo rileggerò presto.

Il tema fondamentale è l'amore: un amore interrotto dalla guerra e mai soddisfatto, poi ritrovato e che, nonostante questo, lascia comunque quell'insoddisfazione, quella sensazione di incompiuto. Un amore che è più vivo nei pensieri e nelle idee che non nei fatti concreti. L'amore con le sue dinamiche di potere e schiavitù.


I personaggi, com'è tipico di Zweig, non sono descritti in modo molto approfondito da un punto di vista estetico, perché non avrebbe senso e sarebbe superfluo. Zweig indaga la psicologia dei personaggi, ritrae in modo magnifico le loro emozioni, i loro stati d'animo e le relative manifestazioni, gli sguardi e i gesti. Non ci dice esattamente come appaiono, eppure possiamo immaginarli senza alcuna difficoltà: questo è il grande talento dell'autore.


Sullo stile di Zweig non potrei mai avere nulla da ridire perché è perfetto. Scrittura meravigliosa, coinvolgente e scorrevole ma mai vuota, anzi pregna di significati e di sostanza. Perfette anche le descrizioni. Le poche presenti, cioè.

Zweig è uno dei pochissimi autori di cui leggerei veramente tutto, perché so che ne vale sempre la pena anche solo per la sua prosa.

Purtroppo questa edizione fa schifo, ma mi pare non ce ne siano altre in giro. Il testo è pieno di refusi, alcune parole sono del tutto mancanti e la punteggiatura è messa a caso. Non so come si faccia a pubblicare roba così, capisco che errare è umano ma non ci vuole molto a revisionare un testo così breve. Comunque.


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L'UMILIAZIONE DEI NORTHMORE – Henry James

L'umiliazione dei Northmore, Henry James
Titolo: L'umiliazione dei Northmore
Autore: Henry James
Traduttore: E. Giachino
Copertina flessibile: 44 pagine
Editore: Elliot (2017)
Prezzo online: 4,99 € (ebook)

L'umiliazione dei Northmore è un racconto di Henry James, autore celeberrimo che io non avevo ancora mai letto. Non mi ha dato grandi soddisfazioni, ma si tratta solo di un breve racconto, sono ancora curiosa di leggere qualcosa di più sostanzioso.
Il tema fondamentale dell'Umiliazione dei Northmore è la rivalità tra due uomini, appunto Lord Northmore e il signor Hope che, a differenza del primo, non è mai riuscito ad affermarsi nella vita e nella carriera, pur essendo più intelligente. Entrambi muoiono all'inizio del racconto; la rivalità e l'ingiustizia vengono raccontate dal punto di vista della vedova Hope, che le vive in maniera bruciante, a quanto pare molto più del marito.
La rivalità tra i due uomini si trasferisce quindi sulle mogli. Mrs Hope vorrebbe tanto umiliare Mrs Northmore, nonché il ricordo del suo insulso e celebre marito, e in realtà non ne avrà neanche bisogno, perché ci penseranno da soli.
Ho trovato il finale insoddisfacente, e in generale credo che la storia potesse essere sviluppata in maniera molto più approfondita. In altre parole, è uno di quei casi in cui un libro mi sembra troppo breve e vago. Incompleto.

L'unica vera protagonista del racconto è Mrs Hope. Il presente e il passato sono interamente raccontati dal suo punto di vista, e gli altri personaggi vivono nel libro solo in virtù dei sentimenti di lei nei loro confronti. Sono quindi delle figure quasi indistinte, mentre lei è caratterizzata molto bene, proprio tramite la forza delle sue emozioni: l'invidia, il senso di ingiustizia, il desiderio di vendetta, il risentimento nei confronti non solo dei Northmore, ma anche di tutti coloro che in qualche modo hanno favorito l'affermazione sociale di Lord Northmore e, anche dopo la sua morte, continuano a mostrare il loro rispetto per il defunto assecondando con entusiasmo la vedova. È facile sentirsi partecipi e solidali nei confronti della signora Hope.
Sono invece assenti le descrizioni fisiche.

Lo stile di Henry James è molto scorrevole, pulito e lineare, ma anche piuttosto vuoto. Non c'è nulla da segnalare, si fa leggere con piacere ma non c'è un solo periodo, una sola parola che io abbia trovato apprezzabili. E mi dispiace.
Voglio sottolineare ancora una volta, tuttavia, che il libro è davvero breve, e mi sembra un po' poco per poter valutare lo stile dell'autore.
Nel frattempo posso solo dirvi che questa è stata una lettura piacevole e che di sicuro leggerò altro di Henry James.

