NIENTE – Janne Teller

niente janne teller
Titolo: Niente
Autore: Janne Teller
Traduttore: M. V. D'Avino
Copertina flessibile: 119 pagine
Editore: Feltrinelli (7 maggio 2014)
Prezzo online: 7 €

Voto: ***½

Forse Janne Teller è un genio. Niente è una storia agghiacciante, molto diversa da ciò che mi aspettavo. All'inizio, infatti, sembra di leggere una favoletta per bambini, con una bella morale e così via, ma si evolve man mano in un crescendo di angoscia e orrore.
La trama è molto semplice. Durante una lezione Pierre Anthon dichiara che niente ha senso, tutto finisce e perciò tanto vale non fare più niente. Decide di appollaiarsi su un albero vicino alla scuola e, da lassù, lancia le sue sentenze disfattiste tutti i giorni. Per smentirlo, i compagni di classe decidono di radunare tutte le cose che per loro hanno un significato, di sacrificarle. Nel tentativo di raccogliere significato, però, lo perdono, insieme all'anima e alla stabilità mentale.
Il tema centrale del libro, quindi, è proprio questo: il significato delle cose, il senso della vita. L'attaccamento alle cose materiali, il sacrificio, la vendetta, l'innocenza. Alla fine, il messaggio che mi è arrivato è questo: il significato c'è, e fa paura.

I personaggi sono degli adolescenti, e questa è forse l'informazione più utile alla comprensione delle dinamiche. A parte questo, descrizioni e caratterizzazione non sono molto curate, e del resto non avrebbe senso, perché non ha nessuna importanza capire come sono fatti i personaggi; quello che importa è come diventano. La rabbia che covano e che va crescendo man mano, l'indifferenza, l'odio reciproco e l'annullamento della volontà.
Il fatto che siano degli adolescenti, se vogliamo, spiega un po' tutto: da una parte la violenza e l'accanimento con cui gestiscono la situazione, dall'altra la loro fragilità.

Lo stile non sembra niente di particolare, ma la sua qualità è evidente nei dettagli: un ottimo uso delle parole e descrizioni molto efficaci, anche perché altrimenti non sarebbe così evidente l'orrore della situazione. Ed è anche freddo quanto basta per rendere il tutto ancora più orribile.
In definitiva, Niente non è un capolavoro, né una lettura imprescindibile o particolarmente significativa. Però, a dispetto del titolo, è qualcosa e fa riflettere. Ve lo consiglio senza dubbio.

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CALEIDOSCOPIO – Archibald J. Cronin

caleidoscopio archibald j cronin
Titolo: Caleidoscopio
Autore: Archibald J. Cronin
Traduttore: B. Maffi
Copertina flessibile: 123 pagine
Editore: Bompiani (9 novembre 2011)
Prezzo online: 7,57 €

Voto: **½

Caleidoscopio è il racconto di una giornata all'interno di una clinica, giornata vissuta e quindi raccontata dal punto di vista di persone diverse, tra infermiere, medici e pazienti. Ci ho messo un po' a capirlo, ma è proprio a questo che si riferisce il titolo, facendo riferimento a tanti frammenti colorati che convergono dando origine a una visione unica ma molto variegata, tipica appunto di un caleidoscopio. Ci viene offerta quella visione globale che nella vita tendiamo a ignorare, perché percepiamo solo ciò che ci riguarda personalmente, cosa che Cronin fa notare con ironia.
Tra tutte queste storie convergenti, quella che più si fa sentire riguarda l'infermiera caposala Mary Fanshawe, detta Fany, che possiamo definire la protagonista del romanzo, anche se poi l'attenzione si sposta da un personaggio all'altro.
I temi trattati sono i più svariati, a partire – vista l'ambientazione – dalla salute e dalla malattia, fino alla soggettività con cui percepiamo le cose, al lavoro, all'amore, al rispetto per gli altri e per sé stessi, all'inganno.

