LA FATTORIA DEGLI ANIMALI – George Orwell

La fattoria degli animali, George Orwell
Titolo: La fattoria degli animali
Autore: George Orwell
Traduttore: B. Tasso
Copertina rigida: 130 pagine
Editore: REPUBBLICA (2002)
Prezzo online: 10,20 €

Mi dispiace che di George Orwell si ricordi sempre 1984 come il suo più grande capolavoro, perché io trovo La fattoria degli animali nettamente superiore. Se non l'avete ancora letto, leggetelo. Dovrebbe essere una lettura d'obbligo anche nelle scuole (magari adesso lo è, non ne ho idea, ma ai miei tempi a scuola non me ne ha mai parlato nessuno).
Si tratta di un romanzo a sfondo politico: i temi riguardano potere, differenze di classe, sfruttamento e manipolazione, perché "tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri". Vi dico subito che io detesto la politica, non me ne sono mai interessata e tendo a ignorare la gente che sta al potere perché mi fa solo avvelenare il sangue. Eppure George Orwell ha trovato un modo geniale di raccontare la politica perfino a gente come me. Il romanzo è scritto come una favoletta, con animali parlanti e tutto il resto, ma i fatti raccontati sono spaventosi e inquietanti, e lasciano in bocca un amaro insopportabile.

I personaggi sono meravigliosi. Sono animali che rappresentano diversi atteggiamenti e comportamenti umani. Sono perfettamente studiati, e caratterizzati benissimo, per quanto benissimo si possano caratterizzare dei porci avidi di potere, un cavallo zelante e testardo, delle pecore rincretinite e facili da abbindolare o un asino amareggiato e senza nessuna fiducia nel futuro e nella vita. Rappresentano in modo commovente l'ignoranza che riguarda una gran parte di noi, che siamo manipolati come dei burattini tutti i giorni della nostra vita (anche quelli di noi che non sono poi così ignoranti, in realtà).
Mi fermo prima di cominciare a inveire contro l'umanità.

Anche lo stile è perfetto: non è fatto per impressionare, è scorrevolissimo e semplice, a prova di idioti, proprio per rendere il messaggio quanto più immediato possibile. La lettura scorre veloce, il libro è anche breve e si legge in poche ore, eppure è pieno zeppo di significato, di spunti di riflessione e di angoscia. È davvero uno dei libri più intelligenti che io abbia letto in tutta la mia vita. E, lo ripeto, sono dell'idea che si tratti di una lettura imprescindibile per tutti.

IL BAMBINO – Sebastian Fitzek

Il bambino, Sebastian Fitzek
Titolo: Il bambino
Autore: Sebastian Fitzek
Traduttore: E. Cambini
Copertina flessibile: 318 pagine
Editore: LIT - Libri in Tasca (2012)
Prezzo online: 9,90 €

Come ho già detto qui, Sebastian Fitzek è il mio autore di thriller preferito. Il bambino è il suo terzo romanzo che leggo e non mi ha deluso neanche stavolta. A dire il vero, rispetto agli altri due è più poliziesco e meno psicologico, però riesce comunque a risultare interessante e trascinante.
Come per ogni buon thriller, il fulcro del romanzo è la trama. Si tratta perlopiù di indagini, ma vengono toccati temi molto delicati:
  • Reincarnazione. Esiste una vita dopo la morte? Questa domanda si pone sin dall'inizio, quando Simon, che ha 10 anni, confessa di aver commesso dei delitti 11 anni prima. E poi anche 15.
  • Malattia e morte. Simon è un malato terminale e Robert Stern, vero protagonista della storia, ha subito una grave perdita che, giustamente, condiziona tutta la sua vita, come anche quella di altre persone intorno a lui.
  • Abusi e pedofilia. Ahimè, certe parti, certe descrizioni, certe informazioni mi hanno fatto davvero orrore e mi hanno disgustata. Ma anche questo è un merito del libro.
  • Giustizia e religione. È corretto usare la violenza per fare giustizia? Vogliamo chiederlo a Dexter Morgan?
  • Famiglia, amore e banalità simili, perché sì. La parte finale è anche piuttosto sdolcinata, ma okay, c'era da aspettarselo.

I personaggi del romanzo non sono niente di eccezionale, perché – appunto – nei thriller l'importante è la trama. Hanno pochi tratti distintivi, dei punti di forza e dei punti deboli che li rendono umani e a volte anche teneri, ma in ogni caso non spicca nessuna personalità.
Le descrizioni fisiche in compenso sono buone e perfino minuziose, a volte.

Anche per quanto riguarda lo stile non posso spendere troppe parole buone. È molto scorrevole e fa il suo buon lavoro, come ho detto trascina il lettore e si legge con avidità, ma continuo a ripetere che a fare un buon thriller è la trama, sono gli avvenimenti, la curiosità che inducono. Uno stile semplice e scorrevole completa il tutto, se così non fosse il libro verrebbe appesantito inutilmente. In alcuni momenti, comunque brevi, mi sono annoiata, ma poi la suspance e la curiosità tornano molto rapidamente e si vuole solo andare avanti e saperne di più.
Le descrizioni ambientali sono appena sufficienti, e in fondo non necessarie.
Se cercate alta letteratura, quindi, vi sconsiglio il libro (e del resto dubito che possano piacervi i thriller), ma se siete amanti del genere non potete lasciarvi scappare Fitzek. Io continuerò senz'altro a leggere i suoi libri.