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RACCONTI DI PIETROBURGO – Nikolaj Gogol'

Titolo: Racconti di Pietroburgo
Autore: Nikolaj Gogol'
Traduttore: F. M. Mariano
Copertina flessibile: 224 pagine
Editore: Mondadori (1990)
Prezzo: 8 €

Avevo già letto i Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol' mille anni orsono, e me li ricordavo piuttosto leggeri e umoristici. Non so perché; stavolta mi hanno alquanto angosciato.
Diciamo che l'umorismo, o almeno un pizzico d'ironia, non manca, e si sfocia nel grottesco soprattutto con Il naso; comunque non sono certo raccontini scritti per divertire. Gogol' fa un ritratto della società pietroburghese non proprio positivo e tocca, tra gli altri, i seguenti temi:
  • Reputazione e tutto ciò che comporta. Come spesso nei classici russi e, in genere, in un certo tipo di società, la reputazione è tutto: ognuno è identificato da titoli, meriti, riconoscimenti, dal suo reddito e dal suo abbigliamento. E le donne dalla loro bellezza. Tuttavia l'apparenza inganna, e troviamo qui riferimenti a una sorta di legame tra ricchezza e corruzione da una parte e, dall'altra, povertà e disperazione, perdizione e angoscia (Il cappotto), ma anche serenità (Il ritratto). Per farla breve, i poveri non possono che essere vittime dei ricchi, o di chiunque stia più in alto nella gerarchia sociale. A proposito:
  • Politica, burocrazia e giustizia. Quest'ultima praticamente inesistente per i motivi di cui sopra.
  • Maschilismo e stereotipi (estesi anche al di là del genere). Anche questi sono temi ricorrenti nei classici russi, tanto che dovrei smetterla di menzionarli perché non sono neanche temi, sono semplicemente elementi costitutivi della società.
  • Arte e talento vs produrre per vendere (Il ritratto). Un tema attualissimo e a noi molto familiare, direi.
  • Pazzia.

Nei racconti non c'è mai molto spazio per l'indagine dei personaggi. Le descrizioni fisiche sono sufficienti, mentre la caratterizzazione è affidata, più che a gesti o comportamenti, alle storie dei personaggi, alle loro funzioni e ai loro mestieri, e soprattutto all'opinione che hanno di sé stessi.
Più che le loro personalità, ad essere rilevante è ciò che suscitano negli altri, il timore che incutono grazie alla loro importanza sociale, il rispetto che ottengono; ma sempre grazie alla loro posizione, non tanto a loro reali qualità. Un mondo molto triste, insomma, ma anche molto verosimile e vicino al nostro.

Lo stile è ineccepibile. Se c'è una cosa innegabile riguardo ad autori così importanti, è che senza dubbio sapevano scrivere. La scrittura è infatti bellissima, molto ricercata e raffinata, anche dove i contenuti non sono così elevati.
Ho trovato un po' noioso solo Il ritratto, che pure poteva essere molto interessante in quanto a trama, ma ho avuto la sensazione che si dilungasse troppo e inutilmente.
L'autore ironizza sull'assurdità dei temi scelti, come se non stesse parlando di sé stesso e, a volte, alla fine di un racconto, lo commenta quasi come se non riuscisse a spiegarsi quella scelta assurda.
Senza alcun dubbio ritengo questa lettura più che valida e, soprattutto se non conoscete Gogol', vi consiglio di leggere questa raccolta piuttosto che il suo celebre Le anime morte, per dire.

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IL RACCONTO DELL'ISOLA SCONOSCIUTA – José Saramago

Il racconto dell'isola sconosciuta - José Saramago
Titolo: Il racconto dell'isola sconosciuta
Autore: José Saramago
Formato ebook
Editore: Feltrinelli (2015)
Prezzo: 6,99 €

Il mio rapporto con José Saramago è un po' difficile, e Il racconto dell'isola sconosciuta me l'ha confermato. Ho l'impressione che abbia delle idee originali e che scriva delle cose interessanti, eppure non riesce a convincermi. Questo racconto, a mio modesto parere, non ha molto senso.
Si tratta di un uomo che convince il re a fornirgli un'imbarcazione per andare alla ricerca di un'isola sconosciuta, anche se più di una persona ci tiene a precisare che non esistono più isole sconosciute. Il tizio convince il re e ottiene una caravella, e la donna delle pulizie (del palazzo reale) si unisce a lui. Poi pare che si piacciano, ma non è molto chiaro che cosa ne sarà di loro. È una specie di favoletta, piacevole di sicuro ma, per quanto mi riguarda, non molto ricca di significato.
Se proprio devo individuare qualche tema, dunque, citerei la perseveranza, l'amore, la ricerca senza fine di qualcosa che forse non c'è, forse non si troverà, o forse c'è già ma siamo così stolti da non vederla.

I personaggi del racconto non hanno personalità molto spiccate, ma la donna delle pulizie si fa notare un po' più degli altri. Mostra un po' di carattere rinunciando alla sua vita abituale per seguire uno sconosciuto nella sua ricerca e, in generale, le sue azioni sembrano più incisive e concrete rispetto a quelle degli altri personaggi.
Nonostante questo, nessuno ha lasciato un segno tangibile nella mia memoria.