I personaggi del romanzo sono descritti con cura, hanno caratteri ben definiti e realistici, in alcuni casi fastidiosi come sanno essere le persone in carne e ossa. È il caso del dottor Preston, tipico maschio alfa che mi ha ricordato un altro personaggio di Cronin, di cui non ricordo neanche il nome. Secoli fa ho letto E le stelle stanno a guardare; è passato così tanto tempo che non ricordo nulla della trama, ma ricordo che c'era un personaggio simile a questo, altrettanto irritante, da prendere a pugni. Non che sia un difetto: molti uomini sono davvero così, quindi Cronin li ha rappresentati bene.
La cosa strana è che, durante la lettura, i personaggi non mi sembravano ben caratterizzati ma invece, a ripensarci, ho la sensazione di conoscerli bene. Questo significa che l'autore è riuscito a caratterizzarli bene in maniera implicita, il che gli fa onore. Fany, in particolare, è un personaggio molto più complesso di quanto sembri.

Lo stile non mi è piaciuto e non mi ha coinvolto. Non posso dire che il libro sia scritto male, parlo solo di un mio gusto personale. Ho trovato il linguaggio troppo antiquato, termini ormai inesistenti. Okay, il libro non è stato scritto l'altro ieri, però mi sembra esagerato.
In definitiva il romanzo non mi è piaciuto particolarmente, anche se l'idea ha una sua originalità e un suo perché.
Ultimamente ho sentito spesso parlare – bene – di Cronin (non so perché, tra l'altro, non è che sia proprio tra le ultime novità), per questo ho deciso di dargli una seconda possibilità dopo E le stelle stanno a guardare, che già non mi era piaciuto. Devo concludere quindi che non è l'autore per me. Me ne farò una ragione.

LE RAGAZZE – Emma Cline

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Titolo: Le ragazze
Autore: Emma Cline
Traduttore: M. Testa
Copertina flessibile: 334 pagine
Editore: Einaudi (27 settembre 2016)
Prezzo online: 15,30 €

Voto: ****

Le ragazze è il primo romanzo di Emma Cline, e ha incontrato il pieno favore della critica e dei lettori. È scritto con una sensibilità e una cura a dir poco impressionanti, soprattutto per essere la prima opera di un'autrice giovane.
La trama, per me, è la parte meno interessante: Evie è un'adolescente come tante, che vuole disperatamente piacere ai ragazzi e che vive in una continua ricerca di approvazione. Solo quando incontrerà "le ragazze", che esercitano su di lei una fortissima attrazione già dal primo sguardo, penserà finalmente di aver trovato il suo posto nel mondo, in questa sorta di comunità che la risucchierà, sollevandola dal peso di doversi confrontare col mondo reale. Dopodiché la situazione degenera.
Più che una storia precisa, comunque, Emma Cline racconta in maniera commovente i pensieri, gli stati d'animo, le paure e desideri di una ragazza. Le ragazze del titolo non sono infatti solo Evie, Suzanne e le altre protagoniste della storia, ma sono tutte le ragazze, perché ciò che il romanzo racconta davvero è cosa significhi essere ragazze, adolescenti femmine nella società e nel mondo. Ed è questo il tema fondamentale del libro: l'adolescenza femminile (ma oserei dire anche l'essenza femminile), con tutto ciò che vi ruota attorno.
Altri temi importanti riguardano la sfera del conformismo, l'effetto gregge, il favoritismo di gruppo, la manipolazione. E la paura.

I personaggi sono meravigliosi, ben studiati, vivi. La caratterizzazione è ottima, ho immaginato in ogni dettaglio tutti i personaggi, il loro aspetto, il loro modo di muoversi e di interagire, i loro sguardi. E sono entrata dentro Evie, mi sono riconosciuta in lei, perché i suoi pensieri e i suoi sentimenti sono stati spesso anche i miei, e l'ho capita perché so, come sappiamo tutte, come sia essere adolescenti, come sia essere donne.
Gli uomini del romanzo fanno tutti schifo (tranne uno forse, una breve comparsa). Sono viscidi, stupidi, presuntuosi e malati, maniaci sessuali e approfittatori. Noi vogliamo continuare a pensare che ci siano anche persone decenti tra di loro, ma Emma Cline non sembra crederlo.

Lo stile è strepitoso. Innanzi tutto per i motivi che ho elencato finora: il modo di indagare e descrivere sentimenti e sensazioni, la precisione con cui viene fuori ogni pensiero e ogni paura di Evie. E poi, a livello proprio tecnico, perché emerge una conoscenza invidiabile delle parole, un perfetto uso degli aggettivi e similitudini che lasciano a bocca aperta per efficacia e originalità ("il viso vuoto come un cucchiaio"...!). Un senso di malinconia e nostalgia accompagna frasi brevi, a volte spezzate, immagini dettagliate e vivide. Sin dalle prime pagine sono rimasta impressionata.
Ormai tutti scrivono, ma in pochi sanno scrivere. Emma Cline è senza dubbio una di loro. Se potessi l'abbraccerei.

