IL VIAGGIO NEL PASSATO – Stefan Zweig

 

Il viaggio nel passato

Titolo: Il viaggio nel passato

Autore: Stefan Zweig

Traduttore: A. Ruchat

Editore: Ibis (2012)

Copertina flessibile: 84 pagine

Prezzo: 7,60 €


Non spenderò molte parole per parlare del Viaggio nel passato di Stefan Zweig, che tra l'altro è anche brevissimo. Ho detto tante altre volte che amo follemente questo autore; il libro in questione non mi ha forse colpito quanto altre sue opere, ma in realtà non è da meno e credo che lo rileggerò presto.

Il tema fondamentale è l'amore: un amore interrotto dalla guerra e mai soddisfatto, poi ritrovato e che, nonostante questo, lascia comunque quell'insoddisfazione, quella sensazione di incompiuto. Un amore che è più vivo nei pensieri e nelle idee che non nei fatti concreti. L'amore con le sue dinamiche di potere e schiavitù.


I personaggi, com'è tipico di Zweig, non sono descritti in modo molto approfondito da un punto di vista estetico, perché non avrebbe senso e sarebbe superfluo. Zweig indaga la psicologia dei personaggi, ritrae in modo magnifico le loro emozioni, i loro stati d'animo e le relative manifestazioni, gli sguardi e i gesti. Non ci dice esattamente come appaiono, eppure possiamo immaginarli senza alcuna difficoltà: questo è il grande talento dell'autore.


Sullo stile di Zweig non potrei mai avere nulla da ridire perché è perfetto. Scrittura meravigliosa, coinvolgente e scorrevole ma mai vuota, anzi pregna di significati e di sostanza. Perfette anche le descrizioni. Le poche presenti, cioè.

Zweig è uno dei pochissimi autori di cui leggerei veramente tutto, perché so che ne vale sempre la pena anche solo per la sua prosa.

Purtroppo questa edizione fa schifo, ma mi pare non ce ne siano altre in giro. Il testo è pieno di refusi, alcune parole sono del tutto mancanti e la punteggiatura è messa a caso. Non so come si faccia a pubblicare roba così, capisco che errare è umano ma non ci vuole molto a revisionare un testo così breve. Comunque.


Lo trovate qui: https://amzn.to/3vB9Snr

A LONDRA – Henry James

A Londra, Henry James
Titolo: A Londra
Autore: Henry James
Traduttore: U. Bonanate
Copertina flessibile: 78 pagine
Editore: Lindau (2015)
Prezzo: 9,59 €

A Londra è un breve saggio di Henry James, perciò partiamo dal presupposto che non ha una trama e che quindi non è il genere di libro che leggo di solito, dato che prediligo i romanzi o comunque la fiction.
Detto questo, il titolo lascia poco all'immaginazione: si tratta di un saggio su Londra, praticamente una lunga e dettagliata descrizione della città. Una descrizione non proprio imparziale, perché i sentimenti dell'autore nei confronti di questa città trapelano da ogni parola.
Henry James era palesemente innamorato di Londra, le riconosceva un numero infinito di difetti, eppure l'amava nonostante quelli e, anzi, dice in modo molto chiaro che sarebbe impossibile amare Londra senza amare anche i suoi difetti. In realtà a tratti si direbbe una specie di amore-odio, perché James dice addirittura che "a Londra non si può essere felici", ma alla fine quello che viene fuori è un profondo affetto, anche nei confronti degli aspetti negativi.

Il saggio è scritto molto bene, non credo che qualcuno possa avere dubbi a riguardo. Le descrizioni – praticamente tutto il libro – sono ottime, con bellissime similitudini, ricche di particolari e, come ho detto, di tutto l'affetto che l'autore nutre per la città. Lui non perde occasione di sottolineare gli innumerevoli difetti della città, oserei dire che quasi la insulta, eppure la ama profondamente.
Tuttavia, purtroppo, il suo amore non è contagioso, o almeno non è riuscito a contagiare me. È impossibile non percepirlo, però non si riesce a provare lo stesso entusiasmo durante la lettura. Al contrario, per quanto mi riguarda mi sono annoiata. Per fortuna il saggio è breve, quindi non risulta troppo pesante e si può leggere tranquillamente. Dal mio punto di vista, però, non ne vale la pena, a meno che non amiate già Londra e allora, forse, parteciperete dei sentimenti di Henry James.