Lo stile di Saramago è molto particolare e io lo trovo piuttosto fastidioso (ma è un problema mio). Io sono una maniaca della punteggiatura e tutti i suoi dialoghi ne sono privi. È scritto tutto di seguito, senza virgolette, ogni frase separata dall'altra solo da una virgola, quindi bisogna stare bene attenti a seguire e capire chi sta dicendo cosa, cosa è narrazione e cosa dialogo. Lo trovo molto confuso. Nelle parti senza dialoghi, tuttavia, è molto scorrevole e piacevole.
Il finale è carino, ma davvero per me non ha nessun senso. Insomma, a me questo racconto non è piaciuto poi tanto, però non posso valutarlo negativamente perché mi rendo conto che mi ha irritato solo per miei motivi personali. Immagino che a molti altri potrebbe piacere.

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LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE – Joseph Roth



Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Traduttore: Nicoletta Giacon
Editore: Garzanti (2019)
Copertina flessibile: 63 pagine
Prezzo: 6,40 €

La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth è un racconto molto breve, che in pochissime pagine ci fa apprezzare lo stile e forse l'essenza dell'autore (che io non conoscevo ancora).
La storia è quella di Andreas (e a quanto ho capito è anche autobiografica), un senzatetto alcolizzato a cui un uomo decide di regalare del denaro. Così, a caso. Andreas promette quindi (anche a sé stesso) di restituire la somma tramite un'offerta a Santa Teresa – a cui il benefattore è devoto – e, da allora, pare che tutte le fortune capitino a lui. In ogni caso lui non le sfrutta molto bene, e la sua offerta viene continuamente rimandata.
Con questo vi ho già elencato i temi più importanti: il denaro e il lavoro, la fede e la gratitudine, il rimorso e la dipendenza.
Io comunque credo che mi sia sfuggito qualcosa, un significato nascosto oltre la superficie, non so. Ho visto solo una serie di eventi ripetitivi e nient'altro.

I personaggi di questo racconto o romanzo breve sono ben dipinti anche se molti compaiono per pochi istanti. L'unico vero personaggio sempre presente è il protagonista Andreas, di cui mi ha colpito non tanto la caratterizzazione quanto l'indagine psicologica. Andreas cambia in base alla quantità di denaro che si trova in tasca, cosa che ho trovato molto verosimile e mi ha fatto riflettere sul peso che il denaro ha nella vita di tutti noi. Tanto più perché l'ho letto in contemporanea con Martin Eden (di cui ho parlato qui).
Tuttavia devo dire che Andreas l'ho detestato, a tratti: ha dei comportamenti che mi hanno irritato a morte, essendo uno sprecone inaffidabile. E tutto quello che gli capita è davvero poco credibile.

Lo stile di Joseph Roth mi è piaciuto molto. Il libro è scritto davvero bene e, come dicevo all'inizio, lo stile è risultato apprezzabile nonostante lo spazio molto limitato. Ho trovato ottime soprattutto le descrizioni fisiche di alcuni personaggi all'inizio. Immagino comunque di dover leggere qualcosa di più lungo per poterlo valutare come si deve.
In ogni caso è molto piacevole da leggere, elegante ma per niente pomposo, serio al punto giusto ma anche scorrevole.
Insomma si tratta di una lettura che ho apprezzato, anche se, ammetto, il finale mi ha deluso. Il libro si trova in diverse edizioni anche molto economiche, vista la brevità.

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LA MORTE DI IVAN IL'IC – Lev Tolstoj

La morte di Ivan Il'ic - Lev Tolstoj
Titolo: La morte di Ivan Il'ič
Autore: Lev Tolstoj
Traduttore: Duchessa D'Andria
Copertina flessibile: 72 pagine
Editore: Gingko Edizioni (2015)
Prezzo: 6,99 €

La morte di Ivan Il'ič è un racconto breve ma molto denso del buon vecchio Lev Tolstoj, il quale dimostra come sempre una grande conoscenza della natura umana.
I temi trattati sono relativi alla morte e alla malattia, vissute da prospettive diverse. Da una parte abbiamo la moglie, i figli, i presunti amici, che sin dal primo capitolo – cioè al funerale del povero Ivan – mostrano spietatamente (al lettore) il loro atteggiamento frivolo, soltanto infastidito dalle incombenze che la morte comporta, dagli obblighi e le convenzioni; qualcuno mostra anche soddisfazione, se la morte di Ivan Il'ič gli risulta vantaggiosa. Dall'altra abbiamo, nei capitoli successivi, la storia di un malato che si vede sottrarre la vita da sotto il naso, che ha avuto soddisfazioni che si rivelano ormai effimere e senza significato. Abbiamo la solitudine di una persona che avrebbe bisogno almeno di compassione, ma non può averla perché gli altri sono vivi e in salute, estranei alla morte e ormai anche a lui.