Leggete questo libro, ve lo consiglio caldamente. Potete acquistarlo qui: https://amzn.to/2I5Fslz

REPARTO N.6 – Anton Cechov

reparto n 6 anton cechov
Titolo: Reparto n.6
Autore: Anton Cechov
Formato Kindle
Prezzo: gratis con Kindle Unlimited (prova gratuita per 30gg)

Voto: ***½

Non avevo mai letto Anton Cechov. Reparto n.6 è un breve racconto dal contenuto molto intelligente e significativo, e anche scritto molto bene.
Andrej Efimyc è medico in un piccolo ospedale insignificante, ed è ossessionato dall'inutilità del suo lavoro. Il n.6 è il reparto psichiatrico, dove sono ricoverati appena cinque pazienti, tra cui Ivan Dmitric. Proprio in Ivan, ovvero in un matto, il dottore trova finalmente una persona abbastanza intelligente e sensata con cui potersi confrontare, cosa che comincia a fare con una certa frequenza. Questo preoccupa e insospettisce i colleghi di Andrej, che pensano bene di intervenire.
Tutto il racconto è basato sulla contrapposizione tra ragione e follia, spirito e corpo, spontaneità e convenzioni sociali, verità e ipocrisia... Il tutto rappresentato anche fisicamente dalla separazione tra i luoghi: fuori e dentro il reparto.
Mi ha fatto ripensare all'esperimento di Rosenhan.

I personaggi sono innanzi tutto descritti benissimo a livello estetico, ma anche ben caratterizzati attraverso gesti e posture, azioni e reazioni. Nel caso del protagonista anche pensieri.
Una cosa molto interessante è la contrapposizione (ancora) tra Andrej e Ivan in relazione ai loro valori: uno è convinto sostenitore della ragione e del pensiero, l'altro del corpo e dell'istinto. E, alla fine del racconto, risulta molto chiaro come i valori siano legati a quello che abbiamo e quello che ci manca. La vecchia storia per cui capiamo di apprezzare qualcosa solo quando la perdiamo, insomma.

Per quanto riguarda lo stile, il racconto è decisamente ben scritto, e in particolare le descrizioni sono ottime. Ho già parlato di quelle dei personaggi, ma anche quelle ambientali sono meravigliose. Anzi, il racconto si apre proprio con la descrizione dell'ospedale, che quindi mi ha impressionato sin dalla prima pagina.
Il linguaggio è un po' antiquato ma comunque elegante ed efficace, non eccessivo. Si tratta, come ho detto, di un racconto piuttosto breve: è molto essenziale, eppure riesce a dire in poco spazio tutto quello che deve dire.
Insomma, vale decisamente la pena di leggerlo, tanto più che l'ebook è gratuito con Kindle Unlimited. Io credo che leggerò anche altro di Cechov.

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LA SIMMETRIA DEI DESIDERI – Eshkol Nevo

la simmetria dei desideri eshkol nevo
Titolo: La simmetria dei desideri
Autore: Eshkol Nevo
Traduttore: O. Bannet, R. Scardi
Copertina flessibile: 351 pagine
Editore: BEAT (aprile 2016)
Prezzo online: 7,65 €

Voto: *****

Credo sia la prima volta che do 5 stelline a un libro qui, ed è perché La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo è, per me, praticamente il libro perfetto, in cui il dolore e l'ironia si intrecciano in un equilibrio ideale.
Quattro amici storici, Yuval, Churchill, Amichai e Ofir, guardano in tv la finale dei mondiali di calcio. A un certo punto, Amichai ha una delle sue idee, di solito snobbate dagli amici: scrivere su dei bigliettini tre desideri a testa da realizzare nell'arco dei successivi quattro anni, cioè entro la finale dei prossimi mondiali, quando li rileggeranno per vedere cosa è cambiato. Da questo espediente parte il racconto degli anni successivi, ma anche di quelli passati, e il modo in cui le vite e i desideri dei quattro amici si incrociano è geniale.
La simmetria dei desideri non fa che raccontare la vita (e anche la depressione). È un romanzo sull'amicizia e sull'amore, su quanto sia essenziale e perfino salvifico avere a fianco delle persone importanti. Può sembrare una cosa sdolcinata, ma vi assicuro che questo romanzo è proprio l'opposto della banalità.