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L'ETÀ DELL'INNOCENZA – Edith Wharton

L'età dell'innocenza, Edith Wharton
Titolo: L'età dell'innocenza
Autore: Edith Wharton
Traduttore: A. D'Agostino Schanzer
Copertina rigida: 350 pagine
Editore: REPUBBLICA (2003)
Prezzo online: 6 €

Non avevo mai letto Edith Wharton, e già dalle prime parole L'età dell'innocenza mi ha conquistata. Anche se poi, procedendo con la lettura, mi sono ritrovata un po' meno convinta.
Ma passiamo subito ai temi del libro:
  • Società, etichetta, onore. Tutta la storia è condizionata da queste cose. Ogni comportamento è giudicato da una società ipocrita e regolato da convenzioni mirate a mantenere un presunto decoro a dispetto di spontaneità, desideri e sentimenti. Quasi tutti i personaggi sono pronti a tutto per non perdere la faccia.
  • Amore. Nascosto da tutte le robe di cui sopra, ahimè. È presente, perfino struggente, ma sempre soffocato, il che mi ha fatto non poca rabbia. A causa di queste restrizioni ho avuto la sensazione che, nonostante il pathos, il romanzo non riuscisse a decollare, ma temo che il punto sia proprio quello.
  • Educazione della donna, indipendenza. Le donne devono ovviamente tenere determinati comportamenti e un solo personaggio, Ellen Olenska, va contro tutti e tutto quello di cui ho parlato finora. Senza molto successo.
Il finale mi ha lasciata basita, non ho ancora capito se è geniale oppure una delusione.

I personaggi del romanzo sono davvero ben fatti. È facile immaginare e conoscere a fondo ognuno di loro. Newland Archer è un leone in gabbia, che non sopporta le restrizioni imposte dall'etichetta ma allo stesso tempo non fa mai nulla di sensato e definitivo per staccarsene, e finisce per accontentarsi di una vita socialmente accettabile ma che lo annoia a morte, senza emozioni.
Sua moglie May è la perfetta incarnazione di tutti i valori alla base della realtà descritta: una donna deliziosa, senza desideri o aspirazioni che vadano al di là del compiacere il marito, ammirata da tutti, posata al limite del comprensibile. Tanto che, anche quando tira fuori le unghie, ti chiedi se l'abbia fatto con intenzione o solo perché è idiota.
E poi Ellen Olenska, il raggio di luce nel grigiore del mondo in questione. L'unica che osi sfidare le convenzioni, che dia la priorità a quello che prova e che vuole, anche se pur sempre nei limiti del decoro e della dignità.

Come per i personaggi, anche con le descrizioni ambientali l'autrice ha fatto un ottimo lavoro: sono bellissime, ricche di particolari, vivide. Lo stile in generale è davvero notevole; come ho detto, mi ha colpito sin dall'inizio. È molto scorrevole ma anche elegante, le parole sono scelte con cura e c'è dell'ironia, cosa che mi ha sorpreso. Alcuni momenti sono commoventi, carichi di emozioni, ed Edith Wharton è stata bravissima a rendere l'impossibilità di manifestarle per cause di forza maggiore, e allo stesso tempo a farle comunque sentire al lettore.
Purtroppo devo dire che alcune parti mi hanno annoiato e non sono riuscita a seguirle come si deve, e in più ho trovato diversi errori di traduzione.
In definitiva L'età dell'innocenza è un romanzo scritto e costruito in modo esemplare, lo consiglio senza alcun dubbio.

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LA CANZONE DI ORFEO – David Almond

La canzone di Orfeo, David Almond
Titolo: La canzone di Orfeo
Autore: David Almond
Traduttore: G. Iacobaci, W. Ricketts
Copertina flessibile: 248 pagine
Editore: Salani (27 settembre 2018)
Prezzo online: 14,90 €

La canzone di Orfeo è il primo libro che ho letto di David Almond. È un libro per ragazzi, una rivisitazione moderna e adolescenziale del celebre mito di Orfeo ed Euridice. Nel complesso non mi è dispiaciuto, ma ho anche trovato troppo azzardato questo adattamento.
La trama rimane quella del mito, e i temi pure: amore, musica, morte e perdita, disperazione e compagnia bella. Dovendo allungare il brodo per farne un romanzo, qui troviamo ovviamente molti più personaggi e quindi abbiamo anche altri temi accessori quali la famiglia, l'amicizia, l'adolescenza, il sesso eccetera.

I personaggi di questo romanzo, a parte Claire (la voce narrante), lasciano tutti molto a desiderare. Lo scopo, tuttavia, non è l'analisi delle personalità; magari nelle intenzioni dell'autore doveva trattarsi di qualcosa di più simbolico e sublime di una semplice vicenda adolescenziale, però ecco... un minimo di carattere me lo sarei aspettato. I personaggi, e in particolare i due protagonisti, sono vuoti, piatti. Se Ella è dichiaratamente svampita a con la testa per aria, Orpheus invece sembra proprio scemo. Considerato che tutti lo adorano, dovrebbe almeno essere in grado di mettere una parola dietro l'altra, invece non sembra in grado di dire mezza frase intelligente. Io me lo sono immaginato pure con un'espressione ebete, soprattutto nella scena a casa di Claire.
Per fortuna, almeno Claire sembra un vero essere umano, con dei veri sentimenti percepibili e dolore concreto, non campato per aria come tutti gli altri sentimenti raccontati nel libro.