Tolstoj è un maestro nello studio dei personaggi: le descrizioni fisiche sono spettacolari, in particolare – ahimè – quella del cadavere, di cui mostra perfino l'espressione facciale.
Per il resto, non mancano i dettagli su posture e gesti, ma soprattutto quello che emerge sono gli atteggiamenti dei personaggi di fronte alla morte (altrui): la stupidaggine con cui l'affrontano, la falsità dei sentimenti ostentati, la tristezza obbligata. In realtà ognuno pensa a sé stesso, e semmai si preoccupa della propria morte, che prima o poi dovrà arrivare.
Non so per quale motivo, nei romanzi/racconti russi, così spesso i mariti odino le mogli. Come se odiare la moglie fosse una buona norma sociale, un obbligo dettato dalla loro cultura.

Per quanto riguarda lo stile, è abbastanza inutile commentare Tolstoj. Mi pare superfluo dire che il racconto è ovviamente scritto benissimo, la prosa è elegante, le descrizioni ottime, piene di dettagli e si soffermano su particolari in apparenza irrilevanti che invece condensano una miriade di informazioni utili. Tolstoj è davvero uno di quegli autori bravissimi a mostrare, più che a dire.
I dialoghi sono anch'essi molto ben studiati, mettono bene in luce la falsità dei personaggi, nonché le loro vere intenzioni. Infine, l'angoscia del protagonista è perfettamente rappresentata e passa al lettore, che si ritrova a identificarsi con Ivan, a sentire tutta la sua solitudine.
Va be', leggete Tolstoj, che vi fa bene.

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L'INVENTORE DI SOGNI – Ian McEwan

L'inventore di sogni - Ian McEwan
Titolo: L'inventore di sogni
Autore: Ian McEwan
Traduttore: S. Basso
Copertina flessibile: 105 pagine
Editore: Einaudi (2015)
Prezzo: 8,50 €

L'inventore di sogni di Ian McEwan è, per farla breve, un libro di racconti per bambini. E dovrebbe essere valutato da un bambino, non da me.
Ammetto che le prime pagine mi hanno colpito: l'autore dice delle cose molto intelligenti sui bambini e sugli adulti, e inoltre Peter, il protagonista undicenne, viene presentato come un bambino introverso e mal compreso dagli adulti. Ma poi ho continuato a leggere e... no. No. È solo un normalissimo bambino che fantastica su qualsiasi cosa, e le sue fantasie non sono nemmeno interessanti. Non per un adulto. O non per me, almeno.
I temi riguardano soprattutto la famiglia, l'identità e la tolleranza, infatti in più di un racconto Peter modifica la propria identità o la scambia con qualcun altro, in modo da mettersi nei suoi panni e capire così le sue ragioni (e di conseguenza apprezzarlo meglio).

Per quanto riguarda i personaggi, ho già parlato del protagonista: Peter sembra essere un bambino molto interessante e intelligente all'inizio, ma dopo la sua personalità si perde. Del resto, nemmeno gli altri hanno dei caratteri definiti, tranne forse un po' Kate, sempre nei limiti imposti dall'età. Diciamo che quantomeno si fa sentire, nonostante sia anche più piccola di Peter.
Gli altri non sono che adulti percepiti da un bambino, quindi anonimi e noiosi.

Lo stile è molto scorrevole e semplice, ma del resto non si può mica scrivere un libro del genere con un linguaggio forbito e incomprensibile. McEwan cerca di entrare nella testa di un undicenne: all'inizio del libro si dice chiaramente che gli adulti non capiscono i bambini, dopodiché lui tenta forse di dimostrare che ci riesce? Bah.
Le descrizioni sono buone, tutto sommato. Per il resto nulla da segnalare. Alla fine ho avuto la sensazione che volesse dire qualcosa tipo "che bella avventura essere un bambino!", cosa che io non condivido in nessun modo.
In definitiva è un libro che non consiglierei mai a un adulto, ma se avete dei bambini potrebbe interessarvi.

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LE NOTTI BIANCHE – Fëdor Dostoevskij

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij
Titolo: Le notti bianche
Autore: Fëdor Dostoevskij
Traduttore: L. V. Nadai
Copertina flessibile: 96 pagine
Editore: Garzanti (2016)
Prezzo: 5,95 €

Le notti bianche è il mio libro preferito tra quelli che ho letto di Fëdor Dostoevskij. A costo di dire un'eresia, io non amo molto Dostoevskij ma questo racconto, o romanzo molto breve (si legge in un'ora), lo trovo stupendo.
Il tema principale è a mio parere la solitudine. Il celebre sognatore protagonista del racconto, a 26 anni, dichiara di non parlare mai con nessuno, di non avere relazioni di nessun tipo, di non essere mai stato con una donna.
E l'amore? Potrebbe essere il rovescio della medaglia, se non fosse che invece è un'occasione per finire ancora più soli, perché non è corrisposto: ci innamoriamo di persone che amano altri, e né noi né loro abbiamo scelta in questo. Non si può scegliere chi amare.