I personaggi sono davvero favolosi. Sono persone vere, con caratteri veri. Non so se Nevo abbia attinto dalla sua esperienza concreta, ma è riuscito non solo a descrivere, ma proprio a mostrare delle persone reali da ogni punto di vista: i dialoghi, i gesti, perfino i tic verbali, le pose assunte, gli sguardi. Non so come ci sia riuscito. Anche le fotografie vengono descritte con tale perfezione che sembra davvero di poterle guardare.
Riescono a essere incisivi perfino i personaggi volutamente non-interessanti e quelli minori, che compaiono a stento o addirittura non compaiono affatto, se non attraverso i discorsi dei protagonisti. Eppure sembra di vedere e conoscere anche loro. Tanto di cappello per Eshkol Nevo, davvero impressionante.

Anche lo stile è particolare: è piuttosto semplice e mai noioso (io detesto il calcio, eppure non mi hanno annoiato nemmeno le parti in cui si parla di quello), e i discorsi diretti non hanno la punteggiatura classica, perciò sembra tutto un lungo flusso di coscienza che risucchia il lettore dentro i pensieri di Yuval, che è la voce narrante. Le descrizioni, come ho già detto a proposito di personaggi e fotografie, sono molto dettagliate, e anche le cose in apparenza più insignificanti sono dette bene. Ho trovato il finale molto commovente, non solo per il contenuto ma, appunto, anche per come è stato scritto.
L'unico punto meno soddisfacente è la traduzione: nella mia edizione ho infatti trovato qualche errore anche grossolano che poteva essere evitato. A parte questo, ve lo ripeto: per me questo è il libro perfetto.

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LA VERITÀ DI AMELIA – Kimberly McCreight

la verita di amelia kimberly mccreight
Titolo: La verità di Amelia
Autore: Kimberly McCreight
Traduttore: C. Salina
Copertina flessibile: 400 pagine
Editore: TEA (8 ottobre 2015)
Prezzo online: 10,20 €

Voto: ***

A Kimberly McCreight devo riconoscere il merito di avermi tenuta davvero incollata alle pagine. La verità di Amelia è un libro che si fa leggere avidamente, tuttavia non mi sento di dare più di tre stelline perché troppe cose non mi hanno convinta.
Kate Baron riceve una chiamata dalla scuola di sua figlia Amelia, che si è messa nei guai per aver copiato un compito. Ma Amelia è sempre stata una studentessa modello, perciò un tale comportamento è decisamente sospetto. Come se non bastasse, quando arriva a scuola Kate scopre che Amelia si è suicidata, forse per l'umiliazione subita. All'iniziale disperazione e a un paio di strani messaggi, seguono indagini che metteranno in luce tanti aspetti di Amelia che Kate non conosceva affatto.
Al di là dell'indagine, il libro è una roba adolescenziale con i soliti ingredienti: amicizia&amore, bullismo, sessualità, ricerca di approvazione e l'immancabile blog con i pettegolezzi della scuola. Da Gossip Girl in poi, quello è diventato un must.

I personaggi del romanzo sono piuttosto interessanti, hanno dei caratteri a volte incoerenti ma questo li rende più veri. Più che altro, hanno tutti caratteri abbastanza forti, come amplificati, netti. Tutti tranne Dylan, forse, ma anche per quello c'è un motivo, quindi direi che l'autrice li ha comunque studiati tutti con una certa attenzione. Malgrado ciò, non mi ha soddisfatta la sfera emotiva di nessuno di loro. Le emozioni dei personaggi si fanno sentire soprattutto nell'ultima parte, man mano che ci si avvicina alla fine, ma per il resto ho trovato il libro emotivamente piatto. In particolare Kate, da madre devastata quale dovrebbe essere (e lo è, a parole), non mi ha trasmesso proprio nulla. Ho letto il racconto delle sue emozioni come una lista della spesa, non le ho sentite.
Inoltre, nonostante i vari colpi di scena, nemmeno la scoperta dei colpevoli mi ha stupito. Ce ne sono diversi: quello che scrive il blog, quello che manda i messaggi a Kate, quello che li manda ad Amelia e così via, non è tutto opera della stessa persona. E ammetto che l'autore del blog mi ha lasciata di stucco, ma tutti gli altri invece li avevo individuati.