Lo stile è forse la cosa più apprezzabile. L'ho trovato molto particolare, soprattutto per un libro per ragazzi. È scorrevole e semplice da leggere, ma anche poetico, quasi onirico, e poi ho apprezzato molto la resa grafica di certi momenti. Almeno da quel punto di vista, è stato fatto un bel lavoro per ottenere il coinvolgimento del lettore.
Insomma, per farla breve: se siete adolescenti io il libro ve lo consiglio pure, perché comunque è particolare rispetto alla consueta letteratura per ragazzi. In caso contrario invece eviterei. Leggetevi il mito originale, piuttosto.

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IL MISTERO DEL TRENO AZZURRO – Agatha Christie

Il mistero del Treno Azzurro, Agatha Christie
Titolo: Il mistero del Treno Azzurro
Autore: Agatha Christie
Traduttore: G. Settanni
Copertina flessibile: 336 pagine
Editore: Mondadori (26 marzo 2013)
Prezzo online: 8,50 €

Con Il mistero del Treno Azzurro continua il mio lungo percorso alla scoperta di Agatha Christie e del suo Hercule Poirot. Questa volta l'investigatore dalla testa a uovo si trova per caso sul Treno Azzurro, che sarà scena del crimine.
La trama del romanzo – che ve lo dico a fare – è abbastanza scontata: si tratta del classico giallo con omicidio, furto e indagini dell'investigatore, stavolta in collaborazione con l'ereditiera Katherine Grey. Tuttavia abbiamo qui molti capitoli prima della comparsa di Poirot, e all'inizio non sembra nemmeno di leggere un giallo, perché tutto quello che ci viene offerto sono le vite dei personaggi.
Inoltre, anche quando la vicenda è ormai avviata, il tutto non avviene in un unico luogo e tempo, ma le indagini si protraggono per un bel po' e vedono il buon Poirot andare di qua e di là per raccogliere informazioni che, abilmente, svelerà soltanto alla fine.
Stavolta ho sospettato del colpevole abbastanza presto, forse mi sto un po' abituando a un certo tipo di ambiguità.

I personaggi del Mistero del Treno Azzurro mi sono piaciuti di più rispetto ad altri della Christie. Le descrizioni fisiche sono sempre esaurienti, ma in questo caso li ho trovati anche caratterizzati meglio, forse proprio perché tutti i capitoli iniziali sono dedicati a loro. Non più le solite macchiette stereotipate, ma veri caratteri si intravedono qua e là.
Hercule Poirot è sempre lo stesso, riesce a essere simpatico nonostante la sua presunzione e ha un carattere molto particolare, sempre pacato e tranquillo, nonché finto tonto, fino a quando non si mettono in dubbio le sue abilità o gli si nega la fiducia che merita; allora non si fa mancare qualche scatto d'ira che lo rende ancora più ridicolo. Del resto, come dargli torto?
Ho apprezzato molto Katherine Grey, riservata ma arguta e intelligente, e Lenox, personaggio minore e di scarsa importanza ai fini della storia, che però spicca per personalità.

Lo stile di Agatha Christie, mi duole ripetere ogni volta le stesse cose, è molto scorrevole e coinvolgente, proprio adatto al genere. Le descrizioni ambientali sono quasi del tutto assenti, l'autrice si limita a particolari che servono da indizi, o comunque funzionali a capire le mosse del colpevole. Il linguaggio è semplice e chiaro e la lettura scorre veloce, non solo perché la trama incuriosisce proprio come è suo compito, ma anche perché, appunto, lo stile è davvero azzeccato e non ci sono ostacoli di sorta. I romanzi di Agatha Christie si bevono, e di conseguenza non posso che consigliarvi anche questo.

IL RITRATTO DI DORIAN GRAY – Oscar Wilde

Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde
Titolo: Il ritratto di Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Copertina rigida: 204 pagine
Editore: Newton Compton (22 maggio 2014)
Prezzo online: 2,93 €

Il ritratto di Dorian Gray è il celeberrimo capolavoro di Oscar Wilde e non ha bisogno di presentazioni. Se ancora non l'avete letto, fatelo.
I temi sono molteplici, e più che di temi parlerei di ingredienti: di che cosa è fatto questo famosissimo romanzo? È fatto prima di tutto di provocazioni, di filosofie impopolari e scandalose per quel tempo: quelle di Lord Henry Wotton, che modelleranno il destino di Dorian Gray. È fatto di ipocrisia, bellezza, superficialità, corruzione, arte. Di gioventù, di vecchiaia e di morte. Di amore narcisistico. Un bel quadretto, vero?
Il finale è geniale, ma a mio parere arriva troppo rapido, come se tutto il pathos della storia fosse concentrato solo nelle ultime pagine.