Riguardo ai personaggi, direi che sono ben descritti, anche con pochi tratti; il loro aspetto è abbastanza chiaro. Le personalità invece, considerata anche la brevità del racconto, non sono molto approfondite. Quello che si percepisce in modo nitido è la malinconia di ognuno di loro, la semplicità delle loro povere vite.
Il sognatore tuttavia, essendo anche voce narrante, si racconta molto bene. Come ho detto, non parla praticamente con nessuno finché non incontra Nasten'ka (e con lei parla un bel po'), ma dice di conoscere un sacco di persone perché le incrocia tutti i giorni, studia le loro espressioni, vede le loro emozioni e i loro pensieri. Parla anche con le case, con gli oggetti che incontra sul suo cammino. Ha una vita interiore molto profonda e attiva.

Lo stile è molto particolare, proprio perché si tratta perlopiù di lunghi dialoghi tra il sognatore e Nasten'ka, che spesso diventano quasi monologhi in cui lui si perde in deliri e fantasie e vi trascina anche il lettore. La scrittura è bellissima, fluida e scorrevole, è come fare il morto in un fiume e lasciarsi trasportare dall'acqua. Nonostante sia appunto delirante e quasi allucinata, non risulta confusa ma solo molto coinvolgente.
Le descrizioni sono semplici ed efficaci, soprattutto è resa molto bene la miseria nelle vite dei personaggi. Sembra tutto grigio (eppure vivo), è come guardare un film in bianco e nero.
So che tutto il mondo ama Dostoevskij ma non sento mai parlare abbastanza di questo libriccino, che invece secondo me dovrebbero leggere tutti. È un piccolo gioiello e io sono felice di averlo letto (due volte) nonostante la mia antipatia per l'autore.

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VARIAZIONI SU UN TEMA ORIGINALE – André Aciman

Variazioni su un tema originale - André Aciman
Titolo: Variazioni su un tema originale
Autore: André Aciman
Traduttore: V. Bastia
Copertina flessibile: 293 pagine
Editore: Guanda (2018)
Prezzo: 11,05 €

Dopo la meraviglia di Chiamami col tuo nome, con Variazioni su un tema originale André Aciman mi ha deluso enormemente.
Questo romanzo è più una raccolta di racconti, anche se ognuno è una tappa nella vita sentimentale della stessa persona, il protagonista Paolo, e di conseguenza anche molti altri personaggi sono più o meno onnipresenti, dato che fanno parte della sua vita.
Il primo racconto è quello che mi è piaciuto di più, anche perché ricorda appunto Chiamami col tuo nome nelle atmosfere e nelle sensazioni, nella nostalgia, ma anche in alcuni elementi che sembrano proprio presi in prestito da lì. Sembra una brutta copia (a tratti inquietante, considerato anche che Paolo ha solo 12 anni) della stessa storia.
Il tema non è affatto originale come il titolo promette, perché è quello dell'amore (o presunto tale), appunto nelle sue variazioni, quindi troviamo l'idealizzazione del primo amore, l'intimità, la proiezione e la paranoia, i sospetti, il desiderio (che non è amore ma viene spacciato per tale), il tradimento.

I personaggi sono forse il grande difetto di questo libro, a partire da Paolo che è veramente insopportabile.
Le descrizioni fisiche sono troppo povere, a parte quelle di alcuni corpi che lui fissa con lascivia, ma anche i caratteri lasciano a desiderare. Paolo non ne ha. Non sa quello che vuole o, meglio, lo sa finché non lo ottiene; arrivato a quel punto vuole qualcos'altro (o qualcun altro, per essere più precisi). In pratica è una successione di desideri – con relativo struggimento – che a un certo punto vengono soddisfatti e quindi sostituiti, perché in realtà sono solo capricci. Perché vengano soddisfatti non si capisce, dato che un rammollito del genere non dovrebbe risultare attraente a nessuno.
Gli altri personaggi sono pure presuntuosi e pretenziosi. Paolo ne parla come di persone con cui ha una chimica e un'intesa praticamente immediate, che capiscono i suoi pensieri con un solo sguardo e che amano ripetergli "lo so che è questo che vuoi/pensi/provi", e lui, invece di prenderli a schiaffi o ridergli in faccia, dà loro ragione.
(Come ho detto, il primo racconto fa un po' eccezione rispetto agli altri, e i personaggi risultano anche piuttosto chiari, ben definiti e anche un po' perversi.)

Per quanto riguarda lo stile, il primo racconto è evocativo, malinconico e trasmette quelle sensazioni nostalgiche presenti anche in Chiamami col tuo nome, e in generale direi che è ben scritto: descrizioni struggenti di sentimenti e sensazioni, emozioni e pensieri; dialoghi credibili.
Negli altri invece la scrittura risulta asettica, vorrebbe continuare a essere evocativa ma a dire il vero sembra di leggere la lista della spesa, un noioso elenco di fatti e pensieri. Le descrizioni sono chiare ma non sentite, i dialoghi sono scambi di informazioni irrilevanti.
Mi rendo conto che dovrei valutare il libro come autonomo, senza fare paragoni, ma la verità è che l'unico motivo per cui ho voluto leggere di nuovo Aciman è proprio Chiamami col tuo nome, perciò il confronto non lo posso evitare. In ogni caso, fosse stato anche di un altro autore, Variazioni su un tema originale non mi sarebbe piaciuto. Non troverei un motivo per consigliarlo nemmeno se lo cercassi.