Lo stile è da una parte apprezzabile perché, come ho detto, mi ha davvero trascinata; dall'altra, però, non posso dire niente di eccezionale sull'uso delle parole o della grammatica e, in generale, la scrittura mi è parsa asettica. Alcune frasi poi sono proprio banali. Per non parlare delle chat, forzatamente scritte in linguaggio da teenager, a mio parere poco credibile.
All'inizio i salti temporali mi hanno un po' confuso.
Tirando le somme, dunque, non mi è sembrato un romanzo particolarmente buono ma, se vi piacciono i thriller e quella sensazione di volerne sapere sempre di più, potrebbe fare al caso vostro. È comunque una lettura molto piacevole.

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IL CONTE DI MONTECRISTO – Alexandre Dumas

il conte di montecristo alexandre dumas
Titolo: Il conte di Montecristo
Autore: Alexandre Dumas
Traduttore: R. Reim
Copertina rigida: 897 pagine
Editore: Newton Compton (settembre 2016)
Prezzo online: 8,42 € (gratis con Kindle Unlimited)

Voto: ****½

Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas è un romanzo immenso che ho impiegato un mese a leggere. Eppure mi dispiace aver finito perché è davvero, davvero bello.
La storia è conosciuta anche grazie agli adattamenti cinematografici: Edmond Dantés viene ingiustamente accusato e condannato. Dalla prigione, seppur dopo molti anni, riesce a fuggire e da allora dedicherà la sua vita a vendicarsi di coloro che gliel'hanno rovinata. Nel frattempo l'intreccio e i collegamenti tra i personaggi rendono il romanzo degno di una soap opera (molto più interessante e con un bel finale).
Diciamo perciò che il tema centrale è quello della vendetta, ma ce ne sono altri ricorrenti: il denaro, il suo potere di cambiare una vita. E poi la Provvidenza, l'amore, la morte, l'ipocrisia e, soprattutto, l'onore. Infine la speranza, anche nei momenti più bui.

Vista l'epoca, i personaggi femminili sono tutti uguali tra loro, con una distinzione tra buone e cattive. Ma la bontà è uguale per tutte, e la cattiveria anche, perciò direi che la caratterizzazione lascia a desiderare. Spicca il personaggio di Eugénie Danglars, che si distingue da tutte le altre donne del romanzo.
Gli uomini sono descritti e caratterizzati molto meglio, soprattutto i cattivi, anche attraverso piccole sfumature, gesti, sguardi, parole. Di Edmond si percepisce perfettamente il cambiamento, non solo perché è palese (da modesto e ingenuo marinaio a "conte" ricco e misterioso, colto, vendicativo e cupo), ma perché appunto ci sono piccole cose perfino della sua fisionomia che vengono descritte così minuziosamente che il cambiamento glielo leggiamo in faccia, e non sorprende che quasi nessuno degli altri personaggi, rivedendolo dopo anni, lo riconosca.
Anche di Villefort vengono ben rappresentate le due facce, che però lui sfoggia insieme. Un personaggio agghiacciante, come sua moglie.
Ho apprezzato molto Maximilien Morrel, il personaggio "buono" per eccellenza, ma anche coraggioso e appassionato.

Lo stile è perfetto. Le descrizioni sono molto accurate e la prosa elegante ma non pomposa, coinvolgente e di una scorrevolezza unica per un libro così lungo. Dumas gioca con le emozioni del lettore, per esempio rappresentando l'allegria del carnevale subito dopo l'esecuzione di un condannato.
Non annoia mai e, anche se ho impiegato tanto tempo a leggerlo, mi sono goduta ogni momento. Non è mai pesante e, sebbene a dominare sia la freddezza della vendetta, ci sono (pochi) momenti di amore romantico e di pathos così sentiti e commoventi che compensano il resto. Per fortuna, Newton Compton non ha tradotto i nomi dei personaggi, come invece hanno fatto altri editori. Ho trovato ottima questa traduzione priva di errori nella consecutio temporum, cosa che invece riscontro quasi in tutti i libri del mondo. (Nella seconda metà, tuttavia, ho trovato un po' di refusi. Quella che linko è l'edizione aggiornata, speriamo bene.)
Non potrei non consigliare questo libro.