I personaggi del romanzo non sono per niente simpatici, ma sono disegnati con tratti precisi, descritti nei dettagli e anche caratterizzati molto bene. Sin dall'inizio riusciamo a vederli in modo chiaro con tutti i particolari che distinguono l'aspetto di ognuno di loro e, quel che è meglio, impariamo da subito a conoscerli, già dai primi dialoghi. Non c'è nulla di misterioso in loro e, a parte Dorian che ha un'evoluzione nel corso della vicenda (che si estende per vari anni), gli altri restano esattamente gli stessi dall'inizio alla fine, sempre riconoscibili.
Ho trovato i dialoghi stupidi e vuoti, ma hanno un impatto emotivo enorme sui personaggi, per chissà quale motivo. In particolare ho odiato Lord Henry, personaggio a suo modo originale, che tutti adorano per la sua sfrontatezza, ma a me è sembrato un viscido borioso che parla solo per provocazioni, e pure noioso. Ovviamente, nella sua odiosità è un personaggio perfettamente riuscito: come al solito, migliori sono i personaggi, più io li odio. Urrà!

Stilisticamente Il ritratto di Dorian Gray mi è piaciuto parecchio. Le descrizioni sono ottime, dettagliate e vivide, e non potrebbero rendere meglio le atmosfere inquietanti di certi momenti, le angosce di Dorian alla fine della sua storia. Le parole sono ben scelte e la prosa è molto elegante ma scorrevole, non è stata per niente una lettura pesante. Tuttavia anche stavolta io ho letto una traduzione antiquata (il nome del traduttore non è neanche segnalato nella mia vetusta edizione), con termini desueti ed errori grammaticali che a quanto pare andavano di moda un tempo, perché li ritrovo in tutte le edizioni un po' datate.
In ogni caso Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo da leggere assolutamente.

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LA DONNA DEL RITRATTO – Kate Morton

La donna del ritratto, Kate Morton
Titolo: La donna del ritratto
Autore: Kate Morton
Traduttore: E. Cantoni, R. Salerno
Copertina rigida: 478 pagine
Editore: Sperling & Kupfer (30 ottobre 2018)
Prezzo online: 16,91 €

Ho sempre amato Kate Morton, ma La donna del ritratto mi ha deluso rispetto agli altri suoi libri, da cui prende in prestito forse troppi elementi. Vi dirò esattamente perché, ma procediamo con ordine.
Come tutti i romanzi precedenti, anche questo segue il solito schema: a seguito del ritrovamento di un oggetto particolare – in questo caso una fotografia e un disegno – una donna indaga nel passato per ricostruire una storia. Quello di ricostruire a poco a poco una storia misteriora è un espediente molto efficace, perché incuriosisce il lettore e lo costringe ad andare avanti nella lettura, ed ecco perché i libri di Kate Morton sono così coinvolgenti, anche se questo contiene un po' troppi cliché.
I temi sono svariati: famiglia, matrimonio, relazioni, il passato e la storia, arte, fiducia, tradimento, colpa, differenze sociali (in tutti i libri dell'autrice personaggi poveri e ricchi si mescolano e si confrontano in modo significativo), identità, abusi, il passaggio dall'infanzia all'età adulta, guerra, perdita e chi più ne ha più ne metta. Qui troviamo perfino i fantasmi, un elemento nuovo che manca nei libri precedenti.

I personaggi non sono indagati a fondo o molto sfaccettati, ma sono descritti efficacemente e, seppur con pochi tratti a distinguerli, riescono a suscitare sentimenti di simpatia o antipatia nel lettore, e a dire il vero quelli negativi sono sempre quelli riusciti meglio. Ho notato poi che le donne che danno avvio alle ricerche, in ogni libro di Kate Morton, hanno sempre più o meno la stessa personalità: introverse, solitarie, curiose, amanti della lettura e legate al passato, tutti tratti che me le rendono simpatiche. In questo caso, però, Elodie è molto meno presente rispetto alle protagoniste degli altri libri.

Lo stile è molto piacevole e scorrevole, ma nulla di eccezionale. Le descrizioni sono buone e nel complesso il romanzo si legge con facilità, nonostante la mole. La traduzione lascia secondo me un po' a desiderare e ho trovato qualche refuso. A livello emotivo non mi ha trasmesso molto, se non nella parte finale e in qualche sporadico momento inquietante.
Più che altro il vero difetto del libro, secondo me, è che quasi tutti gli aspetti della storia restano un po' in aria; anche se il mistero viene svelato, non c'è una vera conclusione, è come se il tutto venisse lasciato all'immaginazione del lettore.
In definitiva credo che La donna del ritratto sia un bel romanzo, senza troppe pretese, ma come dicevo all'inizio mi ha deluso rispetto agli altri. Questo significa che lo consiglierei soprattutto a chi non ha letto altro di Kate Morton. Se avete letto altri suoi libri, invece, sappiate che questo non reggerà il confronto.

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LA SONATA A KREUTZER – Lev Tolstoj

La Sonata a Kreutzer, Lev Tolstoj
Titolo: (La) Sonata a Kreutzer
Autore: Lev Tolstoj
Traduttore: G. Pacini
Copertina flessibile: 148 pagine
Editore: Feltrinelli (4 giugno 2014)
Prezzo online: 6,80 €

Lev Tolstoj è uno dei miei autori preferiti e La sonata a Kreutzer è un romanzo sicuramente da leggere, anche se ho apprezzato di più altre sue opere. È un libro pieno di spunti di riflessione e tocca temi molto significativi:
  • La corruzione. La voce narrante la cita spesso e ne parla in modo lucido e molto attuale. Sottolinea come la corruzione faccia parte della vita in modo così naturale che quasi neanche ce ne accorgiamo. E ci riguarda tutti, purtroppo.
  • Matrimonio, famiglia, amore, passione, gelosia. È la storia di un delitto passionale, di un matrimonio e delle sue svariate sfaccettature. Temi trattati anch'essi con una lucidità disarmante, che mette in luce come un rapporto "d'amore" contenga in sé anche odio, rabbia, violenza e la corruzione di cui sopra.
  • Morte, suicidio, omicidio. I protagonisti sembrano tormentati da pensieri di morte, minacciano di uccidersi o di uccidere. Non c'è speranza per nessuno di loro.
  • Differenze di genere ed educazione delle donne. Alcune riflessioni potrebbero sembrare molto sessiste, ma secondo me non lo sono affatto. Ovvero, non è l'autore o il personaggio a essere sessista: si limitano a descrivere la società per com'è. E la società è sessista.