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PERSONE CARE – Vera Giaconi

Persone care - Vera Giaconi
Titolo: Persone care
Autore: Vera Giaconi
Traduttore: G. Zavagna
Copertina flessibile: 160 pagine
Editore: Sur (2019)
Prezzo: 12,75 €

Forse mi aspettavo troppo da Persone care, questa raccolta di dieci racconti di Vera Giaconi. Io non amo molto i racconti, ma tutti ne parlavano benissimo e mi sono convinta che fossero qualcosa di pazzesco, invece mi hanno lasciata alquanto perplessa.
Le persone care del titolo sono soprattutto – ma non solo – i familiari: "parenti serpenti", come suggeriscono la copertina del libro e la saggezza popolare.
I temi riguardano dunque la famiglia e i rapporti di amore/odio tra le persone in generale: ci vanno di mezzo l'invidia, il sentirsi obbligati verso qualcun altro, il rancore, la competizione, l'incomunicabilità, la solitudine all'interno dei rapporti stessi... Il messaggio che mi è arrivato, e che condivido pienamente, è che le relazioni e le persone sono soprattutto un peso. (Scusatemi.)
Infine ci sono anche distanza (fisica e morale), malattia e morte.

I personaggi sono descritti in maniera discreta con pochi tratti, ma ben tracciati nonostante la brevità dei racconti, e del resto il fulcro del libro sono proprio gli eccessi della natura umana. È focalizzato sui sentimenti più che sull'aspetto o le azioni dei personaggi.
Si tratta di persone "cattive", subdole ed egoiste, ma non più di ognuno di noi. In altre parole, non è che Vera Giaconi abbia voluto rappresentare degli stronzi, semmai ha rappresentato molto bene il lato stronzo che tutti possediamo, cosa senz'altro apprezzabile.

Lo stile l'ho trovato piuttosto scialbo, non mi ha colpito in nessun modo. È molto semplice e scorrevole, ma non ha altri pregi.
Il finale di ogni racconto lascia l'amaro in bocca ma, soprattutto, nella maggior parte dei casi non è un vero finale. Ho avuto l'impressione che molti racconti fossero stati lasciati a metà, e che non fosse affatto chiaro dove volessero andare a parare. In compenso ho trovato molto buona la resa dell'angoscia, che tuttavia non viene descritta, quindi l'autrice è stata brava a farla passare in maniera implicita.
L'ultimo racconto, Rincontro, è la ciliegina sulla torta. Non ho nemmeno capito se sia il migliore o il peggiore. Da una parte è inquietante e mi ha dato delle sensazioni strane, il che è un merito; dall'altra sembra insensato e confuso, con dialoghi che non significano nulla, lasciati all'interpretazione del lettore.
Non lo so, sono perplessa. Vi consiglio questo libro solo se, a differenza di me, non pretendete concretezza e vi divertite invece a interpretare le cose a modo vostro.

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DOVE SEI MATHIAS? – Agota Kristof

Dove sei Mathias? - Agota Kristof
Titolo: Dove sei Mathias?
Autore: Agota Kristof
Traduttore: M. Balmelli
Copertina flessibile: 51 pagine
Editore: Casagrande (2006)
Prezzo: 6,80 €

Dove sei Mathias? di Agota Kristof è un libriccino minuscolo che si legge letteralmente in mezz'ora, e brevissima sarà anche la recensione. Il libro contiene due racconti: Dove sei Mathias?, che dà il titolo all'opera, e Line, il tempo. Anche se il secondo sembra più leggero, in realtà questo libro contiene in pochissimo spazio tutta la disperazione tipica della Kristof, e infatti io l'ho amato alla follia.
Anche i temi sono quelli ricorrenti nella sua opera: infanzia, sogno vs realtà, morte e perdita ma anche amore (ovviamente non felice).

Sui personaggi posso dire ben poco, perché i due racconti sono davvero troppo brevi, sarebbe impossibile approfondire i protagonisti più di tanto in così poco spazio, e inoltre non c'è nessuna necessità di farlo, perché non servirebbe a niente.
Le descrizioni fisiche sono quasi del tutto assenti a parte qualche piccolo dettaglio, ma la caratterizzazione c'è, anche se è solo accennata appunto per mantenere la brevità. È più che sufficiente, comunque.

Infine, lo stile. Agota Kristof è un genio. Riesce a dare quel tocco onirico e inquietante in poche parole e, anzi, soprattutto tramite il non detto, con cui gioca molto e bene. La sua scrittura è asciutta e diretta, a volte brusca (soprattutto in altri libri).
Il secondo racconto è scritto in forma di dialogo, quindi c'è ancora meno "racconto", o quantomeno è indiretto, narrato dalle parole dei due protagonisti. Rispetto al primo dà sensazioni più facili da gestire, ma alla fine lascia l'amaro in bocca.
Non posso dire molto di più, ma per me questo libro è una piccola perla. E non per tutti, come del resto gli altri libri dell'autrice.