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POIROT E I QUATTRO – Agatha Christie

poirot e i quattro agatha christie
Titolo: Poirot e i Quattro
Autore: Agatha Christie
Traduttore: M. Tropea
Copertina flessibile: 178 pagine
Editore: Mondadori (1 aprile 2002)
Prezzo online: 7,12 €

Voto: ***

Poirot e i Quattro di Agatha Christie è un libro un po' anomalo, rispetto agli altri della serie. Ho intenzione di leggere tutti i libri con protagonista Poirot e, fatta eccezione per Assassinio sull'Orient Express, che ho letto per primo, sto seguendo l'ordine cronologico. Poirot e i Quattro è ancora uno dei primi, ma già si distingue dagli altri. Non ci troviamo, infatti, di fronte a un giallo in stile classico, con omicidio in luogo chiuso e investigatore che indaga tra i presenti, bensì a un quasi-thriller più complesso, a un complotto architettato molto più in grande.
I Quattro del titolo costituiscono un'importante organizzazione criminale che ha in progetto di conquistare il mondo, perciò non c'è un singolo omicidio su cui indagare, ma stavolta Poirot e Hastings dovranno viaggiare e indagare in diverse sedi per smascherare i componenti della banda. Nel frattempo gli omicidi non mancano e, come scritto nella postfazione della mia edizione, leggiamo quindi più "gialli nel giallo".
Una cosa che ho molto apprezzato è l'importanza data, in questo libro, all'amicizia tra Poirot e Hastings, e in generale agli affetti e alla famiglia. In un punto mi sono addirittura commossa, confesso.

I personaggi non sono caratterizzati più di tanto, perché non è necessario. Malgrado ciò, Poirot è descritto con minuzia non solo nelle sue caratteristiche fisiche, ma anche in tutte le sue piccole abitudini, nei suoi gesti, perfino nelle sue espressioni. Il contrasto tra l'aspetto fisico e l'atteggiamento dignitoso rende simpatico, perfino ridicolo a tratti, un personaggio che, altrimenti, risulterebbe insopportabilmente borioso.
Anche i criminali sono più interessanti del solito, perché si tratta appunto di un'organizzazione formata da quattro menti geniali e diverse tra loro, quindi niente a che vedere col solito figlio che uccide per l'eredità, marito che commette un delitto passionale o l'immancabile maggiordomo.
Il mistero del cosiddetto "Numero Quattro" rende questo personaggio difficile da decifrare ma, forse proprio per questo, ancora più meritevole d'attenzione.

Lo stile della Christie è piacevolissimo, molto semplice e scorrevole ma mai banale. Le descrizioni sono accurate, per necessità del genere. Uno stile perfetto per questo tipo di romanzo, che fa esattamente il suo dovere: incuriosisce sin dall'inizio e fa scorrere le pagine velocemente in cerca della soluzione. In questo libro in particolare ci sono alcuni espedienti che risultano fin troppo scontati per il lettore, ma ci sono anche sorprese e colpi di scena fino all'ultimo. E perfino qualche picco di pathos, come già sottolineato.
Come tutti i libri dell'autrice, quindi, consiglio anche questo, soprattutto se leggete per evasione, o se volete fare una pausa leggera ma non banale tra libri più impegnativi.

NEVE – Maxence Fermine

neve maxence fermine
Titolo: Neve
Autore: Maxence Fermine
Traduttore: S.C. Perroni
Copertina flessibile: 111 pagine
Editore: Bompiani (24 novembre 1999)
Prezzo online: 9,35 €

Voto: ***½

Maxence Fermine è stato uno dei miei scrittori preferiti quando ero giovane, e Neve è il suo romanzo più famoso. Se dovessi usare un aggettivo per descriverlo direi che è bianco. Non solo per la copertina candida, ma perché Neve non è solo un titolo, è la sensazione che ogni pagina trasmette: qualcosa di bianco che cade lieve.
Yuko, che appartiene a una famiglia di monaci e guerrieri, a diciassette anni decide di diventare poeta. Protagonista dei suoi haiku è sempre la neve, a tal punto che le sue opere non hanno colore, sono bellissime ma solo bianche. Intraprende perciò un viaggio per imparare dal vecchio maestro Soseki l'arte dei colori, e nel suo viaggio incontrerà una donna bellissima e candida che si chiama Neve e che cambierà la sua vita, come ha già cambiato quella di Soseki.
Neve parla di poesia, di amore e di morte, della ricerca di sé attraverso tutte queste cose. E di neve.