Il libro si trova qui: https://amzn.to/2FSjIdm

I BUDDENBROOK – Thomas Mann

 

Titolo: I Buddenbrook

Autore: Thomas Mann

Traduttore: M. C. Minicelli

Editore: Newton Compton Editori (2018)

Copertina rigida: 484 pagine

Prezzo: 4,65 €


Nonostante la sua fama e la sua importanza, non ho letto molto di Thomas Mann, ma devo dire che I Buddenbrook mi è piaciuto moltissimo, non tanto per la trama quanto per la scrittura, di cui parlerò dopo.

Vediamo prima i temi:

  • Denaro, e in generale agiatezza e condizione sociale. La famiglia Buddenbrook se la passa molto bene da un punto di vista economico, almeno fino a un certo punto, e questo è cruciale nella vita di ogni suo membro.

  • Famiglia. Piuttosto ovvio, dato che il romanzo segue le vicende di una famiglia per quattro generazioni, mettendo in luce le relazioni tra genitori e figli, tra fratelli, tra coniugi. E, relativamente a questi ultimi, ampio spazio ha appunto anche il tema del matrimonio con tutti i suoi accessori: obblighi sociali e convenienza, infelicità domestica, divorzio.

  • Reputazione. Tanto più che sono ricchi, i Buddenbrook tengono molto alla propria reputazione, a quello che pensano gli altri. Peccato che in realtà non riescano bene a mantenerla, in particolare Christian e Tony, che la macchiano ripetutamente e pure in modi alquanto eclatanti.

  • Educazione, soprattutto nella parte finale che riguarda Hanno, l'ultimo rampollo della famiglia. In particolare si parla di un'educazione alla virilità, all'essere uomo: quella che Thomas vorrebbe impartire al figlio, la stessa che molti genitori, ancora oggi, dovrebbero imparare a considerare scorretta e deleteria.

In realtà i temi sono tantissimi. Ne elenco qualcun altro, anche se non spenderò altre parole a riguardo: politica, salute e malattia, morte, arte, ruoli e aspettative.


Le descrizioni dei personaggi sono magnifiche, soprattutto quelle dei particolari ridicoli che li rendono perfettamente umani. E anche i caratteri sono chiarissimi ed evidenti. Più che dalle personalità, tuttavia, i personaggi sono caratterizzati dai loro valori: per alcuni possono essere l'amore e la famiglia, per altri il denaro e il lavoro e così via, e questo porta inevitabilmente anche ai più interessanti tra i dialoghi  ovvero scontri  presenti nel romanzo. Tra l'altro, la personalità non è importante quanto il decoro e la reputazione, quindi lasciamola pure da parte.

Gli uomini, comunque, ne escono malissimo. I personaggi maschili di questo romanzo sono irritanti e intollerabili, proprio perché sono raccontati così bene anche coi loro palesi difetti. Solo Hanno si salva, e il fatto di non essere come gli altri gli viene anche rimproverato e rinfacciato come se fosse un male.

Alle donne invece va un po' meglio, nonostante i difetti che, ovviamente, hanno anche loro. Ma almeno non fanno schifo.


Lo stile, come dicevo all'inizio, è il maggior pregio di questo romanzo. È una scrittura piena, densa ed elegante. Le descrizioni sono perfette, ricchissime di dettagli ed estremamente minuziose, coinvolgono tutti i sensi: sembra davvero di vedere e percepire tutto; anzi di più, perché quando guardiamo qualcosa ci perdiamo un sacco di dettagli che, invece, nelle descrizioni di Mann abbondano, come anche similitudini e metafore che rendono il tutto ancora più vivido.

Lo stile è anche vario, perché alcuni intervalli di tempo vengono condensati nella corrispondenza epistolare tra diversi personaggi e gli eventi, quindi, raccontati con lo stile personale di chi scrive in quel momento.

I picchi stilistici (e concettuali) più alti vengono raggiunti, a mio avviso, nel discorso di Tony sulla dignità e nelle riflessioni di Thomas alla fine della sua vita.

Insomma, I Buddenbrook è decisamente un libro che vale la pena di leggere.


Lo trovate qui: https://amzn.to/3jpnD3o