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OBLIO – David Foster Wallace

Oblio - David Foster Wallace
Titolo: Oblio
Autore: David Foster Wallace
Traduttore: G. Granato
Copertina flessibile: 393 pagine
Editore: Einaudi (2004)
Prezzo: 15,30 €

Sì, un altro libro di David Foster Wallace. Oblio è una raccolta di otto racconti/romanzi brevi (di cui uno è proprio brevissimo, tipo due pagine) che mostrano, come sempre, il genio di quest'uomo. La cosa più evidente, come anche negli altri suoi libri, è la sua conoscenza degli esseri umani (e di sé stesso), di cui mette in mostra i sentimenti più scomodi.
Le trame sono non-trame, perché il buon David si diverte a giocare con l'attenzione del lettore, la fa spostare da una cosa all'altra – spesso poco rilevante rispetto alla "trama" – e poi non dà nessuna risposta, lasciandoci con un palmo di naso. Se volete trame lineari e conclusioni nette e comprensibili, non leggete mai David Foster Wallace.
Alcuni dei temi (a volte ricorrenti anche in altre opere) toccati sono: autostima e opinione di sé, giochi di potere (oltre a parlarne, l'autore stesso li fa con il lettore), routine, genitorialità, matrimonio, progresso, psicoterapia e manipolazione, morte, arte. O presunta arte. Insomma.

I personaggi non diventano mai familiari perché, trattandosi di racconti, passiamo dalle vicende di uno a quelle dell'altro, senza mai stare molto a lungo a contatto con nessuno. Nonostante ciò, l'autore è molto bravo a dipingere i suoi personaggi, a renderli reali e a mostrarne la psicologia attraverso gesti casuali, pensieri, espressioni facciali, stranezze comportamentali, e questo lo fa in pochi attimi, anche con i personaggi minori. In molti casi vediamo la loro disperazione latente, che è poi ciò che più mi colpisce ogni volta nei libri di DFW.
Sono caratterizzati anche attraverso l'abbigliamento e certi dettagli fisici, infatti le descrizioni fisiche sono perfette. Ma, soprattutto, ognuno di loro è identificato da un singolo sentimento, che in qualche modo lo ingloba.
I libri di questo autore, più che delle storie, sono delle analisi dell'umanità.

Lo stile è sempre molto apprezzabile e particolare. Forse l'avrò già detto: io non ho mai letto nessun altro che scrive così.
DFW scrive innanzi tutto benissimo da un punto di vista grammaticale e lessicale. Lo stile è molto, molto complesso, ricercato e tortuoso, disorganizzato, con periodi lunghi anche pagine, tanto che se ti distrai e hai bisogno di rileggere la frase, ecco... buona fortuna. È grottesco, spesso è divertente anche nella tragedia, quasi ti fa sentire in colpa perché stai ridendo di una cosa così brutta. Ed è bellissimo, pieno di descrizioni estremamente dettagliate e vivide, immagini originali, anche se può essere faticoso da leggere, se non siete nel mood giusto.
In ogni caso si tratta di un autore che io apprezzo moltissimo, e questo è forse il più bello dei suoi libri tra quelli che ho letto.

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LA SIGNORINA ELSE – Arthur Schnitzler

La signorina Else - Arthur Schnitzler
Titolo: La signorina Else
Autore: Arthur Schnitzler
Traduttore: R. Colorni
Copertina flessibile: 122 pagine
Editore: Adelphi (1988)
Prezzo: 8,50 €

La signorina Else è il primo libro che ho letto di Arthur Schnitzler. È un romanzo molto breve che si svolge tutto nella testa della signorina del titolo, ovvero è un unico flusso di pensieri suoi, con qualche brevissima pausa di dialogo.
Non mi è facile analizzare il libro proprio perché si tratta di pensieri, in quanto tali non così lineari o sensati. Al contrario, man mano che si procede i pensieri di Else sembrano sempre più confusi, deliranti, e dalle reazioni e parole altrui sappiamo che anche fisicamente comincia a stare sempre peggio: malore che è appunto una manifestazione del suo malessere interiore. Else suggerisce più volte, in modo più o meno diretto, che questo malessere l'accompagna da tempo, ma nel momento in cui la leggiamo il suo rapido peggioramento è causato da una richiesta che le arriva dalla madre, per telegramma, mentre lei è in vacanza. Una richiesta a cui Else vorrebbe opporsi, mentre allo stesso tempo si sente obbligata ad aiutare i genitori. La trama del libro è tutta in questo suo conflitto interiore.