I personaggi del romanzo sono pochi, descritti dettagliatamente anche nelle piccole cose. Per quanto riguarda la caratterizzazione, abbiamo una voce narrante che è quella del protagonista Pozdnysev, i cui pensieri e le cui azioni, così come anche piccoli movimenti e tic, vengono rappresentati in maniera molto vivida. Gli altri personaggi – in particolare la moglie, altra protagonista della vicenda – li vediamo attraverso i suoi occhi e i suoi racconti. Questo significa che, più che dei personaggi stessi, noi veniamo a conoscenza soprattutto dei pensieri e delle interpretazioni di Pozdnysev, relativamente ai personaggi.

Cosa dire dello stile? Siamo di fronte a un grande della letteratura: il libro non può che essere scritto benissimo, in maniera scorrevole ma anche elegante. Le descrizioni sono molto curate e precise, mai eccessive. Con poche parole Tolstoj mostra tutto il necessario in modo da poterlo immaginare senza difficoltà.
La prosa è in grado di trasmettere gli stati d'animo del protagonista, il suo tormento, di rendere tangibile la sua angoscia irrazionale. Possiamo anche condannare le sue azioni, ma non possiamo leggere con freddezza quello che prova.
Sonata a Kreutzer è un romanzo breve, e di conseguenza molto meno impegnativo di altri capolavori di Tolstoj, perciò lo consiglio a tutti, soprattutto per un primo approccio, se non avete ancora letto nulla di suo.

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FOLLIA – Patrick McGrath

Follia, Patrick McGrath
Titolo: Follia
Autore: Patrick McGrath
Traduttore: M. Codignola
Copertina flessibile: 296 pagine
Editore: Adelphi (21 marzo 2012)
Prezzo online: 10,20 €

Follia di Patrick McGrath è un libro di cui tutti parlano con entusiasmo. E io non capisco perché. È un bel romanzo, con aspetti anche interessanti, ma niente più di questo. E dire che io in genere amo le storie che hanno a che fare con la psichiatria e i disturbi mentali, ma questa non è riuscita proprio a coinvolgermi.
I temi sono vari e piuttosto interessanti:
  • La follia, ovviamente. La storia è ambientata perlopiù in un manicomio dove, per fortuna, folli non sono soltanto i pazienti. E oltre a veri e propri disturbi, vengono messi in rilievo anche semplici meccanismi psicologici che riguardano praticamente tutti i comportamenti umani.
  • L'amore ossessivo, cieco e folle anche lui. La protagonista della storia è Stella, moglie dello psichiatra Max Raphael, la quale si innamora di un paziente paranoico e uxoricida. Se ne innamora a tal punto da rinunciare alla sua vita, alla sua identità, perfino a suo figlio.
  • La famiglia, il matrimonio, trattati in modo molto concreto e realistico, guardati da prospettive interessanti.
  • La reputazione e l'etichettamento, a quanto pare temi ricorrenti nei libri che leggo.

I personaggi di questo romanzo avrebbero potuto essere meravigliosi. I "pazzi" sono spesso i personaggi migliori, se vengono resi bene; i loro comportamenti e punti di vista possono essere vari e molto originali. In questo libro non lo sono.
Quello che invece è interessante è il punto di vista psichiatrico dal quale tutta la vicenda viene osservata: è infatti raccontata da uno psichiatra, il dottor Peter Cleave, che sembra piuttosto serio e formale per tutto il tempo, ma in fondo in fondo non ha tutte le rotelle a posto nemmeno lui. Forse, attraverso la narrazione in prima persona, il dottor Cleave risulta in fin dei conti il personaggio meglio riuscito. Ma in ogni caso niente di molto apprezzabile.

Lo stesso dicasi per lo stile. È gradevole e non difficile, ma non mi ha colpito in alcun modo. Le descrizioni sono accurate ma non spiccano per efficacia. Le parole sono quelle giuste ma non usate con maestria. Le atmosfere sono asettiche, anche dove dovrebbe esserci disperazione, o qualsiasi altra emozione forte, non si percepisce nulla a parte noia e apatia. L'unica cosa buona, come ho detto, è il punto di vista psichiatrico, l'analisi di una storia d'amore come di un fenomeno scientifico, spiegato anche attraverso termini tecnici.
Ho apprezzato invece molto il finale, non tanto per gli avvenimenti in sé, quanto per come ne escono lo psichiatra e la psichiatria in generale.