È una sorta di parabola, ricca di simboli più che di fatti, ed è anche molto breve. I personaggi non hanno quindi bisogno di essere caratterizzati, perché è importante quello che rappresentano. Perfino i nomi sono evocativi: Neve, Yuko (che in giapponese significa sempre neve), Fiocco di Primavera (un po' eccessivo, ma tant'è!). Ma forse il loro fascino sta proprio nel loro essere così vaghi e tratteggiati con tanta delicatezza. E poi trovo azzeccatissima l'ambientazione giapponese: mi immagino tutte queste persone con capelli nerissimi in mezzo al bianco della neve.

Lo stile di Maxence Fermine è conciso e molto poetico. Frasi brevi e delicate, capitoli anch'essi brevissimi e, del resto, il romanzo stesso si legge in meno di un'ora. È diviso in tre parti e c'è una storia dentro la storia: quella di Soseki che si intreccia con quella di Yuko.
Questo libro "è una poesia di un candore smagliante", che parla a sua volta di poesia. Anche la sua fine è un haiku, un ultimo tocco di bellezza come ciliegina sulla torta.
Se non conoscete l'autore, Neve è un ottimo primo approccio (anche se, lo dico sempre, il mio preferito è Il violino nero, di cui magari vi parlerò più in là).

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UNA BRAVA RAGAZZA – Joyce Carol Oates

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Titolo: Una brava ragazza
Autore: Joyce Carol Oates
Traduttore: S.C. Perroni
Copertina flessibile: 217 pagine
Editore: Bompiani (maggio 2010)
Prezzo online: 9,35 €

Voto: **

Joyce Carol Oates racconta la storia di Katya Spivak, Una brava ragazza di sedici anni che conosce per caso e si lascia abbindolare da Marcus Kidder, un uomo che potrebbe essere suo nonno ma che è alto, elegante e molto ricco. Diventano sempre più intimi, finché lei comincia a posare per lui, che vuole ritrarla e intrappolare sulla tela la sua perfetta giovinezza.
In tutto questo si intrecciano strane forme di amore, desiderio e repulsione allo stesso tempo, manipolazione e violenza psicologica, bisogno disperato di approvazione, seduzione, morte. Ed è fastidiosamente presente un continuo richiamo all'educazione femminile finalizzata a compiacere l'uomo.
L'insieme è abbastanza morboso e disgustoso ma comincio a pensare che questo sia proprio il tipo di effetto che Joyce Carol Oates va ricercando.

Nessuno dei personaggi mi è piaciuto, in particolare nessuno dei due protagonisti. Tuttavia, nel loro essere disgustosi sono caratterizzati piuttosto bene.
Katya mi è sembrata stupidissima, anche se alla luce della sua età, della sua vita, della sua famiglia e del suo passato i suoi comportamenti e le sue reazioni sono forse giustificabili, o comunque possono essere compresi come mezzi per ottenere la tanto agognata approvazione. Peccato questo significhi leggere tutto il libro urlando tra sé «CRETINA!». La psicologia del personaggio è ben indagata.
Kidder è invece solo viscido e squallido, non ha nulla di attraente per quanto si possa ripetere che è ricco, simpatico e spiritoso. Più di una volta viene ribadito che è un giocherellone, che gli piace scherzare ed è esilarante, ma non c'è in tutto il libro uno solo dei suoi comportamenti, una sola delle sue battute, che mostri traccia di un qualche spirito. Sembra anche bipolare: alterna gentilezza affettata a scatti di follia del tutto immotivati.
Due persone che in un certo senso si sono trovate, e si perdonano reciprocamente il loro fare schifo.
Sono buone anche le descrizioni fisiche e, soprattutto, la resa delle emozioni, anche quelle dei personaggi minori.

Lo stile, come avevo già notato in Stupro, è molto diretto, va subito al sodo senza infiorettamenti inutili. La mia edizione presenta comunque diversi refusi, sin dalle prime pagine.
Nel complesso il libro mi è parso abbastanza vuoto e stupido, fin oltre la metà non si capisce dove voglia andare a parare. Ma neanche dopo, a dire il vero. Quindi no, non lo consiglierei.

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