Anche commentare i personaggi è difficile, dal momento che li vediamo solo attraverso gli occhi di Else. Lei li percepisce tutti come negativi, abietti, schifosi, o quantomeno stupidi e d'intralcio alla sua felicità.
Di sé stessa ha un'opinione un po' più alta, o almeno è quello che vorrebbe credere. Dice di essere bellissima e non perde occasione per lodare il suo corpo, e anche dalle reazioni altrui sappiamo che si tratta in effetti di una ragazza molto bella o molto affascinante. Detto questo, però, Else non parla proprio bene di se stessa. Dice di essere una sgualdrina, e di volerlo essere. Dice che nessuno la considera sul serio, nemmeno i suoi familiari. Insomma vorrebbe pensare di essere migliore delle persone che la circondano, ma tutto sommato non ci crede nemmeno lei.
Nei suoi pensieri e nel suo delirio, l'ho trovata ben rappresentata.

Lo stile di Schnitzler non mi ha colpito in alcun modo, ma voglio comunque leggere qualcos'altro per farmi un'idea più completa. L'ho trovato semplice e scorrevole, ma per forza di cose si tratta di una prosa particolare, in quanto è appunto un unico flusso di pensieri. Non ci sono molte descrizioni, se non quelle che suscitano una qualche emozione (solitamente disgustata, oltraggiata e offesa) nella protagonista, ma anche in quel caso non sono approfondite perché non è necessario.
Secondo me La signorina Else è un libro da leggere solo per svago; da un punto di vista tecnico non ho trovato nulla di notevole.

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BREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI – David Foster Wallace

Brevi interviste con uomini schifosi, David Foster Wallace
Titolo: Brevi interviste con uomini schifosi
Autore: David Foster Wallace
Traduttore: O. Fatica, G. Granato
Copertina flessibile: 328 pagine
Editore: Einaudi (2016)
Prezzo online: 11,05 €

Premetto che io voglio troppo bene a David Foster Wallace per criticare con obiettività un qualsiasi suo scritto. Detto questo, comunque, Brevi interviste con uomini schifosi è un'opera geniale, ma a tratti anche difficile da capire. Si tratta di una raccolta di racconti, che mostrano per l'appunto degli uomini schifosi, non necessariamente in modo disgustoso, alla maniera di Palahniuk – anche se i personaggi disgustosi non mancano , ma spesso in modo soltanto normale, un po' come Franzen.
È molto difficile parlare di questo libro: per me è stato come leggere tanti libri diversi, perfino scritti da autori diversi.
I temi toccati, a parte appunto lo schifo dell'umanità, sono tanti: dall'amore al sesso, alla violenza, la genitorialità, la fede, la depressione raccontata in maniera chiara e reale, senza nessuna traccia di melodramma. Soprattutto, quello che colpisce dell'autore è la sua profonda, sconcertante sensibilità e comprensione della natura umana, e anche di se stesso, che a tratti si mette completamente a nudo (anche se, a uno sguardo poco attento, risulta ben camuffato) ed è anche molto duro con se stesso.

Che dire dei personaggi? Il titolo parla molto chiaro. Si tratta di uomini schifosi, ridicoli, veri (seppur fittizi). In copertina si parla di "un catalogo di mostri atrocemente normali", definizione che più azzeccata di così si muore.
Non solo fanno schifo, ma fanno ancora più schifo nella presunzione con cui cercano di giustificare o di spiegare il loro far schifo. Ed è proprio questo a farmi dire che Wallace ha capito fin troppo bene la psicologia umana: avrebbe potuto limitarsi a descrivere comportamenti schifosi, invece descrive il modo in cui i comportamenti schifosi vengono pensati, ragionati, messi in atto e vissuti. Un genio, insomma. (Ve l'ho detto che sono di parte.)
Wallace è molto sarcastico ed è capace di divertire, ma soprattutto fa pensare, perché la sua ironia nasconde ben altro.

Lo stile è pazzesco. Ho detto che sembra di leggere libri diversi di autori diversi perché credo che nessun altro sia in grado di scrivere in maniera così varia. Ogni racconto ha un suo stile particolare. La caratteristica comune a tutti è la ricchezza di vocabolario, l'intelligenza che trasuda da ogni parola. Le descrizioni, anche solo di uno sguardo, sono perfette. A un certo punto neanche importa più che cosa si sta leggendo, perché ci si sente schiacciati dalla bellezza della scrittura.
Il racconto che ho preferito è Chiesa fatta senza le mani, che mi ha ricordato addirittura Virginia Woolf. Una scrittura meravigliosa e poetica, complessa e ricchissima.
DFW era un genio, ma non lo siamo tutti, e quindi seguirlo non è sempre facile. Scritta da qualsiasi altro autore, un'opera del genere sarebbe stata un labirinto confusionario e insensato, invece l'ha scritta lui e leggendola si ha l'impressione di farsi un giro nel suo cervello. Un cervello molto, molto interessante.
Leggere questo libro è stata senza dubbio un'esperienza più intellettiva che emotiva (tralasciando la rabbia e il disgusto), e io dai libri cerco soprattutto emozioni. Perciò non potrei metterlo tra i miei libri del cuore, ma comunque posso solo inchinarmi di fronte a una mente e una penna del genere. Nel bene o nel male, è diverso da qualunque altra cosa io abbia letto nella mia vita.
Leggetelo. Non per forza questo libro, ma almeno l'autore.

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