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UN INCANTEVOLE APRILE – Elizabeth von Arnim

Un incantevole aprile, Elizabeth von Arnim
Titolo: Un incantevole aprile
Autore: Elizabeth von Arnim
Traduttore: S. Terziani
Copertina flessibile: 287 pagine
Editore: Fazi (30 marzo 2017)
Prezzo online: 11,25 €

Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim è davvero un romanzo delizioso. Se dovessi descriverlo con un aggettivo lo definirei riposante. Una lettura ottima per staccare dalla realtà e lasciarsi trasportare in atmosfere che restituiscono la pace dei sensi.
Il distacco dalla realtà, con annessa ricerca della pace, è anche il motore che avvia la storia: le quattro protagoniste decidono di scambiare per un mese le loro vite insoddisfacenti per una vacanza in Italia, nel relax più totale e lontane da tutto. Ho trovato molto bella e delicata la maniera in cui l'autrice mostra come, nel distacco dalla stessa, la realtà si ritrovi rinnovata.
Altri temi fondamentali:
  • Amore e amicizia. È infatti grazie a essi che i personaggi ritrovano la pace e il senso delle loro vite. Sarà pure banale, ma chi può negare l'importanza delle relazioni? Sono addirittura determinanti per il nostro modo di essere e il nostro stato d'animo. A volte basta un solo gesto o una parola da qualcuno che amiamo per cambiare la nostra giornata.
  • Il decoro e l'etichetta. Gran parte del romanzo mette in luce la contrapposizione tra la spontaneità e la rigidità di certe tradizioni o della religione.
  • Matrimonio e famiglia, e come entrambi – istituzioni ufficialmente positive – possano essere dei grossi limiti se tenuti in piedi solo dall'abitudine e dal dovere, e non invece da veri sentimenti.
  • La bellezza. Delle persone, dell'ambiente, dei fiori. (E del romanzo stesso.) Il suo effetto sullo stato d'animo di chi vi assiste.

I personaggi di Un incantevole aprile sono adorabili. Sono descritti in maniera molto precisa e ben caratterizzati, forse un po' stereotipati all'inizio, ma subiscono tutti un'evoluzione nel corso della storia, evoluzione resa anch'essa con delicatezza. Non solo i caratteri, ma le intenzioni di ognuno di loro sono sempre molto chiare.
Quella che non mi ha convinta del tutto è Caroline: in lei il cambiamento è quasi solo accennato, alla fine del romanzo si percepisce una svolta ma non viene trattata con la stessa intensità delle altre. Rose, invece, è un personaggio struggente con la sua fame insaziabile d'amore, l'ho adorata.

Anche lo stile è apprezzabile: descrizioni bellissime riescono a rendere alla perfezione le atmosfere, i colori, perfino i profumi: sembra di sentirli davvero. I fiori sono onnipresenti, in diverse varietà, e l'autrice non manca mai di farli notare, di rendere il lettore partecipe della loro presenza e della loro esplosione, del loro arricchire ogni ambiente. Ho apprezzato molto questo aspetto, che contribuisce al senso di pace e di bellezza che il romanzo trasmette.
La scrittura in generale è molto scorrevole e "calma", scusate se mi ripeto ma tutto nel libro mi ha comunicato questa sensazione di riposo e tranquillità (mai di noia). È anche divertente a tratti, mi ha fatto sorridere spesso con la sua lieve ironia.
A essere sincera non ho trovato grandi spunti di riflessione, però è un libro che vale la pena di leggere semplicemente per la sua bellezza.

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VIA DALLA PAZZA FOLLA – Thomas Hardy

Via dalla pazza folla, Thomas Hardy
Titolo: Via dalla pazza folla
Autore: Thomas Hardy
Traduttore: P. Jahier, M. Rissler Stoneman
Copertina flessibile: 458 pagine
Editore: Garzanti (21 giugno 2002)
Prezzo online: 11,47 €

Dunque. Via dalla pazza folla di Thomas Hardy non ha certo bisogno di essere da me presentato o commentato, dato che si tratta di un capolavoro della letteratura. Eppure a me non è piaciuto. Niente di strano.
Sinceramente l'ho trovato un po' vuoto, a partire dai temi:

  • Amore e matrimonio, gelosie e compagnia bella. In sintesi si tratta di una lunga storia in cui Bathsheba, fondamentalmente, deve scegliere chi sposare tra i suoi tre principali spasimanti. Dico "principali" perché nel frattempo anche tutti gli altri uomini della terra si innamorano di lei.
  • Lavoro ed economia. Il tutto è ambientato nei campi, nella natura, tra raccolti e allevamenti, proprietari terrieri, fattori e così via. Qualcuno deve pur occuparsi di ricavarne qualcosa.
  • Differenze sociali e denaro. Hanno un ruolo molto importante nella storia e nelle scelte dei personaggi, ahimè.

I personaggi sono descritti meravigliosamente. Il libro inizia proprio con la descrizione fisica di Gabriel Oak, che è davvero dettagliata e permette di farsi un'immagine molto precisa del personaggio. Anche pensieri ed emozioni vengono trasmessi con precisione; nonostante ciò la caratterizzazione dei personaggi non mi ha colpito molto. Con qualche piccola eccezione grazie agli eccessi di un paio di personaggi, per il resto sono dei cliché. Mi sono sembrati tutti uguali e piuttosto antipatici e subdoli, a parte Oak. Bathsheba viene spacciata per una personalità forte ma in realtà non c'è niente di notevole in nessuno dei suoi comportamenti.

Riguardo allo stile, il libro è scritto molto bene, la prosa è ricca e articolata (e pesante), le descrizioni – come ho già detto per i personaggi – sono bellissime ed efficaci, in particolare ho amato quella del temporale. Tuttavia il romanzo non mi ha proprio catturato. C'è da dire che io ho letto una traduzione antiquata, con tutti i nomi tradotti in italiano e anche piena di errori, con la punteggiatura usata a caso. Inoltre, durante la lettura non riuscivo a fare a meno di distrarmi e, diciamolo chiaramente, annoiarmi. Trovo che si dilunghi spesso su dialoghi e fatti inutili ai fini della storia.
Ho letto solo Tess dei D'Urberville e questo, ma penso di poter dire che Hardy non fa per me. E mi dispiace, perché sono comunque in grado di riconoscere il suo valore.
Direi che consiglio senza dubbio di leggere Via dalla pazza folla perché è innegabilmente un buon libro, ma purtroppo non ha soddisfatto il mio gusto personale.

VOX – Christina Dalcher

Vox, Christina Dalcher
Titolo: Vox
Autore: Christina Dalcher
Traduttore: B. Ronca
Copertina rigida: 416 pagine
Editore: Nord (6 settembre 2018)
Prezzo online: 16,15 €

Vox di Christina Dalcher non è certo un capolavoro, però ha decisamente un suo perché. Facciamo così:

COMMENTO TECNICO
Il libro è una scopiazzatura del Racconto dell'ancella (già recensito qui), ma è ancora più terribile perché in questo caso le donne, oltre a perdere la libertà di scelta, perdono anche il diritto di parola, e in più non vengono messe al servizio di sconosciuti, ma devono subire il tutto all'interno delle loro stesse famiglie, sopportare mariti e figli che si trasformano in mostri senza nemmeno poter spaccare loro la faccia come sarebbe opportuno, anzi accettando pure la responsabilità di averli messi al mondo.
I temi del romanzo hanno a che fare con differenze di genere, ruoli sociali e stereotipi. Degli stereotipi, in realtà, è vittima anche l'autrice stessa perché, se da una parte vorrebbe denunciare la discriminazione come una cosa – ovviamente – negativa, dall'altra ha riempito il libro di giudizi e commenti su come dovrebbe essere un vero uomo e perfino sulle abitudini e i modi di fare/essere degli Italiani.
I personaggi non hanno nessuna qualità di rilievo, e lo stesso vale anche per lo stile.
Insomma, tecnicamente Vox non è un libro di valore e, basandomi su criteri oggettivi, lo boccerei senza dubbio (o quantomeno abbasserei di molto il prezzo).

COMMENTO EMOTIVO E SOGGETTIVO
Nonostante tutto, Christina Dalcher è riuscita a rendere la trama interessante e trascinante e soprattutto a suscitarmi forti emozioni. Rabbia, in particolare. Ma anche tristezza e disperazione.
La lettura di questo romanzo è stata un pugno allo stomaco, forse anche perché sono una catastrofista convinta che tutto quello che Vox descrive potrebbe succedere sul serio da un momento all'altro.
Ho visto i personaggi maschili godere dei loro privilegi. Ho visto il loro non essere affatto superiori alle donne: sono anzi delle nullità, ma è proprio questa la parte spaventosa. Nel loro essere nullità, hanno bisogno di zittire le donne per autoconferirsi un valore che non hanno. Le donne (nel romanzo come anche nella vita) non sono affatto inferiori agli uomini ma – proprio per questo – sono scomode, e annullarle è l'unica strategia possibile, da parte degli uomini, per sentirsi migliori di quello che sono.
Ritengo che un uomo leggerebbe questo libro senza provare nemmeno un decimo della rabbia che ho provato io, e questo mi fa arrabbiare ancora di più. Magari nessun padre sarebbe contento di impedire alle proprie bambine di imparare a parlare, ma sono convinta che buona parte degli uomini sarebbe invece più che felice di zittire le proprie mogli. Scusate se sono così negativa, ma in questo momento odio tutti.

Detto questo, Vox è un libro che vale la pena di leggere e lo trovate qui: https://amzn.to/2pCsymE

NON IMPORTA (I Melrose 1) – Edward St Aubyn

Non importa, I Melrose, Edward St Aubyn
Titolo: Non importa
Autore: Edward St Aubyn
Traduttore: Luca Briasco
Editore: Neri Pozza (13 giugno 2018)
Prezzo online: 2,99 € (ebook)

Avendo intenzione di guardare la serie, avrei voluto prima leggere tutta la saga dei Melrose di Edward St Aubyn, invece ho letto solo Non importa e non credo leggerò mai gli altri.
Non c'è una vera trama (almeno in questo singolo libro; immagino si sviluppi meglio nel corso dell'intera saga), ma più che altro l'autore si concentra sui rapporti tra i personaggi. Parliamo piuttosto dei temi:
  • Perversione e potere. Se dovessi dire di che cosa parla questo libro direi semplicemente questo, che racconta una società perversa. Quasi tutti i personaggi sono odiosi, in particolare David, da prendere davvero a pugni e sprangate in faccia.
  • Famiglia ed educazione. Entrambe cose contaminate dalla perversione di cui sopra, comunque. In questo libro tutti i rapporti tra le persone (forse con un'unica eccezione) sono malati e nocivi.
  • Amore (?). Ce n'è ben poco, ma ogni tanto si intravede.
  • Traumi infantili. Va be', diciamo che tutti i temi sono le naturali conseguenze del primo, quindi posso anche fermarmi qui. Ho trovato però interessanti alcune riflessioni sulla psicologia e i suoi difetti (e la sua inutilità).

I personaggi del romanzo sono a modo loro ottimi. In generale il libro è scritto molto bene, e anche i personaggi sono ben indagati, descritti minuziosamente anche attraverso similitudini molto efficaci, e caratterizzati a sufficienza per risultare autentici. Le loro emozioni sono sempre chiare. Ma sono delle persone orribili, quindi non posso dire che mi siano piaciuti. In particolare David Melrose, il capofamiglia, è un essere disgustoso e inquietante che fa accendere nella mia testa mille insegne luminose con la scritta PERICOLO.
Ho apprezzato invece Anne, forse l'unico personaggio con un minimo di umanità e sale in zucca.

Lo stile è impeccabile. Come ho detto, il romanzo è scritto molto bene, me ne sono accorta sin dalle prime righe e questa è una cosa che apprezzo sempre. Le descrizioni sono molto precise, la scrittura è scorrevole ma elegante e complessa qb. La scelta delle parole e la costruzione delle frasi mi hanno decisamente convinta.
Non posso dare un giudizio negativo su questo libro: è scritto bene e ha un suo perché, è una buona lettura, ma purtroppo non ha soddisfatto il mio gusto personale. Per vedere persone schifose mi basta guardarmi intorno.

Qui trovate tutta la saga: https://amzn.to/2RaYVFg

PURITY – Jonathan Franzen

Purity Jonathan Franzen
Titolo: Purity
Autore: Jonathan Franzen
Traduttore: S. Pareschi
Copertina flessibile: 666 pagine
Editore: Einaudi (26 settembre 2017)
Prezzo online: 12,75 €

In copertina Jonathan Franzen viene definito il più grande scrittore d'America, e io sono totalmente d'accordo. Anche se Purity mi è sembrato meno geniale di altri suoi libri.
Di cosa parla questo romanzo? È difficile rispondere, perché quello che Franzen fa – sempre – è soprattutto un ottimo ritratto dell'umanità, quindi i temi sarebbero infiniti. In questo caso si parla molto di:
  • Famiglia, matrimonio, maternità. Rapporti genitori-figli, storie famigliari con relativi segreti e così via.
  • Moralità, giustizia. Il titolo non è casuale. Anche se è il nome della protagonista, questo è solo un pretesto per parlare di purezza ad un livello molto più vasto. Cosa è corretto e cosa non lo è? Tutto è molto soggettivo, purtroppo.
  • Amore e sesso (e anche amicizia). Il modo in cui ne parla è a dir poco stupefacente, perché descrive l'amore non come lo troviamo spesso nei libri, ma come lo troviamo spesso nella vita. Cioè uno schifo. Un amore che influenza pesantemente la vita, soprattutto quando non è reciproco. Amore tenero ma anche insensato, cieco, malato, morboso, fatto di sacrificio e di vendetta, di compromessi, di tradimenti, di tolleranza anche per i lati più insopportabili dell'altro. Amore che non finisce mai sul serio, ma fa sempre più schifo e continua a distruggere. Il finale però è davvero sdolcinato.
  • Lavoro e denaro. In fin dei conti è proprio su questo che è incentrata la storia.
  • Autostima. Purity, detta Pip, fa un percorso significativo a riguardo, ma anche altri personaggi devono vedersela con la propria autostima (o con la sua assenza).
  • Politica, per me sempre molto noiosa, quindi l'ho ignorata.

I personaggi sono spettacolari, come sempre. Come ho detto, nessuno descrive l'umanità meglio di Franzen. I suoi personaggi sono persone vere, hanno una complessità, una verosimiglianza e una serie di sfaccettature che credo di non aver mai trovato in nessun altro autore. Si comportano a volte anche in modo incoerente, ma senza risultare finti; è l'incoerenza tipica degli esseri umani. Sono imperfetti, hanno disturbi psichici, caratteri orribili. La loro psicologia è indagata fin troppo a fondo. E vengono spesso descritti con perifrasi molto efficaci.
Anabel è a mio parere il personaggio migliore. Decisamente pazza e insopportabile, da prendere a sberle, l'ho odiata tantissimo. E anche Andreas è un ottimo personaggio, odioso anche lui ma reso benissimo nelle sue paranoie e ossessioni, nelle sue manie di grandezza e nel rapporto con la madre odiata e amata.

Lo stile è perfetto. Anche da questo punto di vista Franzen ha pochi rivali, soprattutto tra i contemporanei: il libro è scritto benissimo ed è studiato nei minimi dettagli. Parla anche di un sacco di cose noiose, eppure non mi sono accorta del tempo che passava né ho pensato ad altro per buona parte della lettura. Mi ha assorbito completamente anche se a lungo andare si è rivelato poco verosimile ed è diventato spossante.
Le descrizioni ambientali sono carenti; ce ne sono poche, efficaci ma solo funzionali alla storia (il che non è un male, comunque).
Purtroppo devo aggiungere che qui non ho trovato nessuna di quelle similitudini geniali tipiche dell'autore. Niente a che vedere con Le correzioni, ahimè.
In ogni caso, se non fosse ancora chiaro, per me Franzen è un genio, quindi vi consiglio assolutamente di leggerlo